© Bozzolo, concept di: Silvia Battistini, Gianni Cagnazzo, Anali Cantoral Ripas, Grazia Giulia Cocina, Monica Taverniti e Irene Vignati

Ci sono luoghi che richiamano l’insiemistica, dove l’insieme vive in equilibrio tra costanti e variabili, lo spazio diventa plurale, si sovrappongono funzioni, significati e valori, e le dimensioni pubblica e privata si confondono. Fra questi, gli ospedali sono luoghi estranei cui non si vuole pensare, dove non si va per piacere, si prova costrizione e da cui si vuole scappare; ma anche luoghi di cura e assistenza dove vengono accolte e difese le marginalità sociali, luoghi di comunità e coabitazione, oltre che di lavoro e formazione.

Nel corso della stagione pandemica sono subentrati nuovi fattori di stress a condizionare la percezione dei luoghi di cura, tra cui il senso di solitudine e di abbandono percepito da curati e curanti. Già nel 1979, uno studio evidenziava come chi è fragile, stanco o malato è maggiormente soggetto all’azione dello stress ambientale [1].

L’UMANIZZAZIONE DEI LUOGHI DI CURA TRA ARTE E ARCHITETTURA

L’ospedalizzazione presenta elementi di criticità dovuti all’ambiente nuovo e sconosciuto, al tempo percepito come dilatato rispetto ai ritmi del quotidiano, e alle relazioni, non necessariamente legate al solo sistema sociale, ma anche allo spazio fisico, che determina regole e funzionamenti differenti. Proprio su tali problematiche possono intervenire le pratiche progettuali dell’umanizzazione, che spostano l’attenzione dall’approccio bio-medicale a quello bio-psicosociale per prendersi cura della persona su vari livelli, attraverso soluzioni innovative che mitighino la condizione di disadattamento che la malattia comporta.

Se l’attenzione all’umanizzazione della cura è oggi diventata una prassi quasi consolidata, mutuata dalla profonda riflessione sulle modalità di considerare la malattia che negli ultimi anni ha coinvolto la sanità mondiale, la stessa cosa non si può dire degli spazi, che spesso anzi risultano inadeguati a supportare la relazione tra curato e curante. Sotto questo cappello l’architettura deve rispondere non solo alle necessità “di ordine funzionale, come l’accessibilità, la distribuzione degli spazi, ma anche a quelle di natura psico-emotiva e sociale delle persone, come il benessere psico-sensoriale, che costituisce un ampliamento del quadro esigenziale cui generalmente si fa riferimento” [2].

La ricerca internazionale ha ormai dimostrato come sul benessere di chi vive l’ospedale possano incidere fattori legati sia alla dimensione architettonica [3] sia a quella artistica [4], influenzando positivamente anche il processo di guarigione. L’unione di queste due dimensioni può quindi concorrere in modo significativo alla riduzione dei fattori stressogeni, in favore di un ospedale che oltre alla condizione fisica della malattia presti attenzione ad un approccio olistico alla cura e al benessere della persona.

SPAZI NEONATI E IL SOCIAL DESIGN

Nella convinzione che negli ospedali l’architettura si confronti da vicino con i propri limiti e contraddizioni, ma anche con opportunità di innovazione disciplinare e interdisciplinare, dal 2018 si è consolidata la collaborazione tra Dear Onlus e Fondazione per l’architettura / Torino che ha dato vita a Spazi Neonati, un percorso per la riprogettazione e l’umanizzazione degli spazi di relazione della TIN (Terapia Intensiva Neonatale) della Struttura Complessa di Neonatologia Universitaria dell’Ospedale Sant’Anna di Torino.

Il reparto, un’eccellenza del territorio in cui ogni anno vengono ricoverati in media 3500 neonati pretermine o con gravi patologie, è caratterizzato da un forte approccio di umanizzazione delle pratiche cliniche, ma i suoi spazi non aiutano ad affrontare un momento tanto traumatico e risultano spesso inadeguati anche rispetto alle necessità delle cure mediche.

Il percorso Spazi Neonati è stato immaginato come un momento di sperimentazione nell’ambito del social design, come progettualità che aspira a generare cambiamento attraverso un processo inedito, partecipativo e generativo di soluzioni, in grado di accrescere il valore del reparto e della sua comunità di riferimento, proponendo un approccio metodologico replicabile.

LA RIPROGETTAZIONE DELLO SPAZIO ATTRAVERSO L’ESPERIENZA PARTECIPATIVA

Con l’idea che lo spazio ospedaliero debba supportare una circolarità in cui curati e curanti, caregiver e personale medico si sentano in relazione, il progetto è stato inaugurato da un workshop partecipativo in cui architetti e studenti di architettura si sono confrontanti con medici, infermieri e genitori.

Agli architetti è stata offerta la possibilità di “disimparare” ciò che pensavano di conoscere, attraverso un’esperienza di apprendimento, condivisione e confronto aperta anche ai saperi non specialistici, con l’obiettivo di promuovere una nuova cultura del progetto che passi dalla profonda considerazione dell’utente come portatore di interessi, necessità e requisiti (human-centered design).

Gli esiti di questa giornata di ascolto e dialogo sono stati tradotti in linee guida a disposizione degli architetti partecipanti al workshop successivo, inserito all’interno del programma formativo di Fondazione per l’architettura e questa volta competitivo, che ha portato alla selezione di “Bozzolo” [5], concept architettonico premiato per la capacità di rileggere lo spazio del reparto come riflesso di chi lo vive.

“Bozzolo” rappresenta il prototipo della prima parte del processo, apprezzato sia dai soggetti coinvolti, sia dalla direzione sanitaria, con cui si è deciso di portare avanti il percorso con l’obiettivo di realizzare l’intervento.

La progettazione è stata realizzata con il contributo di un ecosistema interdisciplinare di professionalità che, oltre a Dear e Fondazione per l’architettura, ha visto coinvolti NextAtlas, servizio che offre analisi sulle tendenze emergenti, Fondazione Medicina a Misura di Donna, da anni impegnata nell’umanizzazione del Sant’Anna attraverso percorsi partecipativi in ambito artistico, una user researcher e due antropologhe, figure centrali nella conduzione e nella restituzione del percorso partecipativo.

LA RISEMANTIZZAZIONE DELLO SPAZIO ATTRAVERSO LA DIMENSIONE ARTISTICA E NUOVE PROSPETTIVE

Al fine di ripensare lo spazio non solo dal punto di vista funzionale, ma anche cognitivo-percettivo, si è poi deciso di integrare la componente architettonica del progetto con una dimensione artistica: con la curatela di Arteco, l’artista Silvia Margaria è stata chiamata a realizzare nel reparto un intervento specifico, concepito a partire da una selezione di opere delle collezioni di Banca Intesa Sanpaolo.

Questo percorso di ricerca e produzione artistica, oltre a valorizzare collezioni di grande pregio, è in grado di generare impatto sociale sul piano della fruizione di opere d’arte all’interno dei luoghi di cura e di procurare risorse utili alla realizzazione dell’intervento.

Il percorso di Spazi Neonati vedrà la luce nel 2022, finanziato filantropicamente attraverso un modello economico che unisce aziende, fondazioni e soggetti della società civile.

Nel frattempo gli ospedali stanno sempre più diventando luoghi dell’attualità: è questa un’occasione storica per ripensare anche l’architettura della cura, immaginando l’ambiente ospedaliero come supporto protesico al processo terapeutico e come grande laboratorio di progettazione sociale, di cui Spazi Neonati si propone di far parte.

NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] Folkman S., Lazarus R.S., Schaefer C. (1979), Cognitive processes as mediators of stress and coping. In: Hamilton, V. and Warburton, D. M. (Eds), Human Stress and Cognition: An Information‐processing Approach, Wiley, London, pp.265–298.

[2] Del Nord R., Peretti G. (2015), L’umanizzazione degli spazi di cura. Linee Guida, Ministero della Salute.

[3] Ulrich R.S., Zimring C.M., Zhu X., Dubose J., Seo H.B., Choi Y.S., Quan X., Joseph A. (2008) A review of the research literature on evidence based healthcare design. White Paper Series 5/5, Evidence-based design resources for healthcare executives, The Center for Health Design.

[4] Fancourt D., Finn S., Ricerca OMS 2019: Quali sono le evidenze sul ruolo delle arti nel miglioramento della salute e del benessere? Una scoping review (parte prima), WHO EURO, Health Evidence Network – Report di sintesi 67.

[5] Concept di Silvia Battistini, Gianni Cagnazzo, Anali Cantoral Ripas, Grazia Giulia Cocina, Monica Taverniti e Irene Vignati, tutor Alberto Daviso - Civico 13 (2018).

 

Anita Donna Bianco, presidente e direttore creativo di Dear Onlus, si occupa di umanizzazione degli ambienti di cura.

ABSTRACT

Nowadays attention to the humanization of care has become an almost consolidated practice, however, the same cannot be said of spaces, which often do not reflect this attention, but are inadequate to support those who experience and live in them daily. “Spazi Neonati” is a project whose aim is to redesign and humanize the spaces of relationship in Intensive Neonatal Therapy of the Neonatology University Unit of Sant’Anna Hospital in Turin. The project started in 2018 from the collaboration between Dear Onlus and Fondazione per l’architettura/Torino. A participatory workshop in which architects and students discussed with doctors, nurses and parents about major themes, was followed by a competitive phase in which a winning project was selected and finally the planning of an artistic intervention closed the first phase of the project. “Spazi Neonati” demonstrates how architecture in hospitals can closely deal with its own limits and contradictions, but also with opportunities for disciplinary and interdisciplinary innovation

 

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