Clima cordiale, spirito di collaborazione, addirittura un voto all'unanimità. Le tensioni di sole dodici ore prima sono un pallido ricordo. Anzi, sembra quasi che il terzo piano di Palazzo Madama sia lontano anni luce dall'Aula, tanto paradisiaco è lo spettacolo che offre la commissione Cultura del Senato il giorno dopo l'ok alla fiducia incassato dal governo. 

"Ecco il nostro Ulisse!", esclama la senatrice Danila De Lucia (M5S) quando fa capolino, nel corridoio che conduce alla commissione, Riccardo Nencini. Era stato lo stesso presidente della 7a a paragonarsi all'eroe omerico "sulla nave, tra tempeste e insidie", nei giorni scorsi, prima di votare la fiducia al premier Conte, strappando così con Matteo Renzi e il resto del gruppo di Italia viva. Poco distante colloquiano amabilmente Michela Montevecchi (M5S) e Lucia Borgonzoni (Lega), mentre Andrea Cangini (FI) dispensa sorrisi ad alleati e avversari. 

La maggioranza, dai numeri emersi in Aula, è appena diventata minoranza in commissione Cultura. Dodici i senatori che hanno votato contro Conte, altrettanti quelli che gli hanno dato fiducia. Ma tra questi va annoverata la senatrice a vita Liliana Segre (Misto) che difficilmente parteciperà ai lavori della 7a. Eppure, almeno oggi, la questione non sembra preoccupare gli alleati di governo.

"Il gruppo Misto-Leu già in passato ha mandato Loredana De Petris a sostituire la Segre in occasione del decreto Scuola. L'operazione può essere replicata se ci dovessero servire i voti", sottolineano dalla maggioranza. E il capogruppo Pd, Roberto Rampi, rilancia: "Aspetterei un attimo prima di darci per spacciati in commissione. Ci potrebbero essere a breve altri movimenti di senatori e anche noi stiamo ragionando se rafforzare la squadra dem in 7a con ulteriori innesti".

Lo stesso Rampi torna subito a rimarcare il clima pacifico che si vive in Cultura: "Tra maggioranza e opposizione c'è volontà di collaborare, di costruire in maniera amichevole". Gli fa eco Albert Laniece, senatore valdostano del gruppo Autonomie: "In commissione gli aspetti politici sono più sfumati rispetto a quanto avviene in Aula, lo spirito conciliante la fa da padrone". 

La dimostrazione plastica arriva nel giro di 15 minuti. Si chiude la porta della commissione, il presidente Nencini avvia i lavori e in un quarto d'ora la 7a approva all'unanimità il disegno di legge che conferisce il titolo di “Monumento nazionale” all'ex Campo di prigionia di Servigliano. Tutti i gruppi hanno apposto la propria sigla sotto quella del primo firmatario, Francesco Verducci (Pd). 

Finisce la seduta, i senatori escono alla spicciolata. Daniela Sbrollini (Iv) è consapevole che su di lei nei prossimi giorni si focalizzerà l'attenzione. Resterà con Renzi? Tornerà nel Pd? In commissione voterà con l'opposizione? "Ci sarà un'assemblea di Italia viva e vedremo cosa fare", taglia corto prima di raggiungere Nencini con il quale si intrattiene a lungo, probabilmente per commentare ancora gli strascichi della serata vissuta ieri dai renziani. 

Nel M5S qualcuno solleva il problema: "Fdi e Iv sommano ben quattro senatori in commissione Cultura, una forza sproporzionata rispetto al loro peso totale. Nei prossimi giorni chiederemo che sia fatta una verifica affinché ci sia un'equa distribuzione dei senatori nelle varie commissioni e, se il caso, che vengano ripartiti in maniera congrua". E ancora: "Italia viva che vuole fare? La forza di maggioranza o di opposizione? E' normale che i due loro rappresentati in 7a, Nencini e Sbrollini, votino in maniera opposta? E' un nodo che i renziani devono sciogliere quanto prima e una questione che nei prossimi giorni deve essere affrontata dai presidenti di tutti i gruppi".

Per Fratelli d'Italia risponde Antonio Iannone: "Io e il collega Claudio Barbaro restiamo in questa commissione. Per Fdi io seguo scuola e cultura e lui lo sport. La questione della ridistribuzione dei senatori è un problema tutto interno alla maggioranza. Perché se tappa i buchi in qualche commissione, inevitabilmente ne scopre altri da un'altra parte". 

Ma la digressione sulla fredda politica, sui meri numeretti, sul calcolo spicciolo del senatore in più o in meno, dura un battito d'ali. Del resto la sala di Palazzo Madama dove si riunisce la commissione Cultura è collocata due piani sopra l'Aula. Le polemiche e gli scontri che caratterizzano il confronto in Assemblea, qui faticano ad arrivare. Almeno oggi. 

 

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