Come è fatto un tipo di design il cui scopo è aiutare istituzioni, aziende, comunità e cittadini a immaginare futuri? Non solo i futuri tecnicamente possibili, ma anche quelli desiderabili, preferibili o spaventosi, per attivare discussioni coinvolgenti, accessibili e inclusive in cui le persone possano esprimersi e riflettere criticamente insieme, e che possa essere usato come sorgente delle evidenze sulle necessità, desideri, aspettative delle persone?

In questo articolo discuteremo sinteticamente il concetto di speculative design e perché oggi più che mai – nel mondo che ereditiamo dalla pandemia – questa giovane famiglia del design assume una nuova centralità.

Per farlo utilizzeremo il caso di studio Neorural Futures: la summer school internazionale del progetto europeo SpeculativeEdu che si è svolta a Roma, di cui il nostro centro di ricerca ha appena pubblicato il report.

SPECULATIVE EDU

SpeculativeEdu è un progetto di ricerca finanziato dalla Commissione Europea attraverso il programma Erasmus+ che coinvolge cinque paesi, quattro università e due centri di ricerca privati, disegnando la geografia dei principali soggetti che in Europa contribuiscono alla comunità internazionale dello speculative design, nell’ambito professionale, della formazione e della produzione teorica. Coordinato dalla Arts Academy Split (Croatia), ne sono partner il Goldsmith College (UK), il Madeira Interactive Technology Institute (Portogallo), l’Edinburgh Napier University (UK), l’Institute for Transmedia Design (Slovenia) ed HER: She Loves Data (Italia), il nostro centro di ricerca.

Nello speculative design confluiscono una serie di approcci, discipline e pratiche chiamate con nomi diversi, che afferiscono all’ambito dei “future studies” e del cosiddetto “critical design”. Il progetto SpeculativeEdu ha come primo obiettivo proprio quello di indagare lo stato dell’arte di questi approcci e discipline. Dall’indagine emergerà il primo libro di testo europeo, rivolto ad università, docenti, studenti e professionisti e un toolkit online, pensato come una “cassetta per gli attrezzi” – sotto forma di un repository digitale a open access, cui i ricercatori possono anche partecipare proponendo integrazioni, estensioni, svolgendo tesi ecc. – che renda la ricerca accessibile e usabile dalla comunità internazionale dello speculative design.

Da questo fieldwork emerge il ritratto di un design molto diverso da quello a cui siamo abituati:

  • il design è considerato un media: il suo scopo non è tanto rendere una tecnologia più bella, colorata e attraente, facile da usare, efficiente o funzionale, quanto indagare la relazione che intercorre fra noi e la tecnologia in questione;
  • le pratiche e le metodologie sono context e social based, cioè fortemente radicate nei contesti e nelle comunità del progetto, spesso e volentieri con manifeste finalità sociali;
  • il risultato non è un prodotto o un servizio da mettere sul mercato, ma la possibilità di interrogarsi criticamente, comunicare e aprire dialoghi pubblici sulle implicazioni positive e negative di questi prodotti, servizi e tecnologie;
  • questo design ha spesso un focus sulla vita quotidiana: come cambia la nostra vita se entra in campo una nuova tecnologia? come si modifica il mondo intorno a noi, le cose che facciamo e come le facciamo ogni giorno? Dalle riflessioni narrative e autorappresentative sulle trasformazioni di queste quotidianità, e dal confronto delle loro differenze, emergono le evidenze che sono forse il più grande output dello speculative design: il coinvolgimento inclusivo nella progettazione degli scenari di futuro.

Entriamo in un campo nuovo dove il design abbraccia l'etnografia, cerca la relazione e il processo, si offre come piattaforma per l’immaginazione collettiva. Il design speculativo ci proietta in un mondo potenziale, per toccarlo, sentirlo, capire se in quel mondo le persone desiderano viverci oppure no. Per farlo, usa una vasta gamma di tecniche, dal world building agli oggetti di design fictions: “reperti di futuro” la cui caratteristica principale è consentire a chiunque di immergersi negli scenari di futuro, e quindi esprimersi su quel mondo possibile entrato nel campo di percezione.

La domanda che ci poniamo con il progetto SpeculativeEdu è: come possono le persone e le comunità beneficiare di questi approcci partecipando attivamente alla costruzione degli immaginari, e non subirli? Come è possibile agire sulla formazione di un settore giovane e in crescita, individuando e promuovendo skill e percorsi formativi che educhino i giovani designer in questa direzione?

NEORURAL FUTURES

L’Erasmus+ è una famiglia di progetti molto belli, che per le loro caratteristiche hanno avuto un grande impatto nella costruzione di un’identità europea. Il loro obiettivo principale è favorire lo scambio e l’incontro: di una comunità di ricerca e di pratica, nel nostro caso.

Insieme all’indagine sullo speculative design, che si trova già ampiamente documentata sul sito, il progetto prevede una serie di eventi per far convergere la comunità europea e internazionale dello speculative design: una conferenza; un simposio e una mostra; un workshop e una summer school dedicati a studenti, professionisti, e ricercatori in cui gli approcci oggetto dell’indagine possano essere sperimentati, messi in pratica e criticati.

L’Italia ha ospitato la summer school di SpeculativeEdu, l'abbiamo chiamata “Neorural Futures. Speculative design for rurality in global scenarios”. Il tema della ruralità è stato scelto per la sua attualità, e per favorire il più possibile la convergenza di pubblici diversi e background transdisciplinari. Nel mondo iperconnesso, i fenomeni globali influenzano quelli locali e viceversa. Per questo interrogarsi sul futuro della ruralità significa interrogarsi sul futuro della metropoli, sulla relazione che intercorre fra contesti rurali e contesti urbani, sugli impatti delle tecnologie e delle crisi presenti e a venire – come il cambiamento climatico, le migrazioni, le questioni energetiche e abitative. Capire come le persone si muoveranno, comunicheranno, si approvvigioneranno di cibo, i loro desideri e stili di vita.

Definito il tema, il secondo passo è stato costruire un network di partner locali. Abbiamo trovato una risposta straordinaria, sia culturale verso i temi, sia nel sostenere concretamente l’evento. La RUFA - Rome University of Fine Arts – è stata il cuore operativo della school. La sede di RUFA Space, negli storici edifici del Pastificio Cerere, ha fatto da cornice, quartiere operativo ed espositivo dell’esperienza. Rural Hack, programma di ricerca-azione dell’Università Federico II di Napoli coordinato da Alex Giordano, con Societing 4.0, ha completato le componenti teoriche sulla ruralità, come partner di ricerca. Fondazione Romauropa, NONE Collective, Ultravioletto e Mercato Centrale sono stati i partner culturali dell’evento, ospitando tre “conversazioni sul futuro” e consentendo un’osmosi con la città.

La risposta alla call ha superato di gran lunga le nostre aspettative. A due mesi dal lancio, Neorural Futures aveva 100 iscritti da tutto il mondo (fra Europa, USA, Cina, Palestina, Brasile, Russia, Messico, Turchia, India, Israele, Sudafrica): il 45,7% di professionisti, il 33% di studenti, l’8,5% di PhD e ricercatori e 5,3% di docenti, tutti provenienti da discipline molto diverse fra loro – dal design, alla matematica, alla psicologia. Abbiamo bloccato le iscrizioni e aumentato da 35 a 40 il numero di partecipanti. Tutti e 40 sono atterrati a Roma e hanno partecipato alla school.

Her-she-loves-data: Background dei partecipanti

OUTPUT

Nei cinque giorni della school i partecipanti sono stati divisi in gruppi, e ogni gruppo ha ricevuto una location significativa per la ruralità: Arjeplog, un villaggio nell’estremo nord della Svezia; Caselle in Pittari, nel Cilento; Lushoto, in Tanzania; la Luna; Chernobyl, nella zona di esclusione determinata dalla catastrofe nucleare. Una geografia complessa e articolata in cui sviluppare i propri scenari di futuro e metterli a confronto, per poter avere a che fare con le questioni dello speculative design che sono oggetto di critica e dibattito: le sue caratteristiche di science fiction come possono abilitare la società a scegliere delle direzioni? Come è possibile usare i dati nelle speculazioni? Come è possibile usare l’arte per abilitare riflessioni collettive sui futuri preferibili e desiderabili, e non solo tecnicamente possibili? Come è possibile evitare di colonizzare i futuri?

Ogni gruppo, guidato dai tutor, ha trasformato la propria ricerca in una mostra, seguendo un format comune: una mappa digitale che descrivesse lo scenario futuro sul territorio attuale, degli oggetti di design fiction, la documentazione del processo seguito per arrivare alle conclusioni. I concept sono stati discussi in una review interna, ed esposti al pubblico e alla città in un evento aperto, insieme ad una conferenza per affrontare i temi dello speculative design emersi e discussi nei cinque giorni insieme ai partecipanti.

Da progettisti, un output fondamentale di questa esperienza formativa è aver trasformato l’evento in un spazio temporaneo di near future, dove una neoruralità urbana e interazioni sociali basate sulla cura e la relazione erano parte della conoscenza e della ricerca. Collaborando con un gruppo di donne attiviste, sul magnifico terrazzo della RUFA i partecipanti hanno mangiato cucina macrobiotica mediterranea rivisitata, con prodotti locali (fra cui il nostro primo fungo shiitake made in Lazio). A pranzo la ritualità del mangiare insieme prevedeva il racconto delle ricette e la storia del cibo, con il suo significato, la provenienza, la sua forza inclusiva e di rivoluzione quotidiana, come insegna Slow Food. Le tradizionali gift bag sono state sostituite da tre spezie locali e un bicchiere di vetro. Si è mangiato in piatti di ceramica, lavati collaborativamente dai partecipanti. L’epica conclusione di questa school è stata la Cucina Titanica Partecipativa di Nino Galdieri: una performance che ha unito studenti, tutor e il team di SpeculativeEdu nel preparare una pasta e fagioli per 80 persone, dentro un'unica gigantesca pentola rimescolata da tutti noi.

5 giorni nel cuore di una metropoli senza generare plastica, mangiando cibo buono a km 0 in modo conviviale, per progettare una neoruralità possibile mentre ne facevamo esperienza.

CONCLUSIONI

Da docenti, a ISIA Firenze, per 5 anni abbiamo insegnato speculative/near future design [ https://www.artisopensource.net/?s=near+future ], convinti che oggi nel mondo della disruption il mestiere del designer e del progettista debba saper avere a che fare con l’immaginazione sociale del futuro, aiutando comunità, aziende, istituzioni e persone a navigare tempi complessi e in continua trasformazione.

Continuiamo a fare questo design attraverso il centro di ricerca e i suoi progetti per ottime ragioni. L’ipotesi di SpeculativeEdu ha trovato conferma nei numeri della summer school: lo speculative design è un settore in cui esiste una crescente domanda di formazione, che come istituzioni, docenti e università possiamo accogliere e soddisfare.

Nell’anno e nel mondo che ereditiamo dalla pandemia, il design orientato al futuro è diventato fondamentale: c’è bisogno di formare figure professionali nuove e sensibili, di creare progettualità vaste e diffuse che coinvolgano le persone, per generare narrative e immaginari condivisi di una realtà repentinamente mutata in cui orientarsi è problematico.

Per questo abbiamo fatto un piccolo sforzo, e tratto una monografia dall’esperienza di Neorural Future, raccontando come è stata concepita e come si è svolta: un how-to pensato per docenti, studenti, professionisti e istituzioni, che contribuisse a diffondere questi temi in questo particolare momento.

 

Salvatore Iaconesi, artista, ingegnere, hacker, è presidente e direttore scientifico del centro di ricerca HER: She Loves Data.

Oriana Persico, cyberecologista, è direttore artistico e communication scientist del centro di ricerca HER: She Loves Data.

ABSTRACT

What is speculative design? How it can help institutions, companies, communities, professionals to imagine possible but also preferable futures? In this article we synthetically describe the concept of speculative design and why today, in the era of disruption and the pandemic, this emergent fieldwork has become fundamental. To do so, we will use Neorural Futures, the summer school of the European project “SpeculativeEdu”, held in Rome in 2019.

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