La riflessione sul ruolo della cultura rispetto alle sfide sociali della contemporaneità, in un quadro di giustizia sociale ispirata agli SDGs, è stata fin dagli esordi il motore della nostra rubrica, con la ferma volontà di inserirsi e alimentare il dibattito (e la ricerca) sul contrasto alle diseguaglianze, partendo dagli squilibri di genere.

La crisi pandemica ha accelerato i processi in corso evidenziando ferite già aperte, ampliato la faglia delle diseguaglianze, i rischi del ritracciamento dei diritti conquistati, il diffondersi dei populismi che minacciano la stessa democrazia. Basta pensare che, in un mercato del lavoro già fortemente squilibrato a favore degli uomini, dal dicembre 2019 al dicembre 2020 il saldo negativo di 444.000 unità è composto da 312.000 donne e 132.000 uomini. Proprio ora che siamo in ginocchio, provati dal confinamento sociale, come settori culturali e creativi siamo chiamati, come e più di altri, per il nostro ruolo intrinseco di agenti dello sviluppo umano, a prendere in mano un radicale cambiamento. Ulrich Beck direbbe che il paradigma del cambiamento è inadeguato a rappresentare questo nostro tema e ci parla di metamorfosi del mondo. Non una ripartenza post-pandemica, ma una ri-costruzione, su basi nuove, iniziando dalla vita sociale.

Per questo abbiamo pensato che fosse arrivato il momento di avviare una chiamata muovendo dai temi di genere, guardando alle diseguaglianze come frattura da chiudere e, al contempo, ad una più forte ed incisiva voce delle donne come opportunità di avviare una nuova visione di sviluppo del Paese. Ce lo indicano la crescente attenzione di Commissione e Parlamento Europeo, il dibattito alle soglie del G20 italiano, e ce lo indica il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che, seppur ancora in bozza, identifica la parità di genere come uno dei 3 obiettivi orizzontali affermando che “attuare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza nella prospettiva delle donne, dei giovani e del Sud non è solo un atto di giustizia, ma è la leva essenziale per attivare il potenziale di sviluppo per l’Italia, per ripensare le infrastrutture sociali e la macchina pubblica”.

Da qui siamo partite. Un’auto-riflessione del mondo culturale che si rilegge, incrociata ad analisi endogene ed esogene che abbracciano economia-lavoro e impresa, educazione, salute. Interdisciplinare e intergenerazionale, con lo sguardo strabico che ci appartiene. Voci dall’Università, dalla Filantropia, dalle Organizzazioni culturali. Intellettuali, Artiste, Practitioner. Tutte a riflettere in profondità, con proposte concrete. Sui Diritti, come prerequisito di uno sviluppo sostenibile.

Il progetto poggia le radici su una fase ricognitiva realizzata da Economia della Cultura nel numero 4/2019 curato da Flavia Barca assieme a Celestino Spada - “Discriminazioni di genere nei settori culturali e creativi” - e sull’impegno di tante donne (e uomini) che, in questo ultimo anno, stanno spingendo per ridimensionare la forbice di genere con strumenti di ricerca, lobby, dibattito ecc., nella consapevolezza che questa battaglia riguardi il Paese nella sua interezza, uomini compresi.

Letture Lente ha aperto ad agosto il dibattito con un intervento di Flavia Barca - che da questo numero ha accettato di condividere come guest editor la conduzione delle pagine - su “come un maggiore contributo delle donne (il pensiero innovativo delle donne) nei settori culturali e creativi può aprire nuovi scenari di sviluppo sostenibile nel Paese”, lanciando una call for papers. La quantità e qualità dei contributi ci ha permesso di arricchire il ragionamento costruito in apertura. In particolare, la mappa degli interventi che era stata individuata a monte del percorso si è rafforzata evidenziando con chiarezza un decalogo di obiettivi strategici indispensabili intorno ai quali costruire misure e politiche per contrastare le diseguaglianze di genere. In questa newsletter vi raccontiamo questa prima fase del percorso, che si è chiusa con il numero di febbraio di Letture Lente e, nell’editoriale di apertura, ne sintetizziamo le principali risultanze. A seguire, divisi per aree tematiche, riportiamo tutti gli interventi che, in questi ultimi mesi, hanno arricchito la call.

Da marzo si aprirà una seconda fase per la call for papers sulle diseguaglianze di genere. Da una parte andremo ad approfondire alcune tematiche, di forte interesse e rilevanza, che necessitano ulteriori ragionamenti, tra le quali la sfida agli stereotipi di genere posta dall’Intelligenza artificiale e dai nuovi sistemi di codifica. Dall’altra apriremo un dibattito sulle misure, sugli interventi di policy collegati al decalogo che abbiamo proposto, nella consapevolezza che sia assolutamente necessario ed urgente, in questo momento storico, premere per accelerare il cambiamento, quindi trasformare le evidenze in obiettivi e gli obiettivi in misure e interventi volti a cambiare il sistema.

È il momento di saper dosare al meglio capacità visionaria e concretezza, ovvero saper guardare oltre – oltre l’ostacolo e oltre il punto di caduta delle trasformazioni globali in corso – e al contempo saper accendere i processi di cambiamento, producendo idee e misure concrete. Partendo dalla cultura, perché è la materia di cui siamo fatti. È ciò che ci rende umani.

 

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