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Nei suoi ventisei anni di storia il convegno delle Stelline, irrinunciabile momento di aggiornamento e crescita professionale per tutti gli operatori del mondo delle biblioteche in Italia, ha sempre colto lo spirito del tempo e le sfide con le quali le biblioteche erano chiamate a confrontarsi, tanto che nei temi trattati – rintracciabili nei titoli del convegno – possiamo intercettare in estrema sintesi una storia della profonda trasformazione che le ha viste e le vede protagoniste: da Biblioteca e nuovi linguaggi del 1997 a La biblioteca (in)forma. Digital Reference, Information Literacy, e-learning del 2018; da Il bibliotecario nel 2000 del 1998 a Digital library / La biblioteca partecipata. Collezioni, connessioni, comunità del 2015, solo per fare alcuni esempi.

Il 2020 è il momento delle Biblioteche e sviluppo sostenibile. Azioni, strategie, indicatori, impatto e qui, come per tutti noi, anche per le biblioteche e per il convegno delle Stelline arriva una battuta d’arresto. “The great pause” è stato definito l’anno del Covid-19 da Sari Feldman, già presidente dell’American Library Association [1]. Era solo aprile quando uscì la sua riflessione e non sapevamo che dopo un anno non sarebbe ancora finita.

A marzo 2020 il convegno non si è potuto tenere per ovvie ragioni di sicurezza e a settembre, dopo mesi di lavoro intenso, è stato realizzato in una modalità ibrida molto interessante, grazie alla creazione di una piattaforma che ha consentito ai suoi numerosissimi eventi di essere seguiti da migliaia di bibliotecari in presenza e a distanza.

Ed è proprio a partire da questa esperienza ispiratrice che nasce La biblioteca piattaforma della conoscenza il tema dell’edizione 2021 del convegno che alla modalità ibrida ha aggiunto una formula diffusa: il convegno partendo da Torino – tappa appena conclusa della quale fornirò qui un brevissimo resoconto – passerà da Firenze il prossimo 22 aprile, a Napoli a giugno per chiudere a Milano a settembre nella storica sede del Palazzo delle Stelline, dal quale appunto il convegno prende il nome.

La piattaforma è al centro, dunque, ma è subito da chiarire che essa non è intesa nella sua dimensione fattuale o strumentale ma come paradigma al quale fare riferimento nella progettazione di una nuova idea di cultura, come ci insegna Pier Luigi Sacco: il regime mecenatistico che ha dominato la cultura occidentale dalla Grecia classica e che continua a essere tuttora una componente fondamentale dell’architettura dell’ecosistema culturale, assegnando alla biblioteca (oltre che a musei e teatri) il ruolo di “templio del sapere”, deve lasciare spazio a una visione di biblioteca come “piattaforma abilitante” che permetta alle comunità di coltivare e di espandere la propria capacità di espressione e la propria identità culturale [2].

È in questa direzione che si è sviluppata la tappa torinese del convegno delle Stelline che ha messo sul piatto le due grandi sfide con le quali le biblioteche si trovano e si troveranno a confrontarsi, con una forte proiezione verso il futuro: l’innovazione digitale che si è concretizzata con una riflessione sull’intelligenza artificiale approfondita nella giornata del 25 febbraio e il welfare culturale, protagonista della giornata del 26 febbraio.

INNOVAZIONE DIGITALE E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

La riflessione sull’Intelligenza Artificiale applicata al mondo delle biblioteche, coordinata da Stefano Parise (Direttore Area Biblioteche del Comune di Milano), è stata introdotta da David Weinberger, uno dei più autorevoli filosofi di internet, ricercatore senior presso il Berkman Klein Center for Internet & Society di Harvard, autore del recente Caos quotidiano, edito in Italia da Codice e tra l’altro – va ricordato – del celebre Cluetrain Manifesto del 1999 che aveva previsto l’onda anomala delle dirompenti trasformazioni che avrebbe investito il “mondo connesso” [3].

Perché l’intelligenza artificiale, l’apprendimento automatico (il machine learning) devono interessare le biblioteche? Perché – ci ha ricordato Weinberger nella sua relazione “Oracoli, biblioteche e intelligenza artificiale” – mettendo in discussione la concezione tradizionale della conoscenza ciò che è davvero in gioco è il nostro modo di conoscere la realtà e, dunque, in definitiva noi stessi. Abbandonare il campo della IA alle società commerciali, ricorda Weinberger, pone a rischio la cultura stessa e il pensiero critico. Le biblioteche, tutte, grandi e piccole, insieme possono umanizzare il machine learning – attraverso un open library graph – per assicurare un sistema permeato di quei valori profondamente democratici e umanitari che sono propri di tutte le biblioteche che, per definizione, sono sempre dalla parte degli utenti e delle comunità [4]. Ascoltando le relazioni della prima sessione si capisce che ora la vera sfida è tradurre in pratica questa intuizione.

Il progetto presentato da Maurizio Vivarelli (Università degli Studi di Torino) e Marco Mellia (politecnico di Torino), che è una delle azioni previste nel bando di candidatura di Torino a Capitale Italiana del Libro, va esattamente in questa direzione: Reading (&) Machine. Si tratta della progettazione di un ambiente innovativo digitale e fisico per le biblioteche che metta al centro la lettura in una dimensione aumentata e partecipativa. Inutile dire che questo progetto di prototipazione presso le biblioteche civiche di Torino si può configurare come una opportunità da replicare come modello in tutte le biblioteche pubbliche italiane, assolutamente indispensabile anche alla luce delle priorità espresse dal PNRR, sul quale tornerò tra un attimo.

La riflessione sul concetto di piattaforma applicata al mondo delle biblioteche è stata completata da Gino Roncaglia (Università Roma Tre) con una relazione sulle piattaforme per la cultura improntata all’idea di partire dai bisogni culturali per progettare coraggiosamente qualcosa di innovativo e da Rossana Morriello (Servizio Programmazione Sviluppo e Qualità, Politecnico di Torino) che si è concentrata in particolare sulle piattaforme bibliotecarie aperte e resilienti.

LE BIBLIOTECHE COME INFRASTRUTTURE SOCIALI. VERSO IL WELFARE CULTURALE

Se ‘dati’ e ‘piattaforme’ sono state le due parole chiave del pomeriggio del 25 febbraio, ‘relazioni’ e ‘integrazione’ hanno caratterizzato la giornata del 26 febbraio, della quale è stata protagonista la riflessione sulla seconda sfida: il welfare culturale.

Al centro dell’attenzione il primato delle biblioteche pubbliche come infrastrutture sociali, strumenti di benessere e luoghi di cura, a partire dal loro essere prossime, a bassa soglia, vicine, accessibili a tutti.

E sono state esattamente queste le motivazioni per le quali le biblioteche sono considerate punti di riferimento fondamentali dai 60.000 utenti che finora hanno partecipato all’indagine ancora in corso – che terminerà il prossimo 31 marzo – La biblioteca per te che ho presentato in apertura della tavola rotonda coordinata da Enzo Borio (Comitato esecutivo nazionale AIB), che ha visto protagonisti nel pomeriggio decisori e amministratori.

L’indagine è promossa da Rete delle reti [5], in collaborazione con Associazione Italiana Biblioteche [6] e con la direzione scientifica di BIBLAB - Laboratorio di biblioteconomia sociale e ricerca applicata alle biblioteche che dirigo presso il Dipartimento di Lettere e culture moderne dell’Università di Roma Sapienza[7], e si configura come una straordinaria opportunità per il settore delle biblioteche a livello macro ma anche a livello micro, trattandosi sicuramente della più grande indagine realizzata in Italia sull’impatto e il valore delle biblioteche pubbliche orientata al benessere e alla qualità della vita dei cittadini, pensata per fornire a tutti i portatori di interesse un quadro chiaro sul posizionamento delle biblioteche e sulle opportunità che offrono ai territori.

Nonostante il posizionamento chiarissimo come presidio di welfare culturale, dai risultati parziali emerge anche una pericolosa mancanza di medietà del settore: la diversa partecipazione degli utenti all’indagine è un po’ lo specchio delle diverse identità che le biblioteche hanno nelle città, nei territori, dei diversi investimenti che sono stati fatti in Italia, dell’impegno, degli sforzi dei bibliotecari, ma sono anche un indizio circa il ruolo imprescindibile della cooperazione tra biblioteche e tra reti bibliotecarie.

Dall’indagine, che ha previsto anche alcune importanti domande aperte, emerge rispetto alle attività svolte e alle motivazioni delle persone, che nessun altro luogo come la biblioteca pubblica è al tempo stesso presidio culturale e sociale, luogo di studio, ricerca, informazione e formazione del cittadino. Le biblioteche sono luoghi vitali, in cui le persone incontrano gli altri ma anche sé stessi, costruiscono, esplorano e rafforzano la propria identità di cittadini. Esse rendono le città più interessanti. Quando le biblioteche ci sono, sono prossime e funzionano i cittadini le percepiscono come un diritto.

Alla tavola rotonda di commento ai risultati parziali della ricerca hanno partecipato Chiara Lanari (responsabile segreteria Assessorato alla cultura della Regione Toscana), Rosa Maiello (presidente nazionale AIB), Francesca Navarria (responsabile settore biblioteche della Regione Toscana), Paolo Rambelli (Commissione cultura ACRI - Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio spa), Paola Passarelli (direttore generale Biblioteche e diritto d'autore, MIBACT), Aldo Patruno (direttore generale del Dipartimento turismo, economia della cultura e valorizzazione del territorio della Regione Puglia), Vincenzo Santoro (responsabile cultura ANCI), Marino Sinibaldi (presidente CEPELL), Gianni Stefanini (coordinatore Rete delle reti,) e Vittoria Poggio (assessore cultura, turismo, commercio di Regione Piemonte) tutti concordi nella necessità di un dialogo più serrato e proficuo tra istituzioni e biblioteche per mettere a punto un vero e proprio sistema di welfare culturale, che ha sempre visto coinvolte le biblioteche, come presidi culturali sul territorio.

IN CONCLUSIONE

Questo ruolo è stato evocato rispetto al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che parla dell’istituzione di “Case dell'innovazione e della cultura digitale”. Ma queste, come il convegno, ha messo molto bene in luce, esistono già da tempo e sono proprio le biblioteche pubbliche che si interrogano sull’intelligenza artificiale, che si proiettano in una dimensione di piattaforma della conoscenza.

Ma per svolgere pienamente questo ruolo, è stato osservato a più voci, le biblioteche hanno bisogno di essere dotate di strumenti digitali, e che si lavori con lungimiranza sulla formazione ai bibliotecari attraverso importanti investimenti.

La strada delineata è dunque chiara: conviene investire su ciò che c’è già, sfruttare questa posizione così precisa come “luoghi della crescita culturale” che le biblioteche hanno nel cuore e nella mente delle persone, evitando pericolose duplicazioni, sulle quali la storia delle biblioteche in Italia può purtroppo tristemente insegnare qualcosa.

NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] «Some observers have dubbed this crisis “The Great Pause”. But I believe librarians cannot pause. Librarians cannot sit back and wait to unlock the library doors again. We must take this time to begin thinking about how public libraries will function in a society that will certainly be changed for the short term, and may be changed forever». S. Feldman, Public Libraries After the Pandemic, publisherweekly.com, 17 aprile 2020, https://www.publishersweekly.com/pw/by-topic/industry-news/libraries/article/83093-public-libraries-after-the-pandemic.html

[2] Rimando all’editoriale di Pier Luigi Sacco, Piattaforme digitali aperte, luoghi della connessione: le biblioteche e la sfida dell’inclusione, «AIB studi», 60 (2020), n.3, https://aibstudi.aib.it/article/view/13007/11777.

[3] Con David Weinberger anche Doc Searls, Rick Levine e Christopher Locke. Si veda www.cluetrain.com. La traduzione italiana di Luisa Carrada è disponibile qui http://www.mestierediscrivere.com/articolo/tesi/. Nel 2001 esce in Italia edito da Fazi Cluetrain Manifesto. La fine del business as usual a cura di Antonio Tombolini.

[4] Per un approfondimento della sua visione rimando all’editoriale uscito su AIB studi, David Weinberger, Quando il bibliotecario migliore è un'IA, «AIB studi», 60 (2020), n.2, https://aibstudi.aib.it/article/view/12478/11661

[5] Una realtà nata dalla necessità di adottare una nuova, e più ampia, visione di cooperazione alla quale hanno aderito ad oggi 31 reti che coprono 933Comuni, per un totale di 8.376.000 abitanti. Si veda https://retedellereti.dgline.it/

[6] https://www.aib.it/

[7] https://web.uniroma1.it/lcm/laboratorio-%E2%80%93-biblab

 

Chiara Faggiolani, professore associato di Archivistica e biblioteconomia, direttrice di BIBLAB - Laboratorio di Biblioteconomia sociale e ricerca applicata alle biblioteche dell’Università di Roma Sapienza, è membro della Commissione Nazionale Biblioteche Pubbliche dell’AIB composta da: Cecilia Cognigni (coordinatrice), Sara Chiessi, Loredana Gianfrate, Valeria Patregnani, Maria Antonietta Ruiu.

ABSTRACT

This paper is a brief account of the 26th edition of the Stelline conference, an essential moment of updating and professional growth for all operators in the world of libraries in Italy. The theme of the conference is "The library as a platform for knowledge" and it focused on the two great challenges that libraries have to face, with a strong projection towards the future: digital innovation, with a focus on artificial intelligence, and the role of libraries in well-being and quality of life.

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