La designazione di Procida a Capitale italiana della cultura per il 2022 è una buona notizia non soltanto per l’isola campana e per il territorio coinvolto ma, soprattutto, per una misura che, anno dopo anno, conferma la sua validità come stimolo ad un modello di pianificazione strategica dichiaratamente ispirato al Metodo ECoC (European Capital of Culture). E’ stata questa, infatti, la motivazione principale che ha fatto inserire la proposta nelle ‘Raccomandazioni’ di Ravello Lab-Colloqui Internazionali, il think thank promosso congiuntamente da Federculture e dal Centro Univeristario Europeo per i Beni Culturali di Ravello, che, sin dal 2006, coniuga cultura e sviluppo. 

Il Laboratorio, nel corso degli anni, aveva ospitato numerose esperienze di Capitali europee della cultura, tra cui Liverpool 2008, Guimaraes 2012 o Marsiglia 2013, modelli d’eccellenza che rinvenivano nel percorso di pianificazione strategica la piattaforma di sviluppo del loro territorio che, in alcuni casi, continua ancor oggi. Particolarmente interessante fu la Capitale europea della cultura del 2010 che, per la prima volta abbracciò un’area vasta: la Ruhr! 

Formalmente capofilata dalla città di Essen, la Ruhr poteva apparire, a prima vista, quanto di più lontano dal concetto tradizionale di cultura: un bacino carbominerario con seri problemi di sostenibilità ambientale, in piena recessione economica, comprendente oltre 50 Municipalità in cui vivono oltre 5 milioni di abitanti che aveva avviato un percorso di riqualificazione territoriale puntando sull’innovazione e sulla riconversione tecnologica. La sfida lanciata con il dossier di candidatura colse nel segno e fu premiato con il titolo di Capitale europea della cultura nel 2010 (insieme a Pecs in Ungheria e Istanbul in Turchia) dimostrando che la qualità del progetto faceva premio sulla dotazione di patrimonio culturale. 

Da quell’esperienza Ravello Lab propose di introdurre anche  in Italia (come già avviene in Gran Bretagna) il modello della Capitale italiana della cultura, incoraggiando le città a elaborare un Piano Strategico per lo sviluppo a base culturale in grado di favorire la coesione  sociale e la crescita economica dei territori. E’ questo, infatti, il metodo che rende non effimero lo sviluppo e accresce la partecipazione  dei cittadini all’esperienza culturale. 

Nel 2014, in occasione della designazione di Matera a Capitale europea della cultura, il Ministro Franceschini intese premiare la qualità dei progetti delle città finaliste e indicò Ravenna, Cagliari, Lecce, Perugia, e Siena Capitali italiane della cultura per il 2015. Seguirono Mantova (2016), Pistoia (2017), Palermo (2018). Nel 2019, ovviamente, Matera sviluppò il suo Piano Strategico per un intero anno, cambiando radicalmente la percezione di cittadini e di turisti di una Città inserita, sin dal 1993, nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco. Parma sarebbe dovuta essere Capitale italiana della cultura per il 2020 ma la pandemia ha impedito lo svolgimento del programma risultato vincitore e il Mibact ha esteso al 2021 la designazione della città emiliana e indicato le città di Bergamo e Brescia Capitali italiane della cultura per il 2023, come omaggio alle prime città ferite dal Coronavirus. 

La designazione di Procida 2022 non sarà stata semplice per la Commissione giudicatrice: la qualità dei progetti cresce anno dopo anno e molte delle Città finaliste hanno colto il valore della competizione e si sono impegnate comunque a sviluppare i loro Piani Strategici. E’ per questo che ora il Mibact dovrebbe lanciare al più presto il bando per il 2024 per avvicinare sempre di più la misura della Capitale italiana della cultura al Metodo ECoC e lasciare il tempo giusto per una progettazione di eccellenza in grado di garantire una nuova qualità dello sviluppo dei territori.

Claudio Bocci
già Direttore Federculture
Consigliere Delegato Comitato Ravello Lab

 

Articoli correlati