Foto Alessia Ciacciarelli

“Una mostra di grande raffinatezza ed eleganza, che nasce da lontano ed è il frutto della collaborazione tra diverse istituzioni a dimostrazione di come il Sistema Museale Nazionale su cui stiamo lavorando non deve essere solo una realtà sulla carta o all’interno della piattaforma che stiamo realizzando, ma deve essere una realtà fatta di buone pratiche, collaborazioni e reti, perché senza reti non si può andare lontano”. Così il Direttore Musei del Mibact, Massimo Osanna, ha presentato l’esposizione “Pompei 79 d.C. Una storia romana” - promossa dal Parco archeologico del Colosseo con la collaborazione scientifica del Parco Archeologico di Pompei e del Museo Archeologico Nazionale di Napoli - che resterà aperta al secondo ordine del Colosseo dall’8 febbraio al 9 maggio 2021. Presenti, oltre a Osanna, anche la direttrice del ParCO, Alfonsina Russo, il direttore del Mann, Paolo Giulierini e il direttore del Grande Progetto Pompei, Mauro Cipolletta. Una storia mai tentata prima del lungo rapporto tra Roma e Pompei, che prova a restituire in maniera compiuta il complesso dialogo che lega le due realtà più famose dell’archeologia italiana, dalla Seconda guerra sannitica all’eruzione del 79 d.C. Un racconto dall’alto valore scientifico, basato sulla ricostruzione delle relazioni sociali e culturali rintracciabili in particolare attraverso la ricerca archeologica.

“Questa è da un lato una giornata di gioia e di speranza, dall’altro di tristezza: avremmo voluto avere con noi anche Mario Torelli (scomparso a metà settembre, ndr), che ha costruito l’intero percorso della mostra e il catalogo”, ha evidenziato Alfonsina Russo. “L’esposizione si inserisce nell’ambito di un progetto organico di collaborazione tra il Parco archeologico del Colosseo, il Parco archeologico di Pompei e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che si svilupperà nel tempo attraverso uno scambio di professionalità ed esperienze e soprattutto attraverso azioni sinergiche finalizzate a una conoscenza sempre più diffusa dei valori culturali che i rispettivi contesti esprimono. La mostra dedicata al rapporto tra Roma e Pompei intende presentare due realtà differenti sotto molti punti di vista, eppure tanto vicine. Roma, paragonabile alle grandi “megalopoli” dell’antichità come Alessandria o Cartagine, con i suoi immensi spazi e la sua monumentalità. Pompei racchiusa nei suoi contenuti confini all’ombra del Vesuvio”.

La mostra, curata da Mario Torelli, diventa quindi anche l’occasione per ricordare il grande archeologo recentemente scomparso. Studioso del mondo antico a tutto campo, ma anche intellettuale impegnato, Torelli è stato un padre fondatore della nuova scuola archeologica italiana, trasmettendo ai molti suoi allievi la passione militante per una conoscenza interdisciplinare e senza frontiere. Pompei 79 d.C. Una storia romana porta al contempo avanti un innovativo percorso di ricerca sulla città vesuviana, percorso che ha accompagnato il Parco archeologico di Pompei attraverso numerose rassegne, tutte con l’organizzazione di Electa, nel corso delle quali Pompei è stata messa a confronto con le diverse identità culturali che hanno intrecciato la sua duplice storia: dal mondo antico (Egitto, Greci ed Etruschi) alla riscoperta moderna, che dal Settecento in poi ha segnato in profondità l’arte e la cultura europea.

LA MOSTRA

Le circa 100 opere accuratamente selezionate per la mostra dalla forte identità visiva affidata a Lorenzo Mattotti, e con il progetto di allestimento e grafico a cura di Maurizio Di Puolo, illustrano in maniera emblematica il dialogo tra i due centri, facendo emergere il progressivo allineamento di Pompei ai modelli culturali che si impongono a Roma nel corso della formazione del suo dominio mediterraneo. Una lunga storia che comincia nel momento in cui la Roma repubblicana inghiotte nella sua orbita molte comunità campane, alla fine del IV secolo a.C., e prosegue per quattro secoli, fino ai drammatici momenti dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Non un confronto, impensabile per dimensioni e realtà storica dei due centri, ma piuttosto una narrazione di come l’Urbe costituisca un modello per la città più famosa della sua sterminata periferia, la quale a sua volta, attraverso il paradossale caso di una distruzione conservativa, ci permette di guardare al mondo romano come nessun altro sito dell’antichità.

IL PERCORSO

La mostra è suddivisa in tre grandi sezioni – la fase dell’alleanza, la fase della colonia romana, il declino e la fine –, intervallate da intermezzi dedicati a due momenti cruciali che hanno segnato la lunga storia di Pompei: l’assedio romano dell’89 a.C. e il terremoto del 62 d.C. Si inizia quindi con la lunga fase che vede Pompei, piccolo centro portuale del mondo sannitico, fedele alleata di Roma nella sua espansione mediterranea: le guerre di conquista; i commerci internazionali; l’affermazione in Italia di una nuova cultura caratterizzata dall’ostentazione del lusso; le questioni legate all’identità e alla “forza della tradizione”, a partire dal ruolo della religione. Il racconto prosegue poi con la profonda trasformazione che investe Pompei e il mondo romano nel corso del I secolo a.C., dalle guerre civili alla nascita dell’impero: la fondazione violenta a Pompei di una colonia di veterani dell’esercito romano, con i conseguenti mutamenti sociali e culturali; la riorganizzazione imposta da Augusto, che si serve di forme innovative per promuovere la coesione sociale (culto imperiale) e la comunicazione visiva delle parole-chiave del nuovo regime (arte augustea); il ruolo delle classi dirigenti locali nel mantenere il consenso verso Roma e la mobilità sociale, con l’emergere di nuove classi di arricchiti (liberti). Chiude quindi il percorso il repentino declino della città vesuviana, compreso tra il violento terremoto del 62 d.C. e la definitiva distruzione del 79 d.C.

 

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