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“Voglio che NextGenerationEU dia il via a un'ondata di rinnovamento europeo e renda la nostra Unione leader nell'economia circolare. Ma questo non è solo un progetto ambientale o economico: deve essere un nuovo progetto culturale per l'Europa”. Queste le parole con le quali Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea ha presentato New European Bauhaus, il piano – o meglio dire piattaforma di co-creazione - a supporto del Green Deal (la trasformazione sostenibile) dei prossimi anni, che ha l’obiettivo di rendere l’Europa il primo continente “climate-neutral” entro il 2050. Obiettivi per i quali New European Bauhaus rappresenta uno strumento di implementazione ad alto tasso di sperimentazione, da intendersi principalmente come un vero e proprio movimento culturale di lungo periodo capace di innovare pensieri e di conseguenza comportamenti, al fine di costruire una realtà post pandemica in cui sostenibilità ed estetica siano combinati e possano essere la base di una trasformazione verde.

Un progetto che in occasione del cospicuo programma di investimenti per lo sviluppo a cui stiamo assistendo, chiama a raccolta architetti, designer, artisti, scienziati per lavorare insieme alla creazione di un nuovo immaginario collettivo, e condiviso, capace di cambiare i termini dello sviluppo, in cui il benessere sia economico, sociale, ambientale. Un processo culturale che contribuisca a generare un mondo nuovo in cui sostenibilità, tecnologia e inclusione abbiano sempre più valore, consapevoli che sia necessario attenuare l’impatto della crisi mondiale, salvaguardando l’esistente ma lavorando al contempo intensamente per generare rapidamente modelli inediti. Un mondo “bello, sostenibile e inclusivo” in cui vivere, un mondo in cui l’economia sia circolare e l’impatto sociale, in cui a un cambiamento valoriale corrisponda anche una nuova estetica, un mondo fatto anche di spazi progettati diversamente e vissuti diversamente, di consumi e abitudini differenti, a cui possiamo arrivare però solo con un cambiamento prima di tutto culturale. Affinché siano i pensieri nuovi le vere fondamenta di un vivere insieme diverso, affinché siano le idee nuove a generare nuove azioni, nuove abitudini collettive e nuovi modi di vivere gli spazi.

L’approccio immaginato per “lasciare percorsi consueti e cambiare prospettiva”, vede tecnologia, economia circolare, architettura circolare, impatto sociale, nuovi diritti, parità di genere, arte, design, cultura, comunità, educazione, rigenerazione urbana, ecologia, nuove generazioni come parti del medesimo processo di co-creazione in direzione di un nuovo modello inclusivo e green. Uno scenario reso urgente dall’emergenza climatica precedente alla pandemia e dalle trasformazioni radicali di questi mesi, che hanno modificato le abitudini di vita di tutti gli esseri umani, il senso delle città, il rapporto con la natura, il rapporto tra spazio pubblico e spazio privato, tra vita privata e vita professionale.

Non stupisce quindi il nome particolarmente evocativo scelto per il progetto, che vuole espressamente creare una connessione con l’esperienza del Bauhaus che, “fondato a Weimer nel 1919 da Walter Gropius e amici, divenne velocemente un movimento internazionale per l’architettura, l’arte e il design. Ha influenzato il pensiero creativo, l’arredo, così come il paesaggio urbano nel mondo per oltre un secolo. Combinando arte e pratica, l’ingegnosa avant-gard del Bauhaus ha letteralmente aiutato a modellare la transizione sociale ed economica verso la società industriale del ventesimo secolo”. Un’esperienza da cui quella attuale riprende la capacità di “ripensare e riprogettare”, in primis. Facendo appello a un dialogo tra più discipline e al valore dell’educazione all’innovazione. Per leggere e interpretare la contemporaneità e costruire futuro. Pensando al benessere della collettività e contribuendo a trasformazioni epocali.

Superando la classica dicotomia tra arte e scienza, e il classico approccio mono-culturale, New European Bauhaus suggerisce sia all’architettura che alle altre discipline di adottare nuovi strumenti. Un approccio che chiede “bridges” (ponti) dove solitamente ci sono separazioni e che intende la creatività come frutto di un dialogo per trovare “affordable, inclusive and attractive solutions for our climate challanges” (soluzioni economiche, inclusive e piacevoli per le nostre sfide climatiche).

In proposito, Carlo Ratti, architetto e ingegnere a capo dello studio CRA, a Torino e New York, e del Senseable City Lab presso il MIT, ci scrive: “Ci troviamo oggi in mezzo a un grande processo di convergenza tra il mondo del naturale e quello dell’artificiale – tradizionale dominio del design, dell’architettura e dell’urbanistica. Da un lato, il digitale – con sensori, attuatori e intelligenza artificiale – ci consente per così dire di ‘animare l’artificiale’, per esempio facendo sì che gli edifici diventino responsivi e capaci di adattarsi in tempo reale all’ambiente circostante. Dall’altro, sono sempre più numerosi i progetti che incorporano al loro interno veri e propri pezzi di natura: non soltanto specie vegetali, ma anche materiali di origine organica con i quali realizzare progetti autenticamente circolari. Credo che questa duplice convergenza tra naturale e artificiale sia il tema centrale su cui oggi siamo tutti chiamati a lavorare, in particolare in questo momento di crisi dell’Antropocene e della sfera urbana. Per affrontare temi così complessi è necessario un approccio collaborativo, ispirato proprio alla metodologia sviluppata dalla Bauhaus nel secolo passato. Per questo credo che l’iniziativa della nuova Bauhaus Europea possa giocare un ruolo importante: chiamare a raccolta competenza trans-nazionali e trans-disciplinari per ripensare il nostro rapporto con il mondo costruito”.

Questo invita a fare infatti New Bauhaus: mettere in connessione professionalità differenti per dare visibilità alle best practice attuali e attivare al contempo processi inediti generatori di nuovi modelli, prodotti, spazi e stili di vita post pandemia nei quali tecnologia e ambiente abbiano un ruolo inedito. Al fine attivare e implementare una vera cultura della sostenibilità, un’abitudine alla sostenibilità nella domanda e offerta di beni e servizi che sia parimenti condivisa da cittadini, soggetti pubblici e privati. Una ridefinizione radicale del paradigma, quindi, nella quale forte e centrale è ovviamente il ruolo degli architetti e designer, artefici della progettazione di tutti gli spazi della nostra esistenza, messi in luce in questo caso quali “figure capaci di disegnare scenari e elaborare idee prima ancora di costruire edifici”, prendendo a prestito la definizione di Alessandro Melis (curatore di “Comunità Resilienti” alla prossima Biennale di Architettura di Venezia, il cui focus sarà proprio la lotta al cambiamento climatico).

Un piano senza dubbio prezioso e visionario, che Pier Luigi Sacco, professore di economia della cultura presso l’Università IULM di Milano ci descrive così: “La Nuova Bauhaus Europea è un progetto che dà un'impronta importante all'intera programmazione culturale europea del settennio 2021-27. Collegare strategicamente le discipline del progetto e la cultura alla più grande sfida sociale del nostro tempo, la transizione verso un'economia e una società sostenibili, è il riconoscimento della capacità della cultura di trasformare le mentalità e i comportamenti, e di agire quindi sul fronte di un cambiamento più essenziale ed imprescindibile. Questa scelta si ripercuoterà inevitabilmente su tutti i programmi europei, e rappresenta quindi un passo di enorme importanza nel collocare la cultura al centro delle politiche del prossimo decennio”.

Per questo probabilmente vale la pena ricordare che il progetto ha il compito di sostenere e implementare NextGenerationEU – solitamente indicato come Recovery Fund – il cui riferimento alle future generazioni rimanda ad un universo simbolico e valoriale potenzialmente di più ampio respiro, in grado di collocare questi importantissimi investimenti in una dimensione forse più costruttiva, di lungo periodo, nella quale tutti noi possiamo avere un ruolo attivo e responsabile nella definizione del nostro futuro insieme su questo pianeta. Ricordandoci che il programma di ripresa economico e sociale che attendiamo non riguarda solo tecnici o movimenti finanziari ma può essere inteso come un processo culturale a cui tutti siamo chiamati a prendere parte.

FASI DEL PROGETTO

Concretamente, New European Bauhaus si articolerà in un piano di sviluppo pluriennale costituito da tre fasi: la prima, “Design”, sarà di ascolto e servirà per raccogliere informazioni e attivare il network, per comprendere quali siano i bisogni e le sfide più urgenti. Sarà intesa come piattaforma per mettere in connessione ciò che già esiste e per raccogliere liberamente gli stimoli e le best practice che suggeriscano forme e modi per lo sviluppo pratico del progetto. Permettendo quindi di passare dal concept a un reale processo di co-creazione in un’ottica di bellezza, inclusione e sostenibilità. Questa prima fase terminerà con un bando e relativo New Bauhaus Prize, concepiti per selezionare e dare sostegno economico ai progetti già esistenti e particolarmente in linea con i valori del programma (qualità, sostenibilità, inclusione).

La seconda fase, “Delivery” si concentrerà sullo sviluppo di cinque casi pilota distribuiti sul territorio europeo, che saranno “laboratorio” anche per tutti i partecipanti alla fase precedente, e costituiranno un materiale in costante divenire per individuare modelli, elementi di replicabilità, criticità, quindi conoscenze ampie su queste pratiche che saranno messe a disposizione di amministrazioni, architetti, designer, così come di università, aziende, cittadini.

La terza fase “Dissemination”, avrà il compito di comunicare su larga scala le esperienze e conoscenze acquisite per aumentare la qualità della vita dei cittadini nel rispetto dell’ambiente, sia incentivando nuove pratiche e nuove abitudini sia sostenendo lo sviluppo di nuovi prodotti e mercati.

RIFERIMENTI

https://europa.eu/new-european-bauhaus/index_it

https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/AC_20_1916

ABSTRACT

Recently, Ursula von der Leyen, President of the European Commission, presented the New European Bauhaus (NEB), the plan to support the Green Deal, in order to be the first climate-neutral continent. A goal for which NEB represents an experimental high-level implementation tool, that should mainly be considered as a real long-term and multidisciplinary cultural movement. Capable of innovating thoughts, and consequently behaviors, it aims at building a post-pandemic reality in which sustainability and aesthetics will be combined together and able to be the basis of a green transformation. A cultural movement, that learning from the celebrated Bauhaus, will be able to combine different knowledge to interpret its own time and respond to contemporary challenges, contributing to progress and the collective future, in order to make it “beautiful, sustainable, and inclusive”.

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