Dopo due anni di lavoro e decine di audizioni di professionisti, associazioni no profit, sindacati, società di servizi pubbliche, semi-pubbliche e private, si è concluso in commissione Cultura del Senato l'affare assegnato su volontariato e professioni nei beni culturali. L'esame è terminato con l'approvazione a maggioranza della risoluzione finale della relatrice Margherita Corrado, della componente L’Alternativa c’è del gruppo Misto. Un testo che è stato diverse volte riformulato dalla relatrice nelle ultime settimane per ottenere il più largo consenso possibile. Ancora oggi pomeriggio la Lega, invano, ha chiesto il rinvio del voto per cercare di arrivare a una unanimità. Una volta che questa proposta è stata respinta, il Carroccio ha deciso di astenersi. Unica forza a votare contro la risoluzione è stata Fratelli d'Italia che ha ribadito le dure critiche già espresse ieri nei confronti della relatrice. "La senatrice Corrado criminalizza i volontari", le parole di Antonio Iannone (Fdi) uscendo dalla commissione. 

Il testo finale approvato dalla commissione Cultura impegna il governo "ad applicare il principio che il lavoro subordinato deve sempre essere retribuito, per garantire l’esistenza libera e dignitosa delle persone (di cui all’articolo 36 della Costituzione)". Il volontariato, si legge nella risoluzione, "è un fenomeno sociale importante, fortunatamente molto diffuso nel Paese in tutti i settori, che consente ai singoli di tradurre in azione la loro naturale empatia, resa più efficace dalla forza del gruppo, affiancando lo Stato, soprattutto su scala locale, nello sforzo di migliorare la società e assicurare a tutti i cittadini quei livelli minimi di qualità della vita che la Costituzione garantisce per tabulas ma che tanti si vedono ancora negati". Nel campo dei Beni culturali "conta numeri cospicui e in continua ascesa, forte com’è, in Italia, di una lunga e consolidata tradizione, al punto da potersi quasi ritenere un habitus del cittadino italiano, immerso fin dalla nascita in un contesto territoriale che si caratterizza sia per ricchezza e capillarità di diffusione del patrimonio culturale pubblico e privato, tangibile e intangibile, fonte peraltro di uno spiccato sentimento di appartenenza, sia per una radicata sottovalutazione del valore di bene collettivo delle testimonianze materiali, il che non favorisce un efficace contrasto da parte dello Stato alla piaga dei reati d’arte, affidato da cinquant’anni a un Comando Carabinieri dedicato". 

"Le criticità connesse all’intervento del volontario 'di settore', oltre che nelle situazioni di emergenza, anche in quelle di necessità, che possono assumere carattere stabile e trasformarlo in una ‘minaccia’ per le tradizionali professioni della tutela e per quanti operano sul Patrimonio (restauratori, diagnosti, antropologi fisici), sono un’anomalia che, stante il dilagare del fenomeno in assenza di una chiara regolamentazione e l’aspra competizione che il disequilibrio lavoro-volontariato ha innescato con i professionisti del settore – per molti versi una guerra di tutti contro tutti –, bisogna cercare di superare", sottolinea la commissione Cultura del Senato. "La mancata regolamentazione delle professioni e del volontariato nel settore dei Beni culturali ha infatti prodotto veri e propri 'riders della cultura' per i quali, a differenza di quelli delle consegne a domicilio, sembra ancora lontano il riconoscimento dei diritti fondamentali. Lo sfruttamento dei professionisti arriva al punto di costringerli, nei casi limite, a passare per volontari, così mortificando chi ha fatto studi superiori per molti anni e acquisito professionalità sul campo, quasi che titoli ed esperienza siano un motivo di esclusione invece che una opportunità".

"A fronte di un indubbio risparmio, sia per gli operatori privati sia per la Pubblica Amministrazione, il costo sociale del volontariato sostitutivo delle professioni ricade su tutta la società in termini di minori introiti per mancato versamento di tasse e di contributi previdenziali, contribuendo alla stasi dell’economia - scrive Corrado nella risoluzione -. Appare necessario respingere la tentazione di assumere a ‘sistema’ il volontariato (anche qualificato), da ultimo facendo leva su un malinteso diritto all’eredità culturale e sulla responsabilità individuale e collettiva della sua conservazione, per compiti istituzionali come la tutela dei beni culturali, con il rischio di disapplicare l’esplicito mandato costituzionale (di cui all'articolo 9 della Costituzione)".
 

 

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