Negli ultimi anni, le evidenze sull’impatto delle arti sulla salute e il benessere sono andate accumulandosi. Alla fine del 2019, come abbiamo segnalato anche da queste pagine, l’OMS ha pubblicato un rapporto che passa in rassegna oltre 3.000 studi che documentano come la partecipazione e il coinvolgimento nell’arte e nella cultura contribuiscano ad accrescere la capacità delle persone di stare bene e di sentirsi bene.

La pandemia da Covid-19 ha portato la sfida su livelli più avanzati. Da una parte, infatti, i luoghi della cultura e dell’arte sono stati chiusi e interdetti alla frequentazione. Il sistema sanitario è stato sottoposto a uno stress senza precedenti. Dall’altra parte, la necessità di trovare risposte alla domanda di benessere si è fatta ancora più profonda, diffusa, urgente e drammatica, anche per l’acuirsi dei divari sociali.

Tra maggio e luglio 2020, il Cluj Cultural Centre (RO), la Fondazione Bruno Kessler (IT), in collaborazione con il BOZAR Centre for Fine Arts (BE) e la UGM Maribor Art Gallery (SI), nell’ambito di un progetto chiamato “Art&Well-being”, hanno raccolto dati proprio sul contributo di arte e cultura alla gestione da parte delle persone dell’impatto della pandemia sulle loro vite. I risultati sono stati diffusi a dicembre 2020 con un rapporto a cura di Filippo Ascolani, Claudia Cacovean, Alessandra Passaretti, Tommaso Portaluri, Pier Luigi Sacco, Sara Uboldi e Rarița Zbranca, dal titolo Art Consumption and Well-being During the Covid-19 Pandemic.

Un sondaggio online, disponibile in 8 lingue e rivolto a persone con un’età compresa tra 14 e 65 anni che vivono principalmente in Europa, ha raggiunto un campione di 1.559 risposte valide. Gli intervistati sono giovani adulti, prevalentemente di sesso femminile, con istruzione superiore, residenti in area urbana, la maggior parte dei quali vive in Italia, Romania, Spagna e Belgio. Per garantire la pertinenza, il campione è stato ponderato utilizzando come riferimento la percentuale di cittadini dell'UE con istruzione superiore impiegati nel settore culturale, in altri settori e attualmente non attivi nel campo del lavoro (pensionati, disoccupati o studenti). I risultati della ricerca si riferiscono quindi solo ai soggetti con istruzione superiore che vivono in Europa.

Durante la pandemia sono ovviamente aumentati nelle persone gli stati d’animo negativi (sentirsi sconvolto, ostile, vergognarsi, sentirsi nervoso, avere paura) rispetto agli stati pre-pandemici. Nel contempo, durante la pandemia sono diminuiti gli stati d’animo positivi (sentirsi ispirato, determinato, attento, attivo, vigile) rispetto ai valori precedenti alla pandemia. Il cambiamento più palpabile è l'aumento di stati negativi come la paura (0,7) e il turbamento (0,5). Per inciso, i sentimenti negativi, sia prima che durante la pandemia, sono più alti per le persone che lavorano nel campo culturale rispetto a quelle che lavorano in altri campi.

Quando è stato chiesto loro di scegliere da una lista quali fossero le attività alle quali si sono dedicati per gestire i loro stati d’animo durante la pandemia, percentuali altissime di intervistati hanno indicato il consumo di arte (oltre l’85%) e i contatti sociali con le persone care (quasi il 70%), distaccando di quasi 30 punti l’attività fisica e la cucina.

L'attività più frequente di consumo di arte è l'ascolto della musica. Altre attività popolari sono state guardare film e leggere narrativa.

Confrontando la frequenza del consumo d'arte prima e durante la pandemia, per il 45% dei soggetti l’accesso all'arte era meno frequente prima che durante la pandemia, mentre per il 32% degli intervistati la frequenza del consumo d'arte è rimasta invariata. Questi dati suggeriscono per gli autori che durante la pandemia si sia verificato un aumento dell'accesso alla cultura.

Quanto alla partecipazione attiva alla cultura e alle attività creative – per la verità definite in modo un po’ lasco, dato che la lista delle opzioni comprendeva il bricolage, la costruzione di giocattoli, il cucito, la sartoria, la maglieria e l’artigianato – le attività svolte durante la pandemia dalle quote più elevate di rispondenti sono state: scrivere poesie, piccoli testi, saggi, disegno/pittura e fotografia, con percentuali che variano dal 30 al 23%.

Il contributo delle arti e della cultura al proprio benessere è stato descritto dal 64,2% degli intervistati con l’espressione “mi fa sentire meglio”, dal 42% come possibilità di sperimentare bellezza, stupore e trascendenza e dal 38% come un modo per riflettere sulla propria vita.

L’apporto di questo studio alla riflessione sul benessere psicofisico è particolarmente rilevante per quanto riguarda il modo in cui arte e cultura incidono sugli stati d’animo. Infatti, la partecipazione ricettiva alle arti (arti visive, teatro, danza, architettura e patrimonio) durante la pandemia è significativamente correlata a una diminuzione dei sentimenti negativi, a un senso di maggiore significatività della propria condizione, al miglioramento dell'umore e a esperienze di bellezza, stupore, trascendenza. I punteggi di stati d’animo negativi di coloro che accedono spesso all'arte tendono ad avere valori più bassi rispetto a coloro che accedono con meno frequenza.

La partecipazione ricettiva alla cultura (musica, letteratura, teatro, danza, arti visive, architettura, film e giochi) è significativamente correlata a benefici quali consapevolezza del significato (riferita dal 79,5% degli intervistati) e connessione sociale (55,5%).

La musica contribuisce a migliorare l’umore; i benefici della letteratura si manifestano in termini di senso e significato; con il teatro si intensifica il senso della connessione sociale e della trascendenza; le arti visive e l’architettura hanno un effetto positivo sull’umore e permettono un appagamento estetico significativo.

Più potente di tutti è la danza, che per gli intervistati migliora l’umore, dà nuovi significati, aiuta a stabilire connessioni con gli altri.

Tra coloro che traggono significato dal proprio rapporto con l'arte, il 70,8% è impegnato nella partecipazione culturale attiva frequentemente. Tra i rispondenti che riportano un miglioramento del proprio stato d’animo e dell’umore, il 71,8% si dedica spesso ad attività creative. Il 72,8% di coloro che sperimentano stupore, bellezza, trascendenza è spesso impegnato attivamente nella cultura.

Agli intervistati è stato anche chiesto di indicare i sentimenti e gli stati emotivi che derivano dal loro contatto con le arti e dall'impegno nelle attività creative. Le risposte sono state analizzate in base alle categorie del toolkit Wellbeing Measures (Linda J. Thomson & Helen J. Chatterjee, 2015). In sintesi, le categorie che sono emerse più spesso dall'analisi sono “Rilassato/Tranquillo” e “positivo”. Altre categorie rilevanti sono: "Gioioso", "Motivato/appagato", “Senso di benessere", "Soddisfazione”, e "Ispirato”.

Le associazioni più intense fra arti ed emozioni, nel corso della pandemia, sono quelle fra Musica e Pace e Relax; fra Film e Positività e Gioia; e fra Letteratura e Interesse e Conoscenza.

 

“Con la bellezza davanti a me posso camminare.

Con la bellezza dietro di me posso camminare.

Con la bellezza sotto di me posso camminare.

Con la bellezza sopra di me posso camminare.

Con la bellezza intorno a me posso camminare.

Nella vecchiaia vagando su un sentiero di bellezza, vivace, possa io camminare.

Nella vecchiaia, vagando su un sentiero di bellezza, vivo di nuovo, possa io camminare.

Le mie parole saranno belle”.

Questa è la chiusura della Cerimonia di benedizione dei nativi americani Navajo, che da sempre hanno curato e guarito con l'arte.

Arma potente contro la paura e il dolore, l'arte e la cultura vanno rese accessibili a chi ne ha più bisogno: oggi per difenderci da un nemico terribile e insidioso, domani per tornare a fiorire.

ABSTRACT

In recent years, evidence on the impact of the arts on health and well-being has been accumulating. At the end of 2019, as we have also reported from these pages, the WHO published a report reviewing over 3,000 studies documenting how participation and involvement in arts and culture contribute to increasing people's ability to be well and feel well. The Covid-19 pandemic has taken the challenge to a more advanced level. On the one hand, places of culture and art have been closed and banned. The health system has been subjected to unprecedented stress. On the other hand, the need to find answers to the demand for well-being has become even more profound, widespread, urgent and dramatic, not least because of the widening social gaps. Between May and July 2020, the Cluj Cultural Centre (RO), the Fondazione Bruno Kessler (IT), in collaboration with the BOZAR Centre for Fine Arts (BE) and the UGM Maribor Art Gallery (SI), as part of a project called Art&Well-being, collected data on the contribution of art and culture to people's coping with the impact of the pandemic on their lives. The results were published in December 2020 in a report edited by Filippo Ascolani, Claudia Cacovean, Alessandra Passaretti, Tommaso Portaluri, Pier Luigi Sacco, Sara Uboldi and Rarița Zbranca, entitled “Art Consumption and Well-being During the Covid-19 Pandemic”. The contribution of this study to the reflection on psychophysical wellbeing is particularly relevant to the way in which arts and culture affect states of mind. Indeed, receptive participation in the arts (visual arts, theatre, dance, architecture and heritage) during the pandemic is significantly correlated with a decrease in negative feelings, a greater sense of significance of one's condition, improved mood and experiences of beauty, awe and transcendence.

 

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