© Con gli occhi delle bambine. Atlante dell’infanzia a rischio 2020, Save the Children

Contributo ricevuto in risposta alla prima “call for papers” di Letture Lente, a cura di Flavia Barca

 

L’Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children è una pubblicazione che offre ogni anno, da undici anni, una fotografia della situazione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, ricca di dati, mappe e analisi che intendono rappresentare un contributo alla riflessione e alla definizione di politiche e interventi che riguardano bambine, bambini, ragazze e ragazzi in Italia. L’ultima edizione, pubblicata lo scorso 20 novembre in occasione dell’anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, è dedicata in particolare al mondo delle bambine e delle ragazze, ritenendo fondamentale portare l’attenzione su di loro, soprattutto in questo momento, e guardare il mondo con i loro occhi.

Gli effetti della pandemia rischiano di essere ancor più pesanti sulle bambine e sulle ragazze, che già scontano in prima persona un gap con i coetanei maschi, che affonda le proprie radici proprio nell’infanzia. Un divario di genere, alimentato da diseguaglianze sistematiche e ampiamente diffuse nel nostro Paese, che non accenna a ridursi, nonostante bambine e ragazze siano più brave dei loro coetanei a scuola, abbiano meno bocciature e abbandoni scolastici, si mostrino più resilienti e cooperative, abbiano competenze maggiori in lettura e in italiano e arrivino a laurearsi molto più dei ragazzi.

Sfogliando le oltre 100 mappe e infografiche dell’Atlante, emerge infatti che, tra i minori tra i 6 ei 17 anni, le bambine e le ragazze leggono più dei maschi (non ha l’abitudine alla lettura il 53,6% dei maschi contro il 41,8% delle ragazze) e le ragazze hanno performance scolastiche migliori dei coetanei: se, tra i maschi, più di 1 su 4 (26,1%) non raggiunge le competenze sufficienti in matematica e in italiano, questa percentuale si abbassa al 22,1% per le ragazze.

L’istruzione e i risultati positivi a scuola rappresentano il principale fattore protettivo per le giovani nelle scelte di vita e all’ingresso nel mondo del lavoro, e il fallimento formativo le espone ad un futuro lavorativo irto di difficoltà e di rischi. Una percezione che spinge a studiare, fino ad ottenere una laurea, un terzo delle giovani, a fronte di solo un quinto dei giovani maschi, uno dei gap più ampi d’Europa: tra le 30-34enni il 34% è laureata, mentre tra i 30-34enni maschi lo è solo il 22%.

Ma impegno, tenacia e dedizione allo studio sembrano non bastare: nonostante i migliori risultati durante il loro percorso di studio, gli ostacoli e gli svantaggi attendono le giovani al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro. In generale, infatti, il nostro Paese detiene uno dei tassi di occupazione femminile più bassi in Europa. Nel 2019, il tasso di occupazione delle giovani laureate tra i 30 e i 34 anni era del 76% contro l’83,4% dei maschi, mentre tra le giovani diplomate senza la laurea le occupate erano solo il 56,7% a fronte dell’80,9% dei coetanei maschi. Senza un diploma di scuola superiore, le occupate sono un esiguo 36,3%, a fronte del 70,7% dei coetanei maschi.

Nel mondo del lavoro, poi, le persistenti forme di discriminazione verso le donne fanno deragliare le prospettive di molte ragazze determinando un gap ancora significativo nelle percentuali di NEET tra i generi, che vedono più ragazze ai margini di ogni progetto per il loro futuro. In Italia, i giovani in questa condizione a fine 2020 sono 2.127.000, di cui 1.140.000 ragazze, raggiungendo così i livelli del 2016. Sicilia e Calabria, rispettivamente al 39,9 e al 36,2%, sono le regioni con più giovani ragazze ai margini; Trentino Alto Adige e Veneto le più virtuose, rispettivamente al 14,6% e al 15,6%. Una situazione che, in base ai dati sul mercato del lavoro degli ultimi mesi, è peggiorata per la crisi seguita all’emergenza Covid-19.

Nonostante le performance delle bambine e delle ragazze nel percorso scolastico siano complessivamente migliori, si registra un divario nelle materie scientifiche già ravvisabile dal secondo anno della scuola primaria, e alla fine della primaria ottengono un punteggio medio ai test Invalsi di matematica di 4,5 punti inferiore rispetto ai coetanei, uno svantaggio che sale a -6 punti al 2° anno delle superiori, fino a -10 punti all’ultimo anno delle scuole superiori.

Questa elevata ‘specializzazione’ di genere nell’ambito delle competenze scolastiche si riverbera poi nella scelta dell’indirizzo di studio, che rafforza queste differenze, e di conseguenza della facoltà universitaria. Secondo i dati forniti a Save the Children dal Miur relativi al 2019, tra i diplomati nei licei i ragazzi sono più presenti in quelli scientifici (il 26% di tutti i diplomati, rispetto al 19% delle diplomate) mentre le ragazze sono più presenti nei licei umanistici-artistici (il 42% di tutte le diplomate, solo il 13% dei diplomati). Allo stesso modo, solo il 22% delle ragazze si sono diplomate in istituti tecnici, a fronte del 42% dei maschi. Quando si iscrivono all’università, poche scelgono le facoltà in ambito scientifico-tecnologico (STEM): solo il 16,5% delle giovani laureate tra i 25 e i 34 anni ha conseguito il titolo in questo settore, a fronte di una percentuale più che doppia (37%) per i maschi. Un percorso che conduce alla segregazione orizzontale nel lavoro e nelle carriere, nei settori più innovativi (STEM e ICT).

I dati dell’Atlante mettono in evidenza quella che abbiamo definito l’”illusione della parità” delle bambine e delle ragazze, che a scuola godono complessivamente di una condizione di parità con i coetanei, anzi sono più brillanti nelle performance scolastiche e in particolare nella lettura. Ma le aspettative si infrangono al primo confronto con il mondo del lavoro. Bambine e ragazze in Italia pagano sulla loro pelle disuguaglianze di genere sistematiche e ben radicate nella nostra società, che si formano già nella prima infanzia, e che, con la pandemia, sono deflagrate. Servono interventi mirati, quali piani formativi e interventi di sostegno all’educazione, che definiamo doti educative, per promuovere tra le bambine e le ragazze, a partire da quelle che vivono nei contesti più svantaggiati, l’acquisizione di fiducia nelle proprie capacità in tutti i settori. Anche nella matematica, le scienze, l’ingegneria e le tecnologie digitali, superando stereotipi di genere che vedono le ragazze e le donne meno impegnati in questi settori.

Senza un intervento tempestivo e mirato, oggi rischiamo un’impennata nel numero delle NEET, cancellando le aspettative di futuro di più di un milione di ragazze in Italia. È un rischio concreto, se solo si guardano i dati più recenti, come il calo del 2,7% dell’occupazione femminile nel 2020, già storicamente tanto fragile in Italia, rispetto all’anno precedente, con una perdita secca di 264mila occupate. La mancanza di servizi per la prima infanzia e la necessità di prendersi cura dei bambini in questa fase difficile sta inoltre pregiudicando il futuro lavorativo delle mamme. Occorre invertire la rotta, per non doverci svegliare dalla pandemia in un mondo del lavoro tutto al maschile, con l’effetto di scoraggiare le ragazze che sono oggi impegnate in un percorso educativo già ricco di ostacoli. È necessario partire dalle donne e dalle bambine, non solo a parole, ma con investimenti e obiettivi precisi che riguardino il mondo del lavoro, così come i servizi per la prima infanzia, i percorsi educativi all’interno delle scuole, così come il contrasto ad ogni forma di violenza di genere e il sostegno al protagonismo delle stesse ragazze.

Quanto sia importante la fruizione di cultura per le ragazze e per contrastare la povertà educativa, mi fa piacere ricordarlo essendo ospite di Letture Lente di AgCult. Esiste un forte legame con l’offerta sui territori e l’organizzazione scolastica per la fruizione di occasioni culturali e ricreative, come teatri, mostre, musei, monumenti, che risulta ancora più rilevante nei contesti più deprivati nelle città del nostro Paese. Nel 2018-2019, il 67% dei 16-17enni nell’arco dell’anno non è mai andati a teatro, nel Mezzogiorno quasi 3 ragazzi su 4. Anche qui si manifesta un divario di genere di quasi 10 punti percentuali, con le ragazze più curiose fruitrici di eventi e occasioni culturali, anche se non in tutti i settori. Nel caso di visite ai monumenti, ad esempio, il divario tra ragazze e ragazzi è più contenuto, forse perché si tratta di attività normalmente organizzate dalla scuola. In media, comunque, i ragazzi che non hanno visitato alcun monumento sono il 65%, le ragazze il 61%. Più consistente invece la differenza tra maschi e femmine che non hanno visitato nel corso dell’anno, una mostra o un museo: il 53,5% dei maschi e il 47,7% delle femmine. Tra le ragazze, c’è anche uno zoccolo duro dell’11,5% che in un anno ha visitato almeno 4 volte un museo o una mostra. Colpisce come, in un Paese che custodisce un vastissimo patrimonio culturale, artistico e archeologico, circa metà degli adolescenti non abbia mai messo piede in un museo o visitato una mostra nell’arco di un anno, con picchi del 63% nel Mezzogiorno. Non stupisce invece che le ragazze “consumino” più cultura dei maschi in ogni settore, dai musei, agli spettacoli alla lettura, perché esiste un effetto di traino reciproco fra le diverse pratiche culturali, anche tra i più giovani. Unica attività a cui i maschi dedicano tempo e passioni più delle loro coetanee sono gli eventi sportivi.

La scuola e il mondo della cultura sono quindi fondamentali per il contrasto della povertà educativa e per consentire di far fiorire competenze e talenti delle ragazze, superando gli stereotipi di genere, che rappresentano un ulteriore ostacolo, per tutte le ragazze e in particolare per coloro che provengono da contesti socio-economici più fragili. L’alleanza fra scuola, mondo della cultura e terzo settore, ad esempio con lo strumento dei patti educativi territoriali, può rappresentare un’opportunità di mettere a sistema le risorse e garantire maggiori e migliori opportunità per bambine, bambini, ragazze e ragazzi, soprattutto in un momento complesso come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia, che però può rappresentare uno stimolo all’innovazione.

Inoltre i fondi che riceveremo da Next Generation EU e la definizione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rappresentano un’occasione unica di definire un piano trasversale, con un approccio di mainstreaming di genere, per affrontare e superare le discriminazioni di genere che penalizzano le donne, che rappresentano invece una risorsa fondamentale non ancora valorizzata. L’importanza di un impegno di risorse per le donne è stata chiesta con determinazione anche da “Il giusto mezzo”. E se per uscire dalla crisi il nostro Paese intende davvero scommettere sulle capacità delle donne, questa scommessa dovrà partire dalle bambine, e da quelle che vivono nei contesti più svantaggiati.

Ricordiamo infine che l’Italia quest’anno guida il G20 e ha scelto di dedicare alle donne uno dei gruppi che prevedono il coinvolgimento di “attori sociali”, i cosiddetti Engagement Groups, che conducono i loro lavori in modo indipendente rispetto ai Governi, presentando formalmente alla Presidenza le loro raccomandazioni prima del Vertice finale, il Women20, guidato da Linda Laura Sabbadini. Questo spazio di riflessione, che prevede la definizione di raccomandazioni e di una road map, potrebbe essere un’occasione importante per porre l’accento anche sulle bambine e sulle ragazze: poiché gli stereotipi di genere e la violenza di genere si contrastano a partire dalle bambine e dai bambini, è quindi molto importante estendere lo sguardo anche a loro, rendendole protagoniste di questo percorso.

I dati e le analisi che si trovano nelle pagine della nostra pubblicazione tracciano un percorso impegnativo, ricco di ostacoli, sfide, problemi per le ragazze. Ma danno anche evidenza della loro capacità di resilienza, del loro saper fare di più anche con meno risorse e della loro spinta a proiettarsi verso l’esterno, ad impegnarsi nella vita pubblica, con una lettura della realtà attenta e consapevole.

Un invito, in conclusione, ad affrontare questo viaggio nel mondo dell’infanzia, ricco di dati, elaborazioni e mappe, di voci di esperte e di studiosi, di ragazze e ragazzi, di scrittrici e scrittori, di illustrazioni e fotografie, che ci hanno aiutato a guardare la realtà aggiungendo una prospettiva di genere, con gli occhi delle bambine e delle adolescenti.

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Fosca Nomis. (Torino, 1976) È responsabile del Dipartimento di Advocacy e Policy Italia – Europa di Save the Children Italia dal 2016. Dal 2009 al 2016 ha lavorato presso la società Expo Milano 2015, coordinando la partecipazione delle organizzazioni della società civile all’Esposizione Universale di Milano, e delle aziende che partecipavano con un padiglione tematico. È stata consigliera comunale del Comune di Torino dal 2011 al 2016, Presidente della commissione legalità e coordinatrice per il Piemonte di Avviso Pubblico. Dal 2017 al 2019 ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione del Consorzio per il Sistema Informativo del Piemonte. Da novembre 2019 è Coordinatrice Protocollo Etica e Sostenibilità dell’OI del Pomodoro da Industria del Bacino del Centro Sud Italia e da dicembre 2020 fa parte del Comitato Etico dell’OI del Pomodoro da Industria del Bacino del Centro Sud Italia.

 

ABSTRACT

The maps, illustrations and photographs, the voices of experts, scholars and writers of the 11° edition of Save the Children's Atlas of Childhood at Risk show us the world from a gender perspective, through the eyes of girls and adolescents. Despite resilience and better educational performances, since early childhood girls face obstacles and disadvantages, and their educational choices are influenced by a high degree of gender 'specialisation' which finally leads to “horizontal segregation” in work and careers, almost totally excluding them from the most innovative sectors (STEM and ICT) and often putting them at the margins of any plans for the future, especially in Southern Italy. The effects of Covid-19 threaten worsening this situation. Decisions and investments regarding employment, early childhood services, educational paths, a strong fight against all forms of gender-based violence and support for the protagonism of girls themselves - particularly those living in the most disadvantaged contexts - are essential. Especially at this time, made worse by the pandemic, an alliance between school, culture and the third sector, for example through territorial educational pacts, is crucial to combating educational poverty. A unique opportunity to overcome gender discrimination against women, starting with girls, is represented by the funds of Next Generation EU and the definition of the National Recovery and Resilience Plan together with the G20, led by Italy in 2021, where the Engagement Group dedicated to women will present recommendations and a road map before the final summit led by Linda Laura Sabbadini.

 

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Un percorso di ascolto realizzato in partnership con

Soroptimist International d’Italia Club di Torino, in occasione del 70mo anniversario dalla fondazione, ha delineato una strategia di azione che punta sulla cultura come risorsa per una trasformazione sociale responsabile: una risposta alle sfide dello scenario pandemico che sta generando nuove diseguaglianze e profonde ferite, a livello personale e dei sistemi sociali, compromettendo diritti.

Il Soroptimist è una associazione mondiale di donne di elevata qualificazione professionale, provenienti da diverse aree, al fine di favorire il dibattito interno e la circolazione di idee per agire efficacemente a favore di una società più giusta ed equa, attraverso azioni concrete per la promozione dei diritti umani, del potenziale femminile e dell’avanzamento della condizione delle donne, coniugando locale, nazionale e internazionale.

www.soroptimist.it/club/torino.it

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