"Dopo la delusione dell’arresto dei lavori sul consumo del suolo, su cui ci siamo impegnati per due anni, davvero sarebbe inaccettabile un blocco anche sul tema della rigenerazione urbana". Così Vilma Moronese (Misto), presidente della commissione Ambiente del Senato, intervistata da AgCult sul disegno di legge sulla rigenerazione urbana all'esame della 13a di Palazzo Madama dal giugno 2019. Ben sei i ddl presentati sulla materia nel corso di questi mesi, ora unificati in un testo che ha come relatori i senatori Franco Mirabelli (Pd), Paola Nugnes (Leu) e Francesco Bruzzone (Lega). A quando l'approdo in Aula? "Difficile a dirsi, dipende se la maggioranza avrà quella maturità e volontà politica per trovare un accordo - spiega Moronese -. Per quanto mi riguarda, da presidente di commissione, sto cercando di spingere creando le condizioni per andare avanti. Per ora il prossimo step è la scadenza per la presentazione emendamenti per il 16 aprile".

Inizialmente era stato indicato il 31 marzo come ultimo giorno per presentare gli emendamenti al testo unificato. Poi la Lega ha chiesto sia di procrastinare il termine, sia di svolgere ulteriori audizioni. "L’organizzazione dei lavori sulle audizioni è stata decisa all’unanimità in ufficio di presidenza, e ai sensi dell’art. 97 del regolamento non si può rimettere in discussione una decisione già presa - rimarca Moronese -. Pertanto avrei acconsentito a riaprire alle audizioni solo se nell'ufficio di presidenza mi fosse stata fatta questa richiesta all’unanimità, cosa che non si è verificata, pertanto la risposta è no". Per la proroga alla scadenza emendamenti invece, spiega la presidente della 13a, "ho ritenuto fosse giusto accettare e proporre un leggero slittamento, questo anche per consentire alle varie commissioni che devono esprimere un parere sul testo di poterlo fare, considerato che fino alla settimana scorsa eravamo tutti concentrati sul Pnrr".

Il testo unificato sulla rigenerazione urbana presentato dai relatori in commissione Ambiente dedica l'articolo 13 alla rigenerazione dei beni culturali e dei centri storici. "In particolare - sottolinea Moronese - prevede che il piano di rigenerazione urbana del centro storico venga approvato dal Comune con l'intesa delle competenti soprintendenze, questo darebbe modo di superare quella che è l'autorizzazione paesaggistica ma non i pareri ministeriali nei casi previsti per legge per le aree soggette a vincolo ai sensi del decreto legislativo 42/2004". Tuttavia, aggiunge la presidente della 13a, "auspico che, attraverso gli emendamenti, la commissione possa esprimersi in maniera più coraggiosa, prevedendo magari una vera e propria disciplina conservativa del patrimonio edilizio storico, pubblico e privato, con divieto di demolizione e ricostruzione/trasformazione che ne pregiudichi appunto la storicità degli stessi". 

Con il decreto Semplificazioni è stato impedito che nei centri storici si possano abbattere e ricostruire indiscriminatamente gli edifici. C’è ora la possibilità che il Pnrr e il Recovery eliminino queste restrizioni e possano essere cancellati nei centri storici patrimoni architettonici e culturali? "I nostri centri storici vanno tutelati e non cancellati, spero vivamente che questo non accada", taglia corto Moronese. Nel corso del dibattito in commissione Ambiente, il senatore Andrea Ferrazzi (Pd) ha dichiarato: "Vanno individuate soluzioni capaci di coniugare le esigenze di tutela dei centri storici, come luoghi di straordinario valore artistico, storico e culturale, rendendo però al tempo stesso praticabili interventi di sostituzione edilizia”. 

Commenta Moronese: "Concordo con il senatore Ferrazzi che occorre trovare la modalità per coniugare la tutela dei centri storici con interventi di qualificazione, ma parlerei più di rigenerazione dell’esistente e non di interventi di 'sostituzione edilizia'. Per la tutela dell’ambiente, sento tutti parlare di sostenibilità e poi nel concreto non vedo praticarla. Stessa cosa per i centri storici, tutti parlano di preservare la nostra storia ma spesso questo non avviene, se davvero li vogliamo tutelare, vanno valorizzati, messi in sicurezza e non abbattuti e ricostruiti". Come pensa che si uscirà fuori da questa alternativa e chi riuscirà a spuntarla tra i “costruttori a tutti i costi” e i “difensori della tutela culturale”? "Non so chi la spunterà. So solo io da quale parte sarò", chiosa Moronese.

 

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