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Contributo ricevuto in risposta alla prima “call for papers” di Letture Lente, a cura di Flavia Barca

 

Nel pieno di una nuova rivoluzione industriale ci siamo trovati ad affrontare una crisi sanitaria che lascerà un profondo impatto economico e sociale. Dovremo adattarci a nuovi paradigmi in un mondo sempre più fluido che vedrà un ribilanciamento di elementi ancora radicati ma da superare per affrontare con successo nuovi scenari e nuove sfide. Sarà sempre più necessario promuovere e valorizzare modelli organizzativi basati sulla collaborazione, sulla condivisione, sull’esercizio della delega, sulla fiducia, sull’autorevolezza, sull’intelligenza sociale ed emotiva, sull’adattabilità e sulla creatività. Tutte caratteristiche molto femminili. In questo nuovo mondo le donne potranno e dovranno avere il giusto spazio.

Scrivo, rivolgendomi soprattutto alle giovani donne, perché forse oggi è davvero venuto il momento di cambiare, grazie a nuovi acceleratori di crescita. Sto parlando di innovazione, scienza e tecnologia che, nel pieno di una nuova ennesima rivoluzione industriale, rappresentano una delle più importanti opportunità economiche dei nostri tempi. Ed è un’opportunità che non possiamo perdere.

Partiamo dal mondo delle imprese con un recente report di Ibm, “From roadblock to scale: the global sprint towards AI”, che evidenzia la crescita esponenziale dell’adozione dell’Intelligenza Artificiale da parte delle aziende globali.

Spostandoci dal mondo delle imprese al mondo del lavoro, il World Economic Forum stima che il 65% dei ragazzi che frequentano le scuole faranno lavori che oggi non esistono e che nei prossimi 3 anni, livello globale, l’evoluzione del mondo del lavoro - accelerata dalla tecnologia, dal digitale e dell’automazione - determinerà la nascita di 133 milioni di nuove opportunità occupazionali, a fronte di 75 milioni di posti di lavoro destinati a scomparire.

I settori che avranno più bisogno saranno l’IT con esperti in IA e Big Data, ingegneri informatici, sviluppatori di software e coding, professionisti dell’IOT (Internet of Things), esperti di comunicazione digitale e di e-commerce.

Le Università stanno rispondendo per creare nuove professionalità atte a colmare il gap che separa le competenze richieste dal mercato con quelle proposte dai programmi formativi.

Dal 2004 a oggi le donne con un titolo universitario sono aumentate del 50%, gli uomini del 39%. Secondo l'ultimo Report Istat sui livelli di istruzione, nel 2019 l'Italia conta un numero maggiore di donne laureate (il 22,4%) rispetto agli uomini (il 16,8%). Ma non nelle materie scientifiche dove, ancora nel 2018, si sono laureate 28.304 ragazze contro 43.825 ragazzi. Le laureate in queste discipline hanno peraltro risultati migliori: un voto medio di laurea più alto (103,6 contro 101,6 degli uomini) e una maggiore regolarità negli studi. Troppo spesso tuttavia le ragazze decidono di iscriversi a facoltà tecnico-scientifiche perché spinte da una passione personale, senza che ci sia nessuno a guidarla nella scelta. Una ricerca del Politecnico di Torino ha rilevato che il 63% delle neoiscritte ha dichiarato che il motivo principale che le ha spinte a scegliere un percorso nell’ambito disciplinare STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica) è legato prevalentemente ad un interesse personale. Ben distanti le prospettive di carriera, le opportunità di trovare lavoro, il livello retributivo, l’incoraggiamento della famiglia o lo stimolo da parte della scuola.

Favorire l’accesso delle donne alle discipline STEM è una sfida culturale, che dobbiamo vincere.

IL RISCHIO DEL PREGIUDIZIO ALGORITMICO

L’assenza delle donne nelle professioni e nella ricerca STEM non è solo un problema di talento perduto ma è un forte rischio. La tecnologia infatti non potrà soddisfare le esigenze di una popolazione diversificata se sarà disegnata solo da metà della società. Corriamo il rischio che anche il mondo dell’Intelligenza Artificiale sia strutturato a misura di uomo con un duplice effetto negativo: 1. Continuare a non considerare i bisogni delle donne in un mondo già costruito a misura di uomo; 2. Accentuare pregiudizi culturali.

L’Intelligenza Artificiale apprende e replica. Per mitigare il rischio che pregiudizi diffusi vengano copiati e replicati, abbiamo bisogno di donne e, più in generale, di valorizzare la diversità nei team di lavoro. Avere dei team di programmatori che includono persone di diverso genere e background può certamente aiutare ad anticipare e evitare i pregiudizi algoritmici che potrebbero viziare il progetto e lo sviluppo di un sistema di IA. Occorre chiedersi già oggi quale cultura produrremo se l’intelligenza artificiale sarà pensata esclusivamente dal mondo maschile. Abbiamo bisogno di molte donne nei ruoli strategici dell’industria digitale e dell’intelligenza artificiale, abbiamo bisogno di più donne informatiche e scienziate.

Pensiamo anche agli assistenti vocali: navigatori, SIRI, ALEXA. Tutte e solo voci femminili. Fanno ormai parte del nostro quotidiano e si prestano bene a definire come il pregiudizio di genere venga trasferito dal mondo reale a quello digitale dell’intelligenza artificiale. Queste voci sono tutte femminili perché incarnano l’assistenza e la cura. La società comunemente associa l’aiuto, domestico o meno, ad una donna. Se chiedete ad un uomo se trova in ciò qualcosa di strano, la risposta sarà certamente no perché è naturale vedere nella donna un’assistente che interviene e che risolve problemi. Ma la questione è che le donne rappresentano più della metà della popolazione mondiale e rappresentano la metà dei consumatori. Una voce femminile non è necessariamente la giusta risposta alle nostre aspettative.

NUOVI PARADIGMI

Il problema maggiore è sempre stato e continua ad essere evidentemente culturale. Non molto tempo fa, nel discutere sul perché le ragazze siano ancora lontane dalle materie tecnico-scientifiche, un uomo che considero persona lungimirante mi ha detto che le donne continuano a scegliere discipline sociali, soprattutto la Facoltà di Economia, perché è la strada migliore per trovare marito e per “sposarsi bene”. La considerazione è desolante ma sintetizza tristemente che lo scarso accesso delle donne all’innovazione, alla tecnologia, alle materie, carriere e professioni STEM è fortemente radicato in limitazioni culturali ancora troppo diffuse nella scuola, nelle famiglie, nella società.

Per concludere. Le donne sono una grande risorsa del Paese. La pandemia ha dimostrato il nostro ruolo essenziale al sostegno e all’innovazione del sistema. Le donne sono progresso. La parità è civiltà. Dobbiamo preparare le giovani donne alle carriere del presente e del prossimo futuro. È davvero venuto il momento per un cambio culturale. Le studentesse sono più brave degli studenti per impegno, concentrazione, perseveranza, forse anche per riscatto e per determinazione. Dobbiamo sostenere le materie STEM perché nell’innovazione e nella tecnologia si trovano le opportunità per il futuro e perché penso che la nostra ambizione possa essere quella di essere libere ed indipendenti e di poter decidere delle nostre vite, piuttosto che di frequentare un’università per trovare un buon marito.

Alcune ricette per favorire i percorsi STEM:

- puntare a un maggior dialogo tra scuole - fin dalla scuola primaria, università e imprese per superare il digital divide, per avvicinare le ragazze alle materie tecnico-scientifiche e per presentare loro le opportunità di trovare una buona occupazione, perché lavoro vuole dire autonomia economica e perché dall’autonomia economica derivano l’indipendenza e la possibilità di scegliere;

- favorire percorsi di empowerment femminile affinché le ragazze possano affrontare con determinazione il mondo del lavoro, pretendendo cosa spetta loro e con la giusta e sana ambizione di crescita e di successo;

- favorire l’accesso alle facoltà scientifiche, magari anche prevedendo per le ragazze l’azzeramento delle quote di iscrizione alle facoltà scientifiche per il primo anno. Questo almeno fino a quando non avremo raggiunto il famoso giusto mezzo.

Marisa Bellisario ci ha lasciato un importante messaggio: “La tecnologia è il miglior alleato che la donna abbia mai avuto.” È venuto il momento di sfruttarla.

Valeria Ferrero, Referente Fondazione Marisa Bellisario Piemonte.

 

ABSTRACT

Women are a great asset of our country. The pandemic has demonstrated the essential role of women in supporting and innovating the system. Women are progress. Equality is civilization. We need to prepare young women for the careers of the present and the near future. It’s time for a cultural change. We must support the relationship between women and STEM because the opportunities for the future lie in innovation and technology. Marisa Bellisario left us an important message: "Technology is the best ally a woman has ever had." It’s time to use it.

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Un percorso di ascolto realizzato in partnership con

Soroptimist International d’Italia Club di Torino, in occasione del 70mo anniversario dalla fondazione, ha delineato una strategia di azione che punta sulla cultura come risorsa per una trasformazione sociale responsabile: una risposta alle sfide dello scenario pandemico che sta generando nuove diseguaglianze e profonde ferite, a livello personale e dei sistemi sociali, compromettendo diritti.

Il Soroptimist è una associazione mondiale di donne di elevata qualificazione professionale, provenienti da diverse aree, al fine di favorire il dibattito interno e la circolazione di idee per agire efficacemente a favore di una società più giusta ed equa, attraverso azioni concrete per la promozione dei diritti umani, del potenziale femminile e dell’avanzamento della condizione delle donne, coniugando locale, nazionale e internazionale.

www.soroptimist.it/club/torino.it

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