Gli investimenti per turismo e cultura “non siano diretti solo alla costruzione/miglioramento di infrastrutture digitali e materiali ma anche nel rafforzamento del sistema di imprese e nell’empowerment del capitale umano”. Bisogna pensare non solo “ad investimenti pubblici ma anche a strumenti innovativi di coinvolgimento della filiera culturale e creativa in forme di partenariato pubblico- privato, a base cooperativa”. E va dato “un peso maggiore alla riqualificazione e rigenerazione del lavoro culturale, anche in virtù del potenziale impatto rispetto alle priorità trasversali, sud, giovani e parità di genere”. E' quanto rileva CoopCulture nelle osservazioni sul Piano nazionale di ripresa e resilienza inviate alla commissione Cultura della Camera.

Per CoopCulture, ai fini della riqualificazione dei grandi attrattori e dei siti minori, andrebbero previste “sia nella fase di co-progettazione sia in quella di gestione, forme di governance integrata e trasversale (tra i diversi livelli e settori istituzionali, le università, le parti sociali) e di gestione partecipata (con le imprese culturali e territoriali e il terzo settore) per un riuso innovativo”. E “progettazioni su scala territoriale e intersettoriale per attivare una filiera più ampia dalla cultura, alla mobilità, all’artigianato e produzioni locali, al turismo”. Anche il piano di digitalizzazione, “inteso solo come investimento pubblico, rischia di produrre un capitale digitale ma di non attivare quella filiera di imprese culturali e creative che possono trasformarlo in risorse educative e artistiche, turistiche, di intrattenimento culturale, di socializzazione, di inclusione sociale e di fruizione in loco o a distanza”. Per cui serve “coinvolgere nel processo e sostenere le imprese culturali (oggi troppo piccole e frammentate) nella ristrutturazione e integrazione in piattaforme di rete, anche a trazione della grande impresa, in grado di tutelarne diritti e potenziarne il mercato. E potenziare e formare il Capitale umano (formazione di dipendenti e laboratori di incubazione di nuove professionalità con le Università)”.

“Investire su Roma vuol dire non solo rilanciare i grandi attrattori verso il turismo nazionale e internazionale, ma anche garantire l’emersione di un turismo di prossimità e la fruizione culturale a livello locale come immenso potenziale di sviluppo e occupazione, che necessita di un approccio mirato e diversificato”, segnala CoopCulture che propone “un intervento da tradurre in tre macro aree, dal centro alla periferia, per un approccio necessariamente policentrico, diffuso, multidisciplinare e condiviso”.

CoopCulture indica alcune riforme necessarie: “Il riconoscimento dell’impresa culturale e creativa, del suo ruolo indispensabile nella sostenibilità, per accedere, in tutte le forme e dimensioni, ad un regime di agevolazioni, semplificazioni, sburocratizzazioni e al sostegno alla costruzione di reti anche con le grandi imprese labour intensive; il superamento del modello attuale delle gare verso forme di partenariato pubblico-privato per progetti partecipati e integrati di investimento, gestione, messa a valore del patrimonio, in specie se con partner come la cooperazione, in grado di coniugare specializzazione, imprenditorialità, occupazione qualificata, radicamento territoriale e interesse generale; una cornice normativa unitaria per tutto il lavoro culturale, che tuteli anche la sua diversità”.
 

 

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