Estendere l’Art Bonus anche ai beni culturali privati, purché aperti alla pubblica fruizione, che siano iscritti in un’apposita anagrafe. E applicare il beneficio fiscale anche in caso di donazione a favore di operatori culturali che non godono dei contributi del Fondo unico per lo spettacolo (Fus). Sono le due proposte contenute in un disegno di legge presentato al Senato da Lucia Borgonzoni, capo dipartimento Cultura della Lega, che mirano ad allargare il credito d'imposta per le erogazioni liberali in denaro a sostegno della cultura e dello spettacolo. 

“I vari interventi attuati fino ad oggi si sono mossi nel solco del principio che le erogazioni liberali possono essere elargite esclusivamente in favore del patrimonio di proprietà pubblica, escludendo quindi dal credito di imposta agevolato le erogazioni liberali effettuate in favore di un bene culturale, se questo è di proprietà privata anche senza fini di lucro, compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti. Quindi in tali ipotesi restano applicabili le disposizioni già previste dal TUIR”, spiega Borgonzoni. 

A sette anni dalla nascita, l’Art Bonus, rileva la senatrice della Lega, “accanto a numerosi vantaggi, presenta anche un limite, ravvisabile nel fatto che è riconosciuto per gli interventi di manutenzione, protezione e restauro dei beni culturali ‘pubblici’, con esclusione quindi dei beni culturali di proprietà privata. Questa restrizione, giustificata da ragioni di controllo, è stata negli anni attenuata dall’interpretazione estensiva del requisito dell’’appartenenza pubblica’ dei luoghi della cultura adottata dall’Agenzia delle Entrate. In alcune risposte a interpelli, il credito d’imposta è stato ritenuto applicabile anche a erogazioni a favore di enti di diritto privato purché si tratti di interventi a favore di luoghi della cultura aperti al pubblico e situati in edifici pubblici. Inoltre, l’Art Bonus è stato riconosciuto per erogazioni a favore di iniziative private di crowdfunding destinate al restauro di beni culturali pubblici”. 

Per Borgonzoni è quindi necessario “procedere ad una modifica legislativa che renda applicabile l’Art Bonus anche ai beni culturali privati, purché aperti alla pubblica fruizione, che siano iscritti in un’apposita anagrafe. In tal modo, la nostra normativa si allineerebbe a quella di molti Paesi europei, accogliendo una nozione di bene culturale basata non sulla titolarità formale dello stesso, ma sulla natura di bene destinato a una fruizione pubblica”. Parallelamente va estesa “la possibilità del beneficio fiscale anche nel caso si voglia effettuare una donazione a favore di operatori culturali non beneficiari dei contributi del Fus”. 

Il ddl è composto da un solo articolo. Il primo comma stabilisce che il credito di imposta spetta anche per le erogazioni liberali in denaro effettuate per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni immobili e mobili appartenenti a persone giuridiche private che fanno parte del patrimonio culturale in quanto presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico. Il secondo comma stabilisce che questi beni devono essere resi accessibili al pubblico secondo modalità fissate, caso per caso, da appositi accordi o convenzioni da stipularsi fra il Ministero ed i singoli proprietari beneficiari dell’erogazioni liberali ed iscritti in un’apposita anagrafe definita con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali, da emanarsi entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge. Gli accordi e le convenzioni stabiliscono i limiti temporali dell'obbligo di apertura al pubblico e sono trasmessi, a cura del soprintendente, al comune o alla città metropolitana nel cui territorio si trovano gli immobili. Il terzo comma fissa l’estensione dell’Art Bonus anche in caso di operatori culturali non beneficiari del Fus. Il quarto e ultimo comma riguarda i costi della legge, pari a 200 milioni di euro dall'anno 2021, ai quali si provvede mediante riduzione del Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili che si manifestano nel corso della gestione di cui all’articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

 

Articoli correlati