Il Mef e il Ministero della Cultura intervengano a salvaguardia dell'ex palazzo del Poligrafico e Zecca dello Stato, costruito tra il 1913 e il 1928 e considerato una delle massime espressioni dell'architettura liberty di Roma. E’ l’appello lanciato in due interrogazioni presentate al Senato rispettivamente da Elena Fattori (Leu) al ministro dell’Economia, Daniele Franco e da Margherita Corrado (L’Alternativa c’è) al titolare del MiC, Dario Franceschini. 

L’edificio, a piazza Verdi, “dal 2010 è rimasto in uno stato di disuso – scrive Fattori -. La società Residenziale Immobiliare 2004 S.p.A., controllata per il 75 per cento da Cassa Depositi e Prestiti e al 25 per cento da Finprema, è il soggetto impegnato nella valorizzazione del palazzo di proprietà dello Stato. Nel 2015 sono iniziati, dopo un accordo preliminare con la cinese Rosewood Hotels & Resorts International, i lavori di svuotamento e scavo per la realizzazione di parcheggi per la costruzione di una struttura ricettiva di lusso. Nel 2019 la trattativa ha visto il ritiro della società cinese e la manifestazione di interesse da parte di Enel, che prevede di collocare nel palazzo 2.000 dipendenti. L trattativa sembra essersi conclusa e sono iniziati i lavori, il cui termine è previsto per il 2022”.

La zona, sottolinea Fattori, “è caratterizzata dall'assenza di infrastrutture e collegamenti efficienti, nonché da una situazione di parcheggi per i residenti al limite del collasso. Oltre alla struttura, anche il sottosuolo è caratterizzato da importanti presenze archeologiche, che rendono disagevole la realizzazione di strutture di parcheggio. Il comitato cittadino denominato ‘Comitato di Piazza Verdi’ ha evidenziato alcune anomalie paesaggistiche, legate agli attuali lavori di sopraelevazione dell'edificio con due piani in vetro, che diventerebbero uno spazio aggiuntivo per il centro direzionale di Enel, ma che modificherebbero in maniera sostanziale l'aspetto estetico e originale del palazzo, deturpandone l'importanza storica, artistica e culturale”. 

Fattori chiede al ministro Franco “quali azioni intenda porre in essere, anche di concerto con il Ministero della Cultura, per la salvaguardia del valore storico e culturale dell'ex palazzo del Poligrafico e Zecca dello Stato, senza che se ne stravolga l'aspetto originario” e “quali azioni intenda porre in essere per mitigare le carenze infrastrutturali della zona, considerato che la destinazione dell'immobile è stata decisa da Cassa Depositi e Prestiti, istituto controllato dal Mef”.

Nella sua interrogazione, invece, Corrado invita Franceschini a riferire “sull’iter autorizzativo di un progetto che interviene così pesantemente sul costruito storico vincolato ex lege anche a dispetto, evidentemente, delle prescrizioni dettate dalla Carta del Restauro del 1972, che, assunta a suo tempo come atto di indirizzo, è tuttora vigente, ma la cui violazione, sia pure sottotraccia, da parte del dicastero si fa sempre più frequente, senza che sia stato aperto ufficialmente il dibattito sulla eventuale volontà di discostarsene per accreditare una forma di ‘restauro creativo’”. 

La senatrice di Ac chiede inoltre al ministro della Cultura “quali iniziative di competenza intenda assumere per evitare che, nella foga degli amministratori capitolini di ‘fare i conti con la modernità’, il cammino verso il futuro non implichi uno sguardo sulla storia che, invece di assicurare rispetto e dunque tutela alle testimonianze materiali di quella, le guardi come mera preesistenza sulla quale, letteralmente, edificare il nuovo, compiacendosi anzi della discontinuità e traducendola in atto”.

 

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