A quasi un anno dal DPCM del’8 marzo 2020 - con cui si decretava, tra le altre cose, la chiusura dei musei e di tutti i luoghi della cultura riproposta con il Dpcm del 3 novembre 2020 - e a circa un mese dal passaggio del Veneto in zona gialla, i Musei statali di Venezia hanno iniziato ad accogliere i primi visitatori. In piazza San Marco, il Museo Archeologico ha riaperto i battenti martedì 9 febbraio, con orario ridotto e accessi contingentati, su prenotazione. Dopo una settimana i numeri hanno iniziato a crescere, dai primi 75 ingressi si è arrivati a sfiorare le 700 presenze nei giorni di Carnevale, grazie anche al biglietto cumulativo con il museo Correr. Accanto al lavoro ordinario, nel rispetto delle indicazioni del DPCM del 14 gennaio 2021, i luoghi della cultura hanno dovuto predisporre protocolli di accoglienza che garantissero sicurezza ai visitatori e al personale interno. "Abbiamo dovuto ripensare e attuare un nuovo percorso di visita circolare – spiega la Direttrice del Museo Archeologico Nazionale, Nicoletta Giordani - per evitare contatti tra flussi in entrata e uscita preservando, al tempo stesso, la connotazione scientifica dell’itinerario tradizionale". Eliminate le schede di sala, veicolo di trasmissione, il Museo è ricorso alle opportunità offerte dal digitale. Grazie ad una app gratuita (IZI TRAVEL) scaricabile sul proprio smartphone ha reso disponibile una guida in italiano ed inglese, per una visita in autonomia. Il numero limitato di visitatori agevola l’interazione con lo staff del Museo, disponibile per informazioni sulle opere e per visite a tema.

Aria di ottimismo anche al Museo d’Arte Orientale, situato all’ultimo piano di Cà Pesaro lungo il Canal Grande. "Abbiamo riaperto il 4 febbraio – racconta la direttrice del Museo, Marta Boscolo Marchi - in tempo perfetto per il carnevale veneziano, tutti esauriti i turni a disposizione per le visite". Accessi contingentati anche qui. Ogni giovedì e venerdì mattina, con ingresso gratuito su prenotazione, sono disponibili tre turni: per ognuno ammesse solo 12 persone. "Numeri contenuti per soddisfare i protocolli di sicurezza anticovid, ma il vantaggio è una visita quasi esclusiva – continua la Boscolo – i visitatori possono farsi accompagnare dal personale interno o scegliere di fare la visita in autonomia con la guida on-line su IZI TRAVEL in italiano o in inglese, raggiungibile attraverso i dispositivi personali".

Se le attività on-line sono state le più visibili, durante il lock down, il Museo non si è mai fermato. "Mesi di “lavoro dietro le quinte” quasi febbrili", continua la direttrice dell’Archeologico di Venezia, Nicoletta Giordani: progetti di mostre in Italia e all’estero, collaborazioni scientifiche e convenzioni con istituti universitari, restauri di opere e nuovi allestimenti. Nelle sale del Museo sono state completate le riprese per il trailer del film tratto dal romanzo Sebastian Chronicles e lo scrigno d’avorio, scritto da Stella Nosella, che sarà ambientato all’Archeologico. Grazie al contributo di Save Venice sono state restaurate la Testa di atleta, originale greco di scuola lisippea del III sec. a.C., la statua di Venere marina (copia romana del II sec. d.C.); mentre l’impegno per il progetto Terre d’Acqua, Terre nell’acqua. Delta del Po e Venezia (proposto dal Parco regionale Veneto del Delta del Po in partnership con la Direzione Regionale Musei del Veneto - Musei Nazionali di Adria, di Altino, di Venezia e per la regione Emilia Romagna, con il Museo del Delta antico di Comacchio) ha fruttato la preselezione alla candidatura per il Marchio del Patrimonio europeo 2021.

Stesso impegno al Museo d’Arte Orientale, colpito già nel novembre del 2019 dalla tempesta che causò l’innalzamento dell’acqua in Laguna. "Abbiamo i lavori di restauro ai soffitti per i danni del 12 novembre – spiega la Boscolo Marchi - condotti sull’edificio dal Comune di Venezia, proprietario dell’immobile. Ad essi si sono affiancati quelli sulle opere della collezione sostenuti dal Ministero". E ancora, nuovi allestimenti, pubblicazioni scientifiche, due esposizioni ed eventi in coordinamento con Fondazioni private oltre ad un progetto della Direzione regionale Musei con il quale il Museo d’Arte Orientale si doterà presto di nuovi materiali didattici per le visite tattili. La soddisfazione maggiore, però, resta il ritorno in sala dei visitatori, un chiaro segno, secondo la Direttrice, della voglia di contatti sociali di cittadini e famiglie, di riprendere la propria vita e tornare al proprio patrimonio, segno identitario della comunità. "Non è banale che i visitatori prenotino nei giorni feriali - spiega la direttrice Marta Boscolo Marchi - e per noi è una gioia vederli tornare, dopo la lunga chiusura, prima per i gravi danni dell’alluvione del 2019, poi per la pandemia".

 

Articoli correlati