Troppo fragili per viaggiare tra l’Italia e gli Stati Uniti. A certificare il rischio di danni seri e permanenti per gli argenti di Morgantina, pregiato servizio composto da 16 pezzi, una serie di indagini diagnostiche compiute nel 2014 nel museo archeologico di Aidone, piccolo comune in provincia di Enna. Per questo la comunità, negli ultimi anni sempre più attenta alla sorte dei propri beni culturali, grazie anche all’operato di associazioni locali come l’Archeoclub Aidone-Morgantina, chiede adesso che venga rivista la Convenzione siglata nel 2006 tra il Metropolitan Museum di New York ed il Ministero per i Beni Culturali, che prevede la spola del tesoro di Eupolemo tra l’Italia e gli Stati Uniti ogni quattro anni per quarant’anni. 

“Gli argenti sono rientrati ad Aidone nel dicembre del 2010 dal Metropolitan Museum di New York, che nei primi anni ottanta li aveva acquistati all'asta in due lotti differenti e se li era tenuti nella propria collezione - spiega ad AgCult Serena Raffiotta, archeologa ed assessora al Patrimonio culturale di Aidone - Poi dopo alcune indagini e trattative diplomatiche è stato possibile individuare all’estero e rimpatriare in Italia i reperti trafugati da Morgantina. Nel 2010 vengono quindi restituiti. Ma, sulla base di un accordo internazionale siglato tra il Ministero per i Beni Culturali, il Metropolitan di New York e la Regione Siciliana, che prevedeva la restituzione di tanti altri reperti dall'America, viene inserita una clausola a cui all'epoca nessuno si oppose. Noi ne siamo venuti a conoscenza solo dopo che era stato siglato l'accordo. La clausola - prosegue - prevede che dal 2010, cioè da quando sono stati restituiti, e per quarant’anni, quindi fino al 2050, i reperti ogni quattro anni viaggino tra il Metropolitan ed Aidone. Quindi dal 2010 al 2014 li abbiamo avuti ad Aidone. Poi nel 2015 e fino al 2019 sono stati restituiti all'America”. 

Il risultato delle indagini diagnostiche spinge la comunità di Aidone a chiederne il rientro definitivo. “La nostra è una comunità molto attenta – spiega Serena Raffiotta -. Oggi si parla della Convenzione di Faro. Noi siamo già una comunità di eredità. È stato un processo graduale, lento, ma oggi qualsiasi cosa succeda, c'è grande sensibilità su questi temi”. Ed è proprio l’Archeoclub locale a chiedere ufficialmente, nel dicembre dello scorso anno, con una lettera indirizzata, tra gli altri, al Ministro della Cultura, Dario Franceschini, al presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci ed all’assessore Regionale per i Beni culturali Alberto Samonà, di rivedere gli accordi del prestito. “Avevamo già presentato la stessa richiesta nel novembre del 2014, dopo aver ottenuto il risultato delle indagini diagnostiche – chiarisce l’assessora Raffiotta - inviando una lettera aperta indirizzata alle istituzioni preposte alla tutela a livello nazionale e regionale. Eravamo fiduciosi che quelle analisi avrebbero portato a rivedere il prestito. Ma tre mesi dopo gli argenti sono partiti. Questa volta ci siamo mossi con preavviso. Gli argenti, secondo l’accordo, dovranno rientrare negli Stati Uniti nel 2023. Noi speriamo che prima di quella data – prosegue – si riesca ad ottenere la revisione dell’accordo. Vogliamo che gli argenti restino in Sicilia, nel museo archeologico di Aidone. Tra l’altro la convenzione prevede l'eventualità che al posto degli argenti venga concesso patrimonio di pari valore nazionale”. 

A gennaio l’assessore regionale ai Beni Culturali, Alberto Samonà, ha annunciato l’avvio delle procedure necessarie per rivedere la convenzione. “Non abbiamo ancora ricevuto alcuna risposta dal Ministero dei Beni Culturali – spiega Serena Raffiotta –. A livello nazionale Margherita Corrado, senatrice del M5S, in tempi non sospetti, senza comunicarci nulla, ha dimostrato grande attenzione per la questione. Probabilmente perché è un’archeologa ed è competente in materia. Nel maggio dello scorso anno la senatrice Corrado ha presentato un’interrogazione sugli argenti di Morgantina ma non ha ricevuto risposta. Adesso anche l’assessore Samonà ha comunicato di essersi attivato. Per questo lo ringraziamo - conclude l’assessora - ma chiediamo di sapere cosa si sta facendo in concreto”.  

 

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