Contributo ricevuto in risposta alla prima “call for papers” di Letture Lente, a cura di Flavia Barca

 

L’8 settembre del 1943 è una data che ha cambiato il corso della storia del nostro Paese sotto molti punti di vista, compreso quello del protagonismo femminile. È il momento che segna il passaggio attraverso una frontiera che sembrava invalicabile, quella che consente alle donne l’accesso alla sfera militare e che le porta a combattere e talvolta a morire per la patria. È un punto di arrivo di un lungo percorso di emancipazione che, nel giro di pochi decenni e complici i conflitti mondiali che hanno svolto la funzione di acceleratori, ha rivoluzionato i ruoli di due generazioni di donne europee.

Già durante il primo conflitto mondiale la presenza femminile nelle fabbriche era stata decisiva per la produzione bellica – e d’altronde le donne non erano nuove, in Italia come altrove, al lavoro nell’industria, tessile e manifatturiera per esempio – ma nel dopoguerra il rientro dei reduci dal fronte e la rapida crescita della disoccupazione maschile ebbero come conseguenza l’espulsione delle donne dal mercato del lavoro industriale, esclusione, quest’ultima, rafforzata anche attraverso le leggi discriminatorie fasciste che, se da un lato estendono le protezioni alla donna madre e all'infanzia, dall'altro riconsegnano la donna alla tradizionale subordinazione al marito e al padre.

Tuttavia una soglia è stata varcata e negli anni Trenta in tutta Europa, nonostante le politiche restrittive di molti Paesi, tra cui l’Italia, le donne accedono al lavoro con una presenza sempre più qualificata: nel censimento del 1936 il 27% dell’intera forza lavoro italiana è costituita da donne.

La ripresa dell’industria bellica richiama infatti un crescente numero di donne al lavoro, cancellando di fatto, spesso contro le opposizioni delle forze politiche più conservatrici, le leggi restrittive messe in campo a più riprese nei diversi paesi nel corso degli anni Venti e Trenta del Novecento.

È il caso dell’Italia dell’Armistizio dell’8 settembre, in cui il vuoto di potere che si viene a creare aumenta i margini decisionali dei singoli: sia uomini sia donne colgono questa opportunità per operare delle scelte. È un passaggio decisivo per un’intera generazione, percepito come una svolta non solo politica ma anche esistenziale. In quei pochi mesi hanno la possibilità di sperimentare una libertà mai avuta prima: esse sono libere di muoversi sul territorio, di assumersi importanti responsabilità che vengono loro riconosciute.

Si apre dunque una fase inaspettata di partecipazione militare e politica che culmina con il voto, concesso con decreto luogotenenziale ancora a guerra in corso. E tuttavia, esattamente come era successo con il lavoro dopo la fine del primo conflitto mondiale, così avviene con la politica al termine del secondo. Il ritorno alla pace viene concepito soprattutto come un ritorno alla “normalità” e ai ruoli tradizionali.

Un nuovo passo indietro per le donne, che si vorrebbe rientrassero nella sfera privata, sentita come il luogo “naturale” a cui appartengono. Resta, fuori discussione, l’acquisizione dei diritti politici. Le donne votano e possono essere votate. Ma se alle urne accedono in massa, alla politica attiva approdano in poche e svolgono funzioni riconosciute come “femminili”: si occupano di infanzia, assistenza, educazione.

Anche l’ingresso nella sfera militare arriva quasi 20 anni dopo l’esperienza di fatto vissuta durante la guerra. Il dibattito in Italia inizia nel 1963 e dopo un iter legislativo lungo e travagliato, le donne ottengono l’accesso alla carriera militare soltanto dal 2000, con il D.Lgs. n.24 che discende dalla legge n.380 del 20 ottobre 1999. Attualmente però nessuna donna ha ancora assunto all’interno delle forze armate un ruolo di comando.

LA SITUAZIONE OGGI e I PROGETTI DEL POLO DEL ‘900

La parità non (d)esiste” è il titolo del numero 1 del 2020 di N, il Magazine del Polo del’ 900, interamente dedicato al tema della parità di genere, che approfondisce da varie angolature la situazione delle donne nel mondo di oggi. Dalle condizioni di vita, di relazione, di lavoro, al ruolo nel mondo della cultura e delle arti, in cui sono ancora evidenti ovunque le iniquità.

Il numero della rivista si apre con un articolo di Giovanna Badalassi, che ci spiega che secondo il Gender Gap Report del World Economic Forum, il mondo è arrivato al 69% della parità e che fra i continenti, l’Europa occidentale, prima fra tutti, raggiungerà la piena parità “soltanto” tra 54 anni.

Se l’Europa occidentale pare l’esempio più “virtuoso” a livello mondiale, meno virtuoso sembra invece il quadro nazionale italiano, tracciato nello stesso numero della rivista da Dunia Astrologo: circa il 44% delle donne che lavorano in Italia, percepisce una retribuzione inferiore alla media nazionale a parità di lavoro, orario e qualifica. Soltanto il 53,1% delle donne ha un lavoro e nelle aziende private solo una donna su quattro ricopre un ruolo manageriale. Nelle aziende pubbliche, la parità nei CDA è raggiunta soltanto perché una legge la impone.

È indubbio che siamo anche di fronte a un problema culturale, a pregiudizi e stereotipi talmente radicati perfino negli ambienti apparentemente più aperti e consapevoli, da rallentare il processo di evoluzione verso il perseguimento di una compiuta parità di genere. E allora, un centro culturale che ha tra le proprie finalità quella della diffusione dei valori di cittadinanza e democrazia, come il Polo del’ 900, può provare a mettere in campo gli strumenti che gli sono propri, per generare degli impatti, a partire dai propri pubblici di riferimento.

Tra gli obiettivi strategici della Fondazione Polo del ‘900, quello della generazione di impatto civico viene perseguito soprattutto attraverso la progettazione culturale, realizzata in collaborazione con gli enti partner del Polo o attraverso la partecipazione a progetti in partnership con altre organizzazioni culturali afferenti al territorio regionale e nazionale. Nel 2020 il Polo ha pertanto promosso e sostenuto progettualità finalizzate a favorire comportamenti per supportare la lotta alle discriminazioni di genere e promuovere il protagonismo femminile, tanto da dedicare l’intero anno di programmazione al tema.

Sono stati proposti pertanto differenti progetti, pensati e indirizzati ai differenti pubblici del Polo, a partire dalle scuole primarie, per sensibilizzare sul tema della parità di genere, ma soprattutto per incidere sui comportamenti collettivi e individuali volti ad abbattere le discriminazioni, anche, ma non solo, a partire dalla prospettiva storica, ambito di competenza degli enti partner del Polo.

Per quanto riguarda il lavoro con i bambini è stato elaborato il progetto S.U.P.E.R. – Scuola Ultratosta per Esseri Ribelli, in collaborazione con l’Associazione + Vicino, e vincitore del Bando Civica della Fondazione Compagnia di San Paolo. Si è realizzato un ciclo di laboratori con artisti presso l’Area kids del Polo del ‘900 per allenare al cambiamento: le bambine e i bambini hanno potuto sperimentare nuovi ruoli e scoprire le loro risorse e potenzialità, attraverso il potere trasformativo dell’arte sviluppando nuovi “superpoteri”: collaborazione alla pari tra uomini e donne, consapevolezza civica, creatività, negoziazione, intelligenza emotiva e pensiero critico.

Nell’ambito della valorizzazione degli archivi, l’edizione 2020 di Archivissima, in collaborazione con l’omonima associazione che organizza il festival assieme al Polo del’ 900, ha avuto per titolo #WOMEN mettendo al centro le figure femminili, non solo per celebrarne i successi, ma per testimoniare l’importanza dei processi di trasformazione e cambiamento che proprio le donne hanno saputo attivare, nella politica, nella letteratura, sul lavoro, nella medicina e nello sport. Dal 5 all’8 giugno, sono stati proposti, totalmente in formato digitale, talk, interviste, percorsi tra i documenti d’archivio, culminando nella Notte degli archivi che ha visto tra gli ospiti Michela Murgia, Caty la Torre, Vladimir Luxuria.

I due progetti integrati realizzati in collaborazione con gli enti partner hanno perseguito l’obiettivo attraverso due prospettive differenti e complementari, quella storica e quella più legata all’attualità.

Con il progetto 900 storie. Donne che cambiano il mondo, coordinato dal Centro studi Piero Gobetti, ci si è concentrati sulle figure di cinque donne visionarie che hanno ispirato e ispirano oggi generazioni di scrittrici, filosofe, scienziate e militanti: Elsa Morante, Adriana Zarri, Rosa Luxemburg, Hannah Arendt e Rita Levi Montalcini. Per ciascuna di esse è stato proposto un percorso di approfondimento attraverso un breve video, un podcast e un talk finale che ha visto protagoniste giovani studiose.

Il progetto Donne, genere, generazioni. Il lavoro, i diritti e i linguaggi, coordinato dalla Fondazione Istituto piemontese Antonio Gramsci, la Fondazione Vera Nocentini e l’Istituto di studi storici Gaetano Salvemini, ha riflettuto sulla figura femminile, con uno sguardo privilegiato alla contemporaneità e al Novecento in quanto secolo di lotte per conquiste, cambiamenti ed emancipazione, partendo dalla consapevolezza che i diritti delle donne e la parità di genere sono ancora oggi minacciati dall’insofferenza di vecchi e nuovi sistemi di potere e modelli culturali.

Un ricco programma di iniziative che si è sviluppato attraverso laboratori di lettura (Simone Weil, Anna Politkovskaja e Letizia Battaglia), podcast di brani di autrici del Novecento (Nico, Marisa Bellisario, Shirin Ebadi tra le altre), e una rassegna cinematografica al femminile per esplorare il linguaggio cinematografico attraverso il quale le donne hanno potuto esprimersi.

Infine un focus group su “Donne e lavoro” per ragionare sull’evoluzione quantitativa e qualitativa della partecipazione delle donne al lavoro, sulle implicazioni sociali che questo ha comportato e comporta, sulle posizioni politiche espresse dai movimenti femminili e dai partiti attenti a questo tema durante tutto l'arco del Novecento.

Il lavoro non è concluso e se alcuni progetti proseguono e vedranno momenti di restituzione finale nel 2021 - dai focus group verrà infatti realizzato uno spettacolo teatrale sulla base di una sceneggiatura che utilizzerà quanto emerso dagli incontri dell’autunno – altri ne nasceranno. Tra questi, il Polo intende portare a Torino, insieme ad altre istituzioni del territorio, la scuola di politica per giovani donne “Prime Minister”, un progetto generato dalla collaborazione tra le associazioni Movimenta e Farm Cultural Park e realizzato da Angela Laurenza, Eva Vittoria Cammerino, Denise Di Dio e Florinda Saieva, avviato a Favara e ora in corso a Napoli, rivolto a ragazze di età compresa tra i 14 e i 18 anni.

 

Barbara Berruti è vicedirettrice dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti”, si occupa di storia del novecento e in particolare di tematiche relative alla Deportazione, alla Resistenza, alla Rappresentazione della memoria sul territorio. Svolge anche attività di riordino e valorizzazione archivistica. Tra gli ultimi lavori, le ricerche per l'Atlante delle stragi in Italia (1943-1945) e sui documenti prodotti da I gruppi di difesa della donna 1943-1945. Nel 2019 ha pubblicato con N. Adduci e B. Maida La nascita del fascismo a Torino (Capricorno). Collabora con Rai Storia.

Matteo D’Ambrosio è responsabile dell’Area valorizzazione culturale e Audience Development del Polo del ‘900 dal settembre 2017. Dal gennaio 2020 è direttore della Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci. È stato vicepresidente della Sezione Piemonte dell’Associazione Italiana Biblioteche e ha coordinato, dal 2014 al 2016, il progetto “La biblioteca e l’archivio del Polo del ’900. Spazi, funzioni, servizi e attività”. Si è laureato nel 2001 in lettere moderne con indirizzo storico, con una tesi di laurea in Storia economica.

ABSTRACT

The Italian Armistice of 8 September 1943 represented the opportunity for Italian women to get involved in the Resistance movement, where they also held leadership roles. However, at the end of the World War II they were pushed back into the traditional roles of wives and mothers. They were able to vote and be voted, but few of them had access to active politics. At the same time, they continued to work in hospitals and schools. In Italy the law for the access of women to the army was approved only in 2000 and today no women hold a leadership role in the army. Today we are still far from gender equality. It’s also a cultural problem and Polo del ‘900 designed a cultural program, addressed to different audiences in order to generate positive impacts on citizens. The programme started in 2020 and will continue throughout 2021 with podcasts, reading workshops, educational paths and much more.

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Un percorso di ascolto realizzato in partnership con

Soroptimist International d’Italia Club di Torino, in occasione del 70mo anniversario dalla fondazione, ha delineato una strategia di azione che punta sulla cultura come risorsa per una trasformazione sociale responsabile: una risposta alle sfide dello scenario pandemico che sta generando nuove diseguaglianze e profonde ferite, a livello personale e dei sistemi sociali, compromettendo diritti.

Il Soroptimist è una associazione mondiale di donne di elevata qualificazione professionale, provenienti da diverse aree, al fine di favorire il dibattito interno e la circolazione di idee per agire efficacemente a favore di una società più giusta ed equa, attraverso azioni concrete per la promozione dei diritti umani, del potenziale femminile e dell’avanzamento della condizione delle donne, coniugando locale, nazionale e internazionale.

www.soroptimist.it/club/torino.it

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