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In un messaggio pubblicato sul sito del National Endowment for the Arts (NEA), Mary Ann Carter, presidente dell’agenzia federale statunitense fondata nel 1965 a sostegno delle arti e della partecipazione culturale, sottolinea l’impatto drammatico della pandemia sui milioni di americani attivi nel settore che rischiano di perdere il lavoro, e nel contempo riafferma la convinzione che “le arti diano conforto, promuovano la resilienza, creino consapevolezza e offrano alle persone i mezzi per esprimersi ed entrare in relazione, a maggior ragione in tempi difficili come questi”.

In linea con il riconoscimento della cultura come fonte e veicolo di benessere per la collettività, e in parallelo alle indispensabili misure di sostegno finanziario e “logistico” per far fronte all’emergenza sanitaria, il NEA si è fatto promotore di un’indagine – “The Art of Reopening. A Guide to Current Practices Among Arts Organizations During COVID-19” – volta a individuare e condividere le pratiche più diffuse nelle istituzioni culturali che sono riuscite a riaprire i battenti durante la pandemia.

La ricerca capillare ha coinvolto alcune tra le più importanti associazioni di settore operanti a livello nazionale, tra cui: American Alliance of Museums, Association of Art Museum Directors, Association of Performing Arts Professionals, Association of Writers & Writing Programs, Dance/USA, Film Festival Alliance, League of American Orchestras.

Le due rilevazioni, condotte rispettivamente in aprile e settembre dell’anno appena concluso, sono state integrate da analisi desk, approfondimenti su casi di studio esemplari e interviste a operatori e consulenti, con l’obiettivo di offrire alle istituzioni culturali spunti di riflessione e linee guida per tornare a coinvolgere i propri pubblici e visitatori in presenza.

Le “key lessons” emerse dall’indagine possono essere raggruppate in tre macro-ambiti: riaprire in sicurezza, potenziare le strategie digitali e rinsaldare i legami con i pubblici di prossimità.

I primi due sono i fronti più immediati, con cui le istituzioni culturali si stanno misurando dalle fasi iniziali della pandemia, e che nel breve-medio termine resteranno con ogni probabilità al centro della scena: da una parte le strategie e le misure sanitarie necessarie a garantire una riapertura in sicurezza per gli operatori culturali, gli artisti e il pubblico; dall’altra, la messa a punto e il potenziamento delle strategie di digital engagement, non solo come temporaneo (e spesso improvvisato) riempitivo per ovviare alla chiusura ma, con uno sguardo rivolto al futuro, come importante complemento della programmazione culturale in presenza.

È però sul terzo fronte, il rafforzamento delle relazioni con i pubblici di prossimità, che si gioca la partita più ardua e complessa, soprattutto se la logica è quella di tamponare il calo dei flussi turistici, alla ricerca di fonti alternative di audience e di reddito in attesa di tempi migliori. Il fatto stesso che i pubblici di prossimità siano diventati improvvisamente un mantra la dice lunga sulla miopia pre-Covid di diversi decisori e policy maker culturali, anche oltreoceano. Come se la dimensione di servizio alla comunità (anche e soprattutto alle sue fasce più deboli e tradizionalmente escluse) e la promozione del benessere individuale e collettivo non fossero tra le principali ragioni d’essere delle istituzioni culturali, per lo meno quelle pubbliche, anziché un “ripiegamento tattico” in tempi di crisi.

Non a caso, una delle lezioni chiave enucleate nel rapporto NEA riconduce proprio a questo tema fondamentale: l’importanza dei principi ispiratori, il ritorno al cuore della propria missione e vocazione, il recupero di un senso di appartenenza condiviso come altrettante spinte essenziali alla strategia di riapertura e al supporto della comunità di cui le istituzioni culturali hanno bisogno “non solo per sopravvivere, ma per prosperare”.

Le esperienze prese ad esempio nell’indagine sono state capaci di nutrire il rapporto con il territorio in fase di lockdown, e così porre le basi per una riapertura al cui centro vi è la “prossimità” non solo come vicinanza fisica, ma anche e soprattutto come legame di senso. Un legame rafforzato dall’impatto drammatico della pandemia sulle vite di tante persone – che hanno riconosciuto nella partecipazione culturale, per quanto a distanza, una fonte di benessere e conforto – ma che va nutrito e sostenuto nel ritorno alla normalità, o forse meglio ancora nella costruzione di una “nuova” normalità.

La questione centrale non è tanto ribadire – come fa in chiusura il rapporto NEA – che la programmazione virtuale non può sostituirsi all’esperienza culturale in presenza, quanto chiedersi quali spunti di riflessione offrano “le lezioni apprese dalle istituzioni culturali, in circostanze straordinariamente avverse, sulle strategie per tornare a coinvolgere i cittadini americani grazie al potere trasformativo delle arti”.

In altri termini, parafrasando da un appassionato articolo di Betsy Bradley (direttrice del Mississippi Museum of Art), pubblicato la scorsa estate, ciò che dobbiamo domandarci non è solo “cosa devono fare le istituzioni culturali per adattarsi a questo momento storico”, ma anche “cosa possiamo imparare da questo momento storico sul ruolo che le nostre istituzioni hanno nel mondo”.

Riferimenti bibliografici

Bradley B., “A Museum Director Asks: What if Art Museums Can’t Measure Up to the Present Moment?”, articolo pubblicato in Hyperallergic, agosto 2020.

NEA, “THE ROAD FORWARD. Best Practices Tip Sheet for Arts Organizations Re-engaging with Audiences or Visitors”, giugno 2020.

Simon N., “Calling All Phoenixes. Thoughts on recruiting the nonprofit leaders of the future”,  articolo pubblicato sul blog dell’autrice, agosto 2020.

Abstract

In this Guide, the National Endowment for the Arts (NEA) outlines a number of key lessons drawn from common practices among arts organizations that managed to successfully reopen their doors to audiences or visitors during the COVID-19 pandemic. Starting from the acknowledgement that “the arts provide comfort, resilience, wisdom, and the means for self-expression and connection, perhaps even more so during challenging times such as these” (NEA Chairman Mary Ann Carter), the report combines survey and interview data to produce insights and recommendations for arts organizations looking to reengage with audiences and visitors in physical spaces. The lessons highlighted in the report fall into three crucial domains: identifying strategies and partnerships for a safe reopening; developing policies and tools for a meaningful digital engagement; strengthening ties with local communities. The latter in particular is key for cultural institutions “not only to survive but to thrive”.

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