Alberto Ronchey, Antonio Paolucci e Lorenzo Ornaghi. Questi i ministri che hanno guidato i Beni culturali durante i tre governi tecnici che si sono avvicendati nel corso della storia della Repubblica. In attesa che il presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi, sciolga la riserva, AgCult ripercorre rapidamente le esperienze dei tre responsabili del Collegio Romano al tempo degli esecutivi tecnici.

ALBERTO RONCHEY

Nell’aprile 1993, il presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi, incaricato dal capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro, confermò al ministero dei Beni culturali e ambientali Alberto Ronchey che era stato chiamato a reggere il Collegio Romano nel giugno dell’anno precedente durante il governo di Giuliano Amato. Proprio nel corso di questa sua prima esperienza ministeriale, nel gennaio 1993, vide la luce la cosiddetta “Legge Ronchey” con la quale venne promossa la creazione nei musei statali di “servizi aggiuntivi” quali ristorazione, vendita di libri, cataloghi, riproduzioni a stampa o a calco, videocassette, videodischi. Il provvedimento, considerato “rivoluzionario” per l’epoca, affidava la gestione di questi servizi, mediante gare, a privati “che in più sedi offriranno i maggiori benefici e la migliore qualità dei prodotti”. Docente di Sociologia, scrittore e giornalista, Ronchey viene ricordato durante la tappa al Collegio Romano anche per la decisione di ampliare l'orario di apertura dei musei ed evitare chiusure estive e festive ricorrendo alla mobilità del personale, al volontariato e alle persone in cassa integrazione. “Sfrattò”, inoltre, la musica rock dall'Arena di Verona, la lirica dalle Terme di Caracalla (che tornò nel 2003) ed ambulanti e bancarelle da piazza San Marco e dal loggiato degli Uffizi. La sua esperienza da ministro si chiuse nel gennaio 1994, assieme al governo Ciampi che si dimise con l’approvazione della nuova legge elettorale maggioritaria, il Mattarellum.

ANTONIO PAOLUCCI

Nel gennaio 1995, con Lamberto Dini a Palazzo Chigi, ecco il secondo ministro tecnico dei Beni culturali e ambientali: lo storico dell’arte Antonio Paolucci che tenne il dicastero fino al maggio 1996. Primo soprintendente chiamato a ricoprire questo incarico, così commentò a caldo la nomina: “Sono sorpreso e lusingato. Intendo svolgere il mio lavoro come un tecnico in un ministero politico, con tutti i rischi e le ambiguità che questo comporta”. Tra gli obiettivi fissati da Paolucci quello di assegnare completa autonomia amministrativa ai grandi sistemi museali italiani, a cominciare dagli Uffizi, Brera, Galleria Borghese e Capodimonte, ma un ddl in questa direzione si arenò nel corso dell’iter parlamentare. Nulla di fatto anche per un secondo progetto al quale aveva pensato il ministro: la creazione di un albo dei restauratori. Andò in porto, invece, il piano paesistico della Campania. Durante il dibattito sulla Finanziaria, nell’autunno del ’95, Paolucci criticò la possibile regionalizzazione dei beni culturali. “Sarebbe pericolosissima per il patrimonio italiano – le parole del ministro -. In Italia non è proponibile la suddivisione in due del patrimonio artistico, una parte di interesse nazionale, l'altra locale. O la tutela dei beni culturali è totale o non si può parlare di tutela. Il passaggio alle Regioni delle competenze sui beni culturali avrebbe oggi un effetto devastante”.

LORENZO ORNAGHI

Nel novembre 2011, presidente del Consiglio Mario Monti, al ministero dei Beni culturali arrivò Lorenzo Ornaghi in carica fino all’aprile 2013. Rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, in occasione di una delle sue prime uscite pubbliche da titolare del Mibac elencò una serie di iniziative alle quali avrebbe voluto mettere mano: riformare le Fondazioni lirico-sinfoniche, utilizzare al meglio le risorse Ue, rivedere il disegno di legge per l'accesso alla professione di restauratore, lavorare a quello sulla qualità architettonica e sollecitare il ddl per l'inasprimento delle pene per reati contro il patrimonio culturale. Con Ornaghi ministro nell'aprile 2012 arrivò il via libera della Commissione europea sul Grande Progetto Pompei e il mese successivo fu emanato il decreto che attribuì alla Fondazione Teatro alla Scala di Milano il riconoscimento di forma organizzativa speciale. Ad ottobre scelse Giovanna Melandri come nuovo presidente del Maxxi con la motivazione di “aver avuto il merito di avviarne il progetto ed intuirne le potenzialità”. Nel maggio 2012 minacciò di dimettersi se fosse passato il progetto di realizzare la nuova discarica di Roma a Corcolle, a poche centinaia di metri dagli scavi di Villa Adriana. “Se insistono in questa direzione troveranno un ministro più disponibile. Io non ci sto – tuonò Ornaghi -. I vincoli paesaggistici e archeologici che insistono su quell'area non sono derogabili per nessun motivo. Non possiamo permetterci un'ondata di legittime critiche internazionali. Per il bene del Paese, Villa Adriana e il suo ambiente storico-naturalistico non possono essere sfregiati”. Pochi giorni dopo il Consiglio dei ministri abbandonò l'ipotesi Corcolle e a rassegnare le dimissioni da commissario straordinario all'emergenza rifiuti fu il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro.

 

Articoli correlati