“Il nostro sforzo comune deve essere quello di fare in modo che la lingua del disprezzo esaurisca il suo corso, rimanendo però come testimonianza sociale, storica, letteraria, del passato. Con la speranza, questo è il mio augurio non solo da lessicografa, che la realtà (e poi la lingua) cambi, perché le parole non siano più solo femmine, i fatti non più solo maschi”. Valeria Della Valle, direttrice del Vocabolario della lingua italiana Treccani, risponde così alla lettera pubblicata su Repubblica e firmata da cento donne per chiedere di eliminare i riferimenti sessisti che compaiono nel sinonimo della parola "donna" della versione online del vocabolario. ("Cagna non è sinonimo di donna, via i riferimenti sessisti dal vocabolario online").

PREGIUDIZI E STEREOTIPI

Il lavoro dei lessicografi e delle lessicografe consiste anche nel tentativo di liberare le pagine dei dizionari da tutto ciò che non corrisponde più, culturalmente e civilmente, all’epoca in cui l’opera viene pubblicata. “Negli anni ’70 - ricorda Della Valle -, quando ero una giovane redattrice del Vocabolario Treccani, oltre a impegnarmi nelle nuove definizioni di voci come “donna” e “femminismo”, per citare solo le due che mi stanno più a cuore, eliminai con grande soddisfazione l’espressione “angelo del focolare”. Me ne sono pentita, e ho fatto in modo che la locuzione, anni dopo, tornasse al suo posto. Eliminandola, avevo commesso un grave errore, perché quell’espressione, presente nell’uso parlato, in romanzi e articoli giornalistici, e oggi usata ormai solo scherzosamente e ironicamente, non deve essere cancellata, ma spiegata, premettendo che si tratta di un uso figurato, oggi solo ironico, tanto più se si va progressivamente perdendo la memoria del suo significato di ‘donna di casa che si dedica esclusivamente alla famiglia e alle faccende domestiche’”. 

I DIZIONARI TRECCANI

La Direttrice ricorda poi che un dizionario dei sinonimi è cosa molto diversa da un dizionario dell’uso della lingua italiana. “Nei dizionari dell’uso (o generali) della nostra lingua si danno prima di tutte le altre informazioni, le definizioni delle parole. Avendo io lavorato al Vocabolario della lingua italiana Treccani in cinque volumi (1986-1994) fin dalla prima edizione, posso portare la testimonianza personale del cambiamento avvenuto proprio nella definizione della voce “donna”, nel passato sempre definita come “femmina dell’uomo” e in quell’edizione diventata finalmente, grazie al lavoro delle giovani ma agguerrite redattrici dell’opera ‘Nella specie umana, individuo di sesso femminile, soprattutto dal momento in cui abbia raggiunto la maturità anatomica e quindi l’età adulta’”. 

IL DIZIONARIO DEI SINONIMI

I dizionari dei sinonimi servono a suggerire parole ed espressioni che hanno approssimativamente lo stesso significato, dato che la sinonimia assoluta è inesistente o rarissima. In questi dizionari è possibile trovare (come in quelli analogici), più che i sinonimi, le parole legate da un rapporto lessicale o semantico con la voce principale, in modo da individuare velocemente tutto il possibile bagaglio di corrispondenze, frasi, modi di dire che possono essere utili soprattutto a chi scrive o a chi cerca la locuzione che non ricorda. Anche espressioni ingiuriose, volgari, spregiative. 

BRUCIARE I DIZIONARI?

E allora? Nel 1980 una studiosa francese, Marina Yaguello, intitolò un capitolo di un suo libro “Bisogna bruciare i dizionari?”, per segnalare i fenomeni di stereotipia sulle donne perpetuati dalla tradizione lessicografica. “Sono convinta che non sarà invocando un falò (non solo simbolico) per bruciare le parole che ci offendono che riusciremo a difendere la nostra immagine e il nostro ruolo. Anzi, vorrei che le espressioni più detestabili e superate continuassero ad avere spazio nei dizionari, naturalmente precedute dal doveroso avvertimento che segnala al lettore quando le espressioni o le frasi proverbiali citate corrispondono a un pregiudizio o a un luogo comune tramandato dal passato ma non più condivisibile”. 

 

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