Il Soroptimist Club di Torino, partner dello speciale di Letture Lente “Il decalogo dell’uguaglianza di genere nelle politiche culturali”, fa parte della rete del Soroptimist International, associazione mondiale di donne di elevata qualificazione in ambito lavorativo e professionale, che ha come mission quella di agire a favore di una società più giusta e più equa attraverso progetti locali, nazionali e internazionali che si traducono in azioni concrete finalizzate a promuovere i diritti umani, il potenziale femminile e la gender equality.

Fondato a Oakland, California, nel 1921, Soroptimist International conta attualmente nel mondo circa 72.000 socie su un totale di 121 Paesi, raggruppati in cinque Federazioni. L’Unione italiana fa parte della Federazione Europea e ne è una della componenti più importanti non solo numericamente (circa 5400 socie, 158 club), ma anche per la rilevanza dei progetti realizzati. Alcuni di essi hanno inciso non solo concretamente, ma anche in un senso più ampiamente culturale; ricordo ad esempio le “Aule d'ascolto protetto” per l'audizione dei minori presso decine di tribunali italiani e la “Stanza tutta per sé” (così denominata dal celebre saggio di Virginia Woolf) presso circa 130 stazioni e comandi dei Carabinieri per accogliere le denunce delle donne vittime di violenza. Quest’ultimo progetto è nato da una iniziativa del Club di Torino, che aveva colto - attraverso una sinergica collaborazione con un comandante dei Carabinieri di Torino - le criticità delle caserme ove si recavano le donne violate a sporgere le loro denunce. La valenza e la significativa efficacia dell’iniziale progetto torinese è stata un volano per renderlo progetto nazionale, così replicandosi in tutta la penisola.

Il Club di Torino, fondato il 14 novembre 1950 da un gruppo di ventiquattro donne impegnate nelle professioni e nella società civile dell’immediato dopoguerra, lavora e ha lavorato su tutti i principali progetti nazionali dell’ultimo decennio, compreso quello più recente sull’educazione finanziaria diretta alle donne e in genere ai soggetti fragili.

Nella prospettiva della celebrazione del settantesimo anniversario della fondazione, il Club di Torino guarda con grande interesse alla cultura in senso stretto come agente di trasformazione sociale responsabile verso una più sostanziale gender equality.

L’avvio di una partnership con il Polo del ’900 e il sodalizio con Elena Ruzza, autrice teatrale impegnata nello spettacolo La Forza nascosta che celebra le figure di quattro scienziate del ’900, ne sono testimonianza.

Analogamente e molto attivamente collabora con soggetti istituzionali, quali i Musei Reali di Torino, con cui è stato realizzato il service correlato alla celebrazione del settantennale del Club che prevede la digitalizzazione e catalogazione di monete e medaglie che evidenziano il ruolo e l’immagine femminile nella storia e negli avvenimenti politici in particolare, ove la moneta ha avuto un ruolo significativo.

Il programma dell’evento – che si terrà a Palazzo Reale a Torino in diretta streaming il 13 marzo 2021 dalle ore 11 - prevede l’inaugurazione della mostra “Il Volto delle donne” e il convegno ”Regine di denari-Il Diritto di contare” con relatori di altissimo profilo e il cui tema pone l’attenzione sull’educazione finanziaria delle donne per una maggiore inclusione sociale e l’incremento della consapevolezza femminile sui temi economici e finanziari per il benessere familiare e del sistema paese in generale.

UN FOCUS SUGLI ANZIANI

Su questa linea di attenzione verso temi sensibili si pone l’attuale focus sugli anziani, a favore dei quali Soroptimist di Torino ha attivato un progetto poco prima di Natale 2020, realizzando in due RSA lo “Spazio degli abbracci”, un dispositivo molto flessibile che ha consentito agli ospiti delle Case di riposo e ai loro parenti, anche in tempo di pandemia, di potersi rivedere e tornare a riabbracciarsi in sicurezza.

In sintonia con il focus sugli anziani, a livello nazionale, è stato recentemente istituito un gruppo di lavoro di socie giuriste per portare nelle sedi competenti proposte di politiche di contrasto alle disuguaglianze e alle fragilità, sotto il profilo sia sanitario che sociale, che la pandemia da Covid ha accentuato.

In piena pandemia, il 24 maggio 2020 sul “Corriere della Sera” la scrittrice Clara Sanchez scriveva: “[…] Abbiamo scoperto che siamo un modo razzista nei confronti degli anziani: abbandonati a se stessi nelle case di riposo, sacrificati spesso – sono state fonti sanitarie a dircelo – quando non c’erano respiratori. Quello che sta accadendo agli anziani è la cosa più crudele che abbia mail visto in vita mia… ma ci si abitua a tutto […]”.

Ma noi non abbiamo voluto affatto abituarci, non abbiamo voluto essere schiave della letargia e abbiamo quindi dato voce, come giuriste, come donne e come soroptimiste a chi non l’ha più, con l’ambiziosa speranza e nella prospettiva di risvegliare l’attenzione di chi può e deve garantire anche la tutela dei diritti delle persone anziane.

Durante il precedente lockdown, insieme a un gruppi di avvocate di Soroptimist che si occupano come me prevalentemente di diritto di famiglia, nella prospettiva di sostenere le donne fornendo il nostro contributo di giuriste, abbiamo lavorato analizzando quanto accaduto a causa della pandemia da Covid-19, che ha certamente ampliato le diseguaglianze, per cui la popolazione anziana è stata tra le grandi vittime e di fatto è scomparsa un’intera generazione e con essa una parte tanto importante quanto insostituibile della nostra storia.

Correlando le risultanze di questo studio con la considerazione che oggi sulle donne grava essenzialmente il peso dell’accudimento e della cura di anziani e bambini, ne deriva che per raggiungere l’obiettivo di ottenere un defaticamento vero che consenta alle donne una maggior qualificazione e realizzazione nel mondo del lavoro, si debba provvedere anche sul fronte degli anziani.

Il care giver familiare in Italia è infatti nelle mani delle donne che ne avvertono tutto il peso e che si trovano a dover bilanciare questo impegno con le proprie necessità; vere e proprie manager delle cure familiari.

Secondo un rapporto Censis - praticamente immutato dal 2012 - tale ruolo è ricoperto da donne nel 70% dei casi: molto spesso lavorano fuori casa e nel 60% dei casi sono costrette ad abbandonarlo per potersi dedicare a tempo pieno alla cura di bambini ed anziani.

Altre due considerazioni. La prima, tratta da Repubblica del 15 dicembre 2020: il numero di anziani per bambino passa da meno di uno nel 1951 a 5 nel 2019 (nel 2011 era 3,8). La seconda, ormai ben nota: l’italia insieme al Giappone ha la più alta percentuale di anziani.

Cosa ci segnalano dunque i dati appena ricordati? Solo con la creazione di infrastrutture adeguate, così come per i bambini anche per gli anziani, si potrà realmente alleggerire la forte pressione esercitata sulle donne dalla attuale mancanza di supporti e si potrà ovviare alle profonde, imperdonabili carenze di cui hanno patito (e tuttora patiscono) i nostri anziani.

È necessario creare una filiera della presa in carico anche dell’anziano per dare una risposta a questi bisogni, che passi attraverso una molteplicità di servizi e luoghi, funzionali all’evolversi del bisogno, complementari nelle loro caratteristiche, ma anche supplementari nei potenziali vuoti di offerta del sistema pubblico attuale.

Di conseguenza, andrebbe creata una struttura programmatica per l’assistenza domiciliare, che cominci dal medico con l’infermiere di quartiere che si coordini con la farmacia di quartiere, con i servizi sociali per creare centri aggregativi come riferimento per i servizi di supporto.

È quindi inevitabile che il passaggio obbligato sia utilizzare le risorse economiche (non dimentichiamo, a disposizione oggi anche con i recovery fund), con azioni coordinate tra governo ed enti locali, adottando strumenti e procedure di concertazione e raccordo per dare luogo a forme di cooperazione.

Ma bisogna costruire una normativa che lo consenta, realizzabile senza grandi sforzi, ma con il preciso intendimento di raggiungere l’obiettivo: risulta quindi indispensabile - ed è questo il core di questo mio intervento e del grande lavoro che abbiamo fatto come Soroptimist - che il legislatore vi provveda con una legge quadro che nella buona sostanza costituisca una vera e propria Carta dei Diritti degli Anziani, che non esiste, che possa rispondere a queste esigenze, con una co-progettazione diretta a creare una normativa che riguardi la popolazione socialmente considerata anziana o che tale si ritenga, che ne garantisca il diritto alla salute, al mantenimento dell’efficienza fisica e psichica e della propria personalità, il mantenimento delle residenza ove possibile nella propria casa, godendo delle proprie relazioni e della propria socialità, anche ove si palesi necessario un trasferimento in strutture ospitanti, pubbliche o private.

A tal fine, è anche indispensabile istituire la figura del Garante dei Diritti degli anziani che possa coordinare e sovraintendere al rispetto di tutti i diritti individuati come imprescindibili.

Ora a questo si deve e si può rapidamente procedere considerando che:

  • già nel nostro dettato Costituzionale agli artt. 2, 3, 32 e 38 troviamo i principi fondanti la tutela dei diritti degli anziani;
  • nel giugno 2010 l’Unione Europea ha elaborato una Carta Europea dei diritti e delle responsabilità delle persone anziane bisognose di cure ed assistenza a lungo termine, a cui lo Stato italiano potrebbe uniformarsi, in quanto ispirata da principi completamente condivisi dal nostro ordinamento;
  • nella Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, che riprende la Carta di Nizza, l’art. 25 prevede: “L’Unione riconosce e rispetta il diritto degli anziani di condurre una vita dignitosa e indipendente e di partecipare alla vita sociale e culturale”;
  • il 19 febbraio 2014 il Consiglio d’Europa ha emanato una Raccomandazione sulla promozione dei diritti umani delle persone anziane;
  • infine, in Italia esistono proposte e disegni di legge che giacciono inascoltati da anni; mi riferisco ad esempio alla proposta di legge presentata il 16 novembre 2009 da forze politiche trasversali, molto completa perché vedeva più soggetti coinvolti su diversi livelli (Stato, Regione, territorio) istitutiva della figura del Garante dei Diritti degli anziani.

Come Soroptimist intendiamo dunque sollecitare le Autorità politiche e amministrative affinché si attivino rapidamente e concretamente, recependo le indicazioni costituzionali e comunitarie e di fatto adeguandosi ad una Carta che già esiste a livello europeo e che in questo momento rappresenta un’urgenza che non può e non deve rimanere inascoltata.

E termino queste mie considerazioni richiamando una frase, che può diventare un monito, tratta da un articolo di Ilaria Capua sul Corriere della Sera del 9 giugno 2020: “La forza della catena è data dalla resistenza dell’anello più debole, non dalla forza di tutti gli altri”.

 

Alessandra Fissore, Presidente Soroptimist Club di Torino. Iscritta all’Albo degli Avvocati di Torino, dal 2003 inizia la partecipazione attiva ad associazioni di avvocati familiaristi, entrando a far parte del Comitato Direttivo dell’AIAF – Associazione Italiana Avvocati Familiaristi, fondando nel 2008 l’Associazione “Sintonie – prospettive interdisciplinari per la persona, la famiglia e i minori” nella quale è tuttora membro del Direttivo.

ABSTRACT

Founded in 1921, Soroptimist International is a global volunteer movement with a network of around 72,000 club members in 121 countries. In Italy, the Soroptimist Club of Turin is involved in a variety of projects and initiatives, advocating for human rights and gender equality. In this framework, during lockdown, a focus on elderly people has been launched with the ambitious hope and in the perspective of guaranteeing the protection and the rights of seniors as well as ensuring the realisation of gender equality also in field of elderly care services.

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