Di cosa è fatto lo spazio educativo? Quali presenze lo compongono? Cosa diamo per scontato quando osserviamo una situazione scolastica? Quali significati si inscrivono nella disposizione dello spazio in classe o nell’uso dei dispositivi tecnologici? È possibile una osmosi fra scuola e città attraverso la partecipazione culturale? A partire da queste domande si sviluppa il libro “Laboratori attivi di democrazia, tra pedagogia e architettura. Teorie e pratiche”, a cura di Beate Weyland e Terence Leone (rispettivamente professore associato e dottorando presso la Libera Università di Bolzano), pubblicato nel 2020 da Guerini Scientifica e disponibile in open access.

RIPENSARE GLI SPAZI SCOLASTICI

La prima parte (DIALOGHI INTERDISCIPLINARI TRA RICERCA E AZIONE) raccoglie i contributi di studiosi internazionali impegnati nei processi di trasformazione e sviluppo della scuola, che necessariamente si trovano a ragionare sia sulle didattiche che sugli spazi educativi dentro e fuori dalla scuola coinvolgendo insieme alle riflessioni pedagogico-didattiche una lettura architettonica, politica, sociale, economica, culturale.

Gli spazi educativi non sono neutri ma connotati culturalmente e socialmente in relazione alla loro configurazione e organizzazione spaziale, materiale e sociale. Contesti educativi e di relazione in cui umani, spazi e materialità si confrontano e si sostengono. Dalle riflessioni ed esperienze presentate emerge la necessità di un cambio di paradigma: da spazi chiusi e rigidi della scuola ottocentesca, fordista, burocratica e isolata, ad ambienti montessorianamente flessibili, permeabili e in connessione col mondo circostante.

Nella seconda parte (LABORATORI ATTIVI DI ARCHITETTURA PER LA SCUOLA IN ITALIA) vengono presentate alcune esperienze e casi di scuole che si stanno profilando in termini di ricerca e di azione sul territorio italiano, scuole che tematizzano lo spazio scolastico in modo attivo e democratico. La voce dei dirigenti scolastici e delle figure chiave coinvolte nel processo di trasformazione delle scuole diventa una fonte diretta dalla quale attingere per ispirarsi.

Risulta fondamentale il vissuto di ogni soggetto che vive o abita una struttura educativo-formativa. La relazione fra interno ed esterno (ossia il territorio e le istituzioni che ospitano le strutture) dovrebbe diventare amicale, in un flusso continuo che esporta e importa saperi, notizie e cultura tra la realtà scolastica e la comunità educante.

LO STRETTO LEGAME TRA APPRENDIMENTO E PROCESSI DI TRASFORMAZIONE URBANA

La permeabilità dell’ambiente scolastico, e in particolare lo scambio reciproco fra la scuola e il quartiere in cui si inserisce, è stato oggetto di una riflessione avente per oggetto processi di trasformazione urbana che, a partire dalla rigenerazione degli spazi, hanno rinnovato le pratiche dell’apprendimento istituzionale. Nel suo contributo, Luca Bizzarri, direttore dell’Ufficio Politiche Giovanili della Provincia di Bolzano, ha descritto come l’ente abbia deciso di puntare su azioni di rigenerazione urbana a base culturale, sperimentando delle modalità di intervento che intrecciano politiche giovanili ed edilizia pubblica, con l’effetto di rilanciare in maniera coordinata e armonica l’utilizzo di alcuni spazi ed edifici, attraverso l’empowerment e il protagonismo delle comunità iperlocali coinvolte.

Quando parliamo di rigenerazione urbana a base culturale ci riferiamo all’insieme di interventi pubblici o privati volti a riempire vuoti urbani, derivanti da processi di deindustrializzazione per trasformarli in altrettante occasioni di crescita urbana, di sviluppo locale. Progetti che tengono assieme l’interesse particolare dell’organizzazione che realizza il progetto con l’interesse più generale che l’impatto di questo percorso realizza sul territorio. Una trasformazione che coinvolge inevitabilmente le strutture della città, la socialità, la crescita economica e l’attrattività. Interventi che coinvolgono investitori pubblici, ma soprattutto grandi investitori privati, che riversano sulle città flussi di denaro per renderle più vivibili e più attraenti in termini di quotidianità, ma anche di nuovi mercati.

Gli elementi di attenzione posti da Bizzarri sono di estremo interesse perché mostrano un approccio interdisciplinare e intersettoriale alla dinamica della pianificazione territoriale, dove la partecipazione culturale si fa motore del cambiamento attraverso l’attivazione delle comunità e la cura condivisa del bene comune. Una forma vincente di collaborazione sperimentale fra comparti della pubblica amministrazione, terzo settore e cittadinanza attiva.

L’assunto di partenza degli interventi? Constatare che “le idee delle giovani generazioni sono le più indicate per sperimentare strade di riattivazione che si discostano dai percorsi convenzionali. Sono solitamente quelle nate in contesti innovativi le intuizioni in grado di accompagnare tutto il sistema da un approccio classico, per molti versi entrato in crisi, a un approccio che mette al centro del proprio interesse l’innovazione sociale e culturale del territorio.”

SPERIMENTAZIONI IN CORSO

Tra le tante esperienze che possono essere raccontate con questo fine, tre sono le sperimentazioni di intervento urbano a base culturale avviate dalla Provincia di Bolzano che mostrano aspetti di maggior interesse.

La sfida delle “Botteghe di cultura” è far sì che i cittadini di una zona periferica si percepiscano al centro di un progetto culturale, che ha fra le proprie finalità quella di raccontare in maniera positiva l’anima di un territorio. Quattro locali sono stati concessi in comodato d’uso gratuito affinché i soggetti destinatari (associazioni o cooperative che operano in ambito socio-culturale) potessero realizzare azioni di vero e proprio welfare urbano per stimolare o incrementare le relazioni fra gli abitanti del quartiere nel quale le quattro botteghe sono inserite. Il punto di forza del progetto risiede anche nel fatto che i soggetti affidatari delle botteghe agiscono, oltre che individualmente per realizzare la loro attività ordinaria, anche collettivamente per implementare la loro azione con interventi diffusi nel quartiere.

Con “Bolzanism”, attraverso il dialogo e la costruzione di momenti di socializzazione, di carattere spesso informale, si rammendano i fili della comunità con lo scopo non esclusivo di costruire comunità resilienti e punti di riferimento all’interno dei caseggiati di edilizia popolare, ma anche per far emergere attraverso la narrazione di un luogo il senso sopito di appartenenza identitaria. Il progetto ha avuto un impatto immediato e significativo sulla quotidianità delle vite delle persone in termini di benessere e più in generale, un forte impatto reputazionale del luogo, misurato sul medio e lungo termine. Ne è nato un museo diffuso sull’edilizia popolare del quartiere in grado di connettere micro-storie personali, nate e sviluppatesi all’interno di macro-storie degli edifici. Storie stratificate di una città, di un quartiere nato e cresciuto nel secondo dopoguerra che ha ospitato la prima fase della migrazione italiana e che continua a pulsare di vita e di nuove iniziative.

La terza pratica locale si distingue dalle precedenti sostanzialmente perché si tratta di un intervento diretto dell’ente pubblico provinciale a differenza delle prime due che, pur se sostenute con finanziamenti pubblici, riguardano tuttavia iniziative ideate e realizzate dal terzo settore. L’azione in questione riguarda la riattivazione di un edificio di grandi dimensioni (3000 mq), che ha ospitato fino al 1997 la sede dei telefoni di Stato e che successivamente alla sua chiusura è rimasto inutilizzato fino al novembre 2019, anno in cui al primo piano del palazzo è stato inaugurato uno spazio pubblico per l’accoglienza e la promozione di attività culturali e creative giovanili. Lo spazio si chiama “Drin” ed è uno spazio comune nel vero senso del termine poiché accoglie tutte quelle iniziative che fino alla sua apertura non avevano uno spazio di residenza.

LA CULTURA COME DISPOSITIVO TRASFORMATIVO

Bizzarri pone enfasi su un aspetto: “i progetti che utilizzano la cultura come dispositivo trasformativo di un dato contesto, o di una situazione particolare, lavorano per lo più sulla costruzione di nuovi scenari e di nuove letture della realtà. L’ente pubblico, che vuole promuovere politiche culturali in quest’ottica, ha il dovere di interiorizzare questo concetto e di trovare le migliori procedure per facilitarlo. Deve incentivare quegli ecosistemi favorevoli che dispongono di persone, idee e strumenti che possano utilizzare dispositivi culturali al fine di migliorare le relazioni fra le persone e valorizzare la diversità di vedute ed esperienze in ottica generativa.”

Tornando al volume, le lezioni apprese in esso raccolte forniscono una buona base di riflessione e una guida metodologica per impostare processi di progettazione partecipata o di trasformazione di spazi scolastici, ponendo attenzione alla costruzione di comunità per favorire un forte spirito di appartenenza, infrastruttura immateriale cruciale per l’istituzione scolastica. Una lettura utile per chiunque voglia essere parte attiva della propria comunità educante, dagli amministratori locali ai genitori, dagli educatori ai professionisti della progettazione e dell’arredo degli edifici.

Se dalla scuola passa la possibilità di formare i cittadini attivi del futuro, progettare gli spazi di apprendimento per favorire al massimo la fioritura e lo sviluppo umano diventa essenziale. La cattiva notizia è che una parte considerevole degli edifici scolastici attualmente in uso non favorisce la diffusione di metodi didattici diversi dalla lezione frontale (Rapporto sull’edilizia scolastica della Fondazione Agnelli, 27 novembre 2019). La buona notizia è che l’Italia si conferma all’avanguardia nella riflessione pedagogica sul tema e sono presenti competenze avanzate e sperimentazioni di successo nell’ambito di autonomie scolastiche differenti per dislocazione e matrice culturale di riferimento. Esperienze replicabili che possono ispirare politiche capaci di dare centralità e profondità alla questione demografica, contribuendo alla costruzione di un Paese per giovani.

SITOGRAFIA

Il nido d’infanzia di Guastalla: una favola dal cuore vero: https://www.youtube.com/watch?v=S4ZMwwUWlQE

http://www.ecourbanlab.it/

https://scuoleallaperto.com/

https://www.torinofascuola.it/

ABSTRACT

The possibility of training active citizens for the future depends on how we manage schools and educational experiences. Hence, designing learning spaces to maximize human flourishing and development becomes essential. Regarding Italy, the bad news is that a considerable part of the school buildings currently in use do not allow the spread of teaching methods different from frontal lessons. The good news is that Italy is at the forefront in pedagogical studies and there are advanced skills available and successful experiments. Not only we should support these future-proof processes but also help them being replicated or useful to inspire the XXI century school policies and a wider, new approach to culture-led urban regeneration.

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