La cultura è anche una medicina. Per cui, come già avviene per i farmaci e le spese mediche, vanno detratti dalle tasse biglietti e abbonamenti per musei, concerti, spettacoli teatrali, sale cinematografiche, parchi e giardini. E’ la proposta portata in Parlamento da Italia Viva con un disegno di legge che punta a sviluppare uno strumento di agevolazione fiscale capace di coniugare da una parte le esigenze di supporto alle imprese del settore e dall'altra l'incentivo all'acquisto di titoli di ingresso in favore di cittadini.

Il ddl depositato in Senato, di cui è prima firmataria Daniela Sbrollini, membro della commissione Cultura, muove dall’attuale situazione in cui versa il comparto dopo l’esplosione pandemica. “Con le misure restrittive messe in campo per contrastare la diffusione del Covid – spiega Sbrollini -, si è assistito a un crollo drammatico che ha interessato tutte le principali voci di ricavo dei musei, quali gli incassi da biglietterie, da eventi e attività formative e didattiche, ma anche i contributi degli sponsor e gli introiti per la gestione commerciale di spazi e servizi in concessione”. Ma, avverte la senatrice Iv, “vanno tenute in considerazione, oltre agli ingenti e tangibili danni sotto il profilo occupazionale ed economico, anche le ripercussioni sul piano socio-relazionale causate dalla limitazione e chiusura delle attività legate alla sfera culturale. Recenti sondaggi mostrano che il 46 per cento del campione intervistato, anche se avesse la possibilità di recarsi fisicamente a un concerto nei prossimi mesi, non si sentirebbe a proprio agio, mentre il 21 per cento ha affermato che tale disagio sussisterebbe anche nei prossimi anni”.

Ecco perché, spiega Sbrollini, “è importante attuare modifiche normative mirate a incentivare la fruizione delle varie attività culturali”. Secondo il Rapporto annuale Federculture Impresa Cultura del 2020, l'incidenza della spesa per il settore culturale sulla spesa pubblica complessiva, nel nostro Paese, è pari all'1,6 per cento, a fronte di una media europea del 2,5 per cento. “Nonostante ciò – osserva la senatrice Iv - il settore, negli ultimi anni, si è espanso, sollecitato da una repentina crescita della domanda dei consumi culturali, in particolare negli ambiti connessi alla fruizione del patrimonio artistico e archeologico, il cui trend positivo può essere spiegato anche dall'intensa attività normativa che ha dato nuovi impulsi al settore museale e a quello archeologico, a dimostrazione che, con il supporto adeguato ed i dovuti incentivi, è possibile contribuire a risollevare e sostenere i diversi settori e sotto settori culturali, con particolare riguardo a quelli maggiormente colpiti”. 

Nel dettaglio, il ddl Sbrollini prevede la modifica dell'articolo 15 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 22 dicembre 1986, n. 917) in modo da introdurre una detrazione fiscale del 19%, a favore dei soggetti appartenenti a nuclei familiari con Isee inferiore a 40 mila euro, per le spese eccedenti i 50 euro riguardanti esclusivamente acquisto di biglietti di ingresso o tessere d'abbonamento a musei, concerti e spettacoli teatrali, sale cinematografiche, parchi e giardini. Ai fini della detrazione, la spesa culturale deve essere certificata da biglietto o abbonamento riportante il marchio SIAE, da fattura o da scontrino fiscale contenente la specificazione della natura, qualità e quantità dei beni o degli spettacoli. Il certificato di acquisto deve comunque contenere l'indicazione del nome e cognome del destinatario o il suo codice fiscale. Per quanto riguarda il costo del provvedimento, viene stimato in 39,7 milioni di euro annui per i quali, a decorrere dall'anno 2021, “si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190”.

 

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