È partito martedì, con un evento online che ha chiamato a raccolta i suoi 19 partner provenienti da 13 paesi, il progetto 4CH (Competence Centre for the Conservation of Cultural Heritage), per la creazione del primo Centro di Competenza europeo per la conservazione del patrimonio culturale.

4CH sarà una grande rete virtuale distribuita, coordinata dall’Italia con l’INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, e gestita insieme a un parternariato formato da soggetti pubblici, come l'Università di Bologna, il PIN di Prato (società consortile di servizi didattici e scientifici per l’Università di Firenze), Istituto Centrale per il Catalogo Unico (ICCU) a cui si affianca l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) del MiBACT, e soggetti privati come INCEPTION (spin-off dell’Università di Ferrara), che metterà a disposizione di aziende e operatori del settore conoscenze, competenze, tecnologie e servizi per la preservazione e la conservazione di opere, monumenti e siti. Il progetto, che è stato finanziato con quasi 3 milioni di euro nell’ambito di Horizon 2020, sarà operativo in tre anni, al termine della prima fase, che servirà per costituire l’infrastruttura logistica e gestionale.

L’Università di Bologna partecipa a 4CH come core-partner con un team del Dipartimento di Architettura coordinato dalla professoressa Danila Longo. L'attività degli studiosi dell'Alma Mater si innesta sull'esperienza del progetto europeo ROCK, di cui il Dipartimento di Architettura è stato coordinatore scientifico, con un contributo nella definizione della struttura e dell’organizzazione del Competence Center. 4CH opererà infatti come un'infrastruttura virtuale capace di fornire competenze, consulenza e servizi attraverso le attuali tecnologie digitali.

In particolare, l’attività di 4CH si articolerà in tre ambiti di lavoro principali: la modellazione digitale in 3D dei monumenti e dei siti, come strumento di documentazione, per l’integrazione delle informazioni sui monumenti; gli strumenti semantici, per archiviare la documentazione attraverso metadati inseriti in modelli semantici progettati per classificare e rendere reperibili i dati a posteriori; le analisi scientifiche, come supporto alla conservazione e al restauro.

"4CH è un progetto ambizioso che grazie a multidisciplinarietà, competenze e tecnologia propone un approccio solido e distribuito per tutelare la ricchezza e la varietà del patrimonio culturale europeo portando innovazione nella tradizione", sottolinea Francesco Taccetti, ricercatore INFN responsabile europeo del progetto 4CH.

"I ricercatori dell'Alma Mater faranno riferimento e mapperanno esperienze internazionali, best practices sulla digitalizzazione avanzata in Europa nel campo della conservazione del patrimonio culturale", aggiunge Danila Longo. "Contribuiranno alla definizione di procedure e protocolli per l'accesso ai servizi, come rilascio di standard, formazione e capacity building, supporto in innovazione e nei progetti, gestione dati, definizione delle politiche, valutando anche la sostenibilità finanziaria e definendo la governance del futuro centro di competenza".

L’obiettivo principale di 4CH sarà preservare il patrimonio culturale europeo, sfruttando le più innovative tecnologie digitali esistenti. Un’alleanza tra arte, scienza e tecnologia, che consentirà di realizzare modelli 3D dei maggiori siti e monumenti europei, integrati con i risultati delle analisi diagnostiche sui materiali, per costituire una documentazione ricca e preziosa, e in continuo aggiornamento. I dati e le informazioni saranno messi a disposizione di esperti di varie discipline, che lavoreranno in modo integrato per monitorare lo stato di salute del nostro patrimonio culturale, valutare i rischi a cui è sottoposto, e definire interventi di restauro o ricostruzione in caso di danno dovuto al naturale degrado o a disastri ambientali.

L’intera infrastruttura di 4CH si baserà su un'infrastruttura cloud dei beni culturali per l’archiviazione e la gestione dei dati e sfrutterà un sistema di calcolo ad alte prestazioni (HPC) per elaborazioni complesse, grazie anche all’impiego di intelligenza artificiale. I servizi informatici si inquadrano nel modello federato di cloud europeo di EOSC.

 

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