© Photo by Mattia Bericchia on Unsplash

La pandemia ha rappresentato un cambio epocale, dando modo a milioni di persone di riconsiderare la propria posizione nella geografia del lavoro, generando flussi e migrazioni verso nuove mete e un rientro temporaneo nei luoghi d’origine, oltre al proliferare di comunità locali “aumentate” grazie alla presenza di nuovi residenti, rappresentando per i territori la necessità di reinventarsi in una “nuova normalità” in continua evoluzione.

Nella puntata del 21 febbraio di Start, il podcast de Il Sole 24 Ore, si è descritto un aumento delle offerte di lavoro promosse dalle aziende in modalità "Work From Anywhere", che offrono l’opportunità di lavorare dovunque un individuo preferisca. Secondo l’articolo “Our Work from Anywhere Future” di Harvard Business Review, questa nuova modalità offre notevoli benefici alle aziende e ai loro dipendenti. Le imprese possono ridurre o eliminare i costi immobiliari, assumere i talenti a livello globale, mitigando i problemi di immigrazione, e forse godere di aumenti di produttività. Per i lavoratori questo si traduce nella possibilità di godere dei punti di forza di nuovi luoghi in cui vivere e lavorare (clima, cultura, esperienze) da riversare positivamente sul proprio lavoro.

Sono già diverse le grandi aziende che hanno annunciato che renderanno il lavoro da remoto permanente anche dopo la pandemia: Twitter, Facebook, SalesForce, Accenture, Siemens, Holiday Pirates, Spotify che come riportato in un articolo del Forbes consentirà ai propri dipendenti di lavorare ovunque facciano del loro meglio per "pensare e creare". Secondo un recente una ricerca condotta da Airbnb, “Smart Working. La bellezza fa bene al lavoro”, il 60% dei lavoratori intervistati ha pensato di trasferirsi (1 su 4 in campagna) e il 66% ha già in programma per i prossimi mesi di lavorare da remoto lontano dalla propria residenza. La bellezza stessa del luogo da cui si lavora ha un impatto anche sulla qualità del lavoro stesso e in particolare sulla produttività (33%) e sulla creatività (28%).

Di contro, secondo un’analisi di Fellowes sul benessere dei lavoratori in smart working in Italia, però, il 45% degli intervistati ammette di sentirsi stressato, il 36% stanco, il 33% più triste da quando è iniziato il lavoro da casa. Il 49% afferma poi di lavorare più ore quando si trova a casa rispetto all’ufficio, il 41% ritiene di dover essere sempre disponibile in ogni momento della giornata, mentre il 36% dichiara di non essere in grado di separare vita privata e professionale.

Se da un lato il Work from Anywhere rappresenta un potenziale nuovo benefit per i lavoratori, dall’altro prevede da parte delle aziende e degli stessi lavoratori una necessaria reinterpretazione del concetto di ufficio e di work and life balance, per passare dal telelavoro ad uno smart working reale.

HOLIDAY WORKING E LE METE ADATTIVE NELLA NUOVA GEOGRAFIA DEL LAVORO

Il turismo estivo in Italia nel 2020 è stato caratterizzato da un boom di richieste per soluzioni abitative e ricettive a misura di holiday worker (un nuovo target ibrido tra viaggiatore e lavoratore), dal wi-fi agli spazi da adibire ad ufficio, fino alle ville con piscina per combinare il lavoro con la vacanza, con un incremento di prenotazioni per lunghi periodi, un mese o anche più.

La scelta dell’alloggio, o della casa in cui trascorrere periodi più o meno lunghi, va ad inserirsi necessariamente in un quadro territoriale più ampio e complesso e, come descritto da Maurizio Carta nell’articolo [Nuovo Abitare] Reimmaginare le città della prossimità aumentata, riscopriamo oggi città a prova di crisi e nuovi modelli di “città della prossimità aumentata”. Come si stanno dunque reinventando le destinazioni per accogliere e intercettare le mutate esigenze di questi nuovi target e di comunità ibride tra locali e residenti temporanei? Nel White Paper “Adaptive Cities - le città intelligenti non esistono”, redatto da PN6 in collaborazione con Kilometro Rosso e con il patrocinio del Comune di Bergamo, a cui noi di Destination Makers abbiamo contribuito con una riflessione sulle destinazioni adattive, si supera il concetto di smart city interrogandosi sull’esigenza di immaginare e disegnare luoghi che si evolvono sulla base dei nuovi bisogni. Intere destinazioni stanno infatti puntando sull’adattività per ripartire e superare la crisi innescata dalla pandemia, anche provando a superare l’estrema fragilità e vulnerabilità di un modello dipendente dal turismo di massa, verso una più sostenibile visitor economy, come descritto in un precedente contributo per Letture Lente.

Malta ad esempio, con Digital Nomad Island si propone come destinazione mediterranea a misura di smart worker con spazi, servizi, momenti di networking e agevolazioni. Belfast è una realtà più consolidata che, secondo il Digital Nomad Index, è al primo posto nel mondo come meta ideale per persone che lavorano da remoto. Barbados e Bermuda stanno invece mettendo in campo vere e proprie agevolazioni a livello governativo come visti dedicati a smart worker e misure per aumentare la permanenza dei visitatori. La Finlandia, con l’iniziativa 90 Days Finn, ha proposto un vero e proprio “relocation package” di 90 giorni per trasferirsi e testare la vita nel paese con costi totalmente a carico di Helsinki Business Hub.

UNA NUOVA OPPORTUNITÀ PER LE AREE MARGINALI E IL RIENTRO POSSIBILE

Negli ultimi mesi, le dinamiche innescate dalla pandemia hanno generato un rinnovato interesse verso i borghi e le destinazioni minori, e lo scenario che ci troviamo di fronte è dunque terra fertile per la ripartenza e il rientro nei territori da cui in passato si è sempre andati via. Come riportato da Il Sole24Ore, è già in corso da mesi un controesodo di professionisti e lavoratori che, in virtù della possibilità di lavorare da remoto e spinti dai vantaggi offerti dal Sud, stanno rientrando nei territori di origine, portando con sé la loro esperienza, il loro know how e la loro rinnovata visione.

Se fino a pochi mesi fa per i dipendenti delle grandi aziende delle città considerate “business hub” era scontato il doversi trasferire nelle metropoli per lavorare, ora si sta via via facendo spazio l’idea che lavorare dalla propria città o da altre location sia effettivamente una realtà possibile.

Da un’indagine condotta da Svimez “Da Nord verso Sud: le opportunità del South working”, oltre la metà degli intervistati si dichiara propenso a trasferirsi nel Sud Italia per lavorare da lì in smart (south) working.

Questo fenomeno sta ripopolando le regioni meridionali e le isole, rilanciando le rispettive economie locali, creando nuove reti e alleanze per agevolare il rientro possibile, come ad esempio il progetto South Working, lanciato dalla 27enne palermitana Elena Militello, per spronare le aziende a dare ai propri dipendenti la possibilità di continuare a lavorare per l’azienda, rimanendo però al Sud.

Per attrarre realmente questi nuovi flussi, rappresentati dai city quitters, dai nomadi digitali ma anche dalla classe creativa fino al cosiddetto “viaggiatore promadico” (consapevole, trasformativo, responsabile) alla ricerca di mete fuori dalle rotte più battute, è importante riflettere sul “why”, e cioè sul motivo che li spingerebbe a scegliere un’area marginale piuttosto che una meta più conosciuta. Particolarmente interessanti sono oggi quei luoghi, da nord a sud, che stanno sperimentando ripartenze creative trasformandosi in hub di rigenerazione culturale, urbana e sociale, creando così nuovi attrattori e motivazioni di visita, oltre il turismo più tradizionale.

Si tratta senza dubbio di un’occasione importante per le aree fragili d’Italia per attrarre nuovi abitanti, dare linfa alle comunità locali ed innescare meccanismi di crescita e sviluppo fino a un anno fa difficili da immaginare, e in questo scenario la cultura e la creatività rappresentano senza dubbio una macro tendenza del settore travel da intercettare in abbinamento al work from anywhere, prendendo ispirazione da esempi di successo come i quartieri creativi di Folkestone e Nottingham, che per attrarre nuovi visitatori e residenti temporanei hanno creato delle vere e proprie aree dedicate alle arti, alla cultura e alla bellezza condivisa.

BRINDISI E IL CAMBIAMENTO POSSIBILE

Una riflessione di Tommaso Goisis generata da Città dal Futuro, progetto di interpretazione delle dinamiche urbane in continua evoluzione, definisce una città attrattiva in quanto densa di umanità reale, non virtuale, e di connessioni generative di idee ed opportunità. È proprio questo il valore che per anni abbiamo cercato nelle grandi metropoli, abbandonando gradualmente le aree interne, i borghi, il sud, in quanto carenti di stimoli, capitale umano e prospettive.

Nel “Piano Sud 2030” del Ministero per lo Sviluppo e la Coesione territoriale vengono identificati come obiettivi chiave per il prossimo decennio la riduzione dei divari tra cittadini e territori e l’avvio di uno sviluppo territoriale durevole fondato su innovazione, connessione e inclusività, e tra le sei missioni identificate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono indicati l’equità sociale e territoriale, la digitalitalizzaizone, l’innovazione, e la formazione. Cosa potrebbe dunque accadere se la delocalizzazione del capitale umano permettesse ai cervelli in fuga di tornare a riempire quegli spazi per troppo tempo lasciati in balia dell’incuria e del degrado, mettendo a fattor comune la propria competenza con quella di chi invece quei luoghi ha continuato a proteggerli nonostante tutto?

Durante il primo lockdown, analizzando l’evoluzione delle esigenze dei viaggiatori in conseguenza della pandemia e in particolare la macro-tendenza legata allo smart working, con Destination Makers abbiamo pensato che la crescente possibilità di lavorare da remoto potesse essere una chance per rendere nuovamente attrattive le aree marginali, da riconsiderare come luoghi di vita e lavoro. Brindisi è la città del Sud in cui abbiamo deciso di sperimentare e immaginare un futuro diverso. Fuga dei cervelli, povertà culturale, disoccupazione e scarsa presenza di opportunità lavorative.

Il luogo perfetto da cui ripartire.

Nell’estate del 2020 abbiamo lanciato ‘Sea Working - Vinci un ufficio sul mare’, la campagna di marketing per promuovere Brindisi come meta ideale per il remote working, che ha messo in palio 10 giorni di vita e lavoro in barca a vela, oltre a esperienze per migliorare il work & life balance e la produttività.

L’enorme riscontro mediatico (la notizia è stata ripresa da tutti i principali media nazionali) e quasi 800 candidature ricevute, hanno confermato le nostre ipotesi, e il crescente entusiasmo attorno a questa nuova visione di città oggi sta dando vita ad un vero e proprio percorso di rinascita, attraverso la co-creazione della città ideale in cui lavorare e vivere, che si affianca al fermento già presente in città grazie al laboratorio di innovazione urbana Palazzo Guerrieri.

Brindisi è l’esempio di una città adattiva che in un momento di grande crisi sceglie di essere antifragile, prosperare nel caos e guardare ad un futuro migliore, consapevole della complessità dovuta al proprio passato. Per agevolare il rientro e la scelta di un luogo come questo per un periodo di permanenza più lungo di una semplice vacanza, è importante che si creino le condizioni ideali considerando che ci si rivolge ad un target esigente, spesso abituato a comfort, servizi, iniziative culturali e di networking.

Il percorso è lungo: oggi più di ieri il cambiamento è possibile e dipende da noi. E se noi siamo le nostre scelte, nell’era del “work from anywhere”, è affascinante pensare che i nostri nuovi luoghi rappresentano la nuova versione di noi.

 

Emma Taveri, imprenditrice esperta in destination marketing e management ad impatto sociale con esperienza internazionale per importanti brand del travel. Lascia la carriera a Londra in TripAdvisor per fondare Destination Makers, società di consulenza impegnata nella valorizzazione delle destinazioni più fragili del nostro paese. Docente e speaker, coordina il tema “destination” nel Comitato Scientifico di BTO, principale evento sull'innovazione nel turismo in Italia. Ideatrice di "Recharge In Nature", campagna di marketing per rilanciare un'area interna delle Dolomiti del Veneto che ottiene quasi 20mila candidature da tutto il mondo diventando un caso di studio internazionale.

BIBLIOGRAFIA

ABSTRACT

The ‘work from anywhere’ rising trend gives us a totally new perspective about our choices in terms of places to call home and to work from. In the meanwhile, cities and destinations today more than ever need to adapt to completely new residents’ needs, being considered “adaptive” as an evolution of smart cities as highlighted by the “Adaptive Cities” white paper. Attracting digital nomads represents a chance for destinations to recover, and several examples like Malta, Barbados, Bermuda show how the pandemic is fostering innovation and creativity. In Italy, the creation of new hybrid communities composed by smart workers and locals could boost the fragile economy of marginal areas and villages if the right environment and services are created, and the successful marketing campaign “Sea Working” in Brindisi is an example of a southern Italian city that understood the need to be adaptive and started an ambitious path to become the ideal place to work and live.

 

Articoli correlati