Far ripartire in sicurezza spettacolo dal vivo e cinema entro l’estate cercando di dare date e prospettive certe al settore. Lo chiedono gli operatori, ma per farlo servono nuovi protocolli che da un lato tengano in prima considerazione la salute del pubblico e dei lavoratori, ma che dall’altro consentano anche di riaprire arene, cinema, teatri, live club con un afflusso di pubblico proporzionato alle dimensioni e alle caratteristiche dei luoghi. Non regole uguali per tutti quindi con un numero fisso di spettatori, ma adottando criteri che tengano conto del numero di posti, delle caratteristiche (all’aperto o al chiuso) e delle dimensioni. Sono queste, come detto, le richieste che vengono dalle associazioni e dagli enti territoriali e su cui sta lavorando il Ministero della Cultura impegnato al momento - a quanto apprende AgCult - nel raccogliere modelli di buone pratiche da parte delle associazioni di categorie per definire regole chiare da sottoporre poi al ministero della Salute e al Comitato tecnico-scientifico. Al dossier sta lavorando la sottosegretaria Lucia Borgonzoni in costante collegamento col ministro Dario Franceschini. E anche all’interno del Collegio romano è in corso un continuo confronto sulla strategia migliore da attuare.

PIU’ REGOLE, PIU’ SPETTATORI

Molti luoghi e associazioni di categoria intanto hanno già messo a punto protocolli dettagliati e rigidi - che AgCult ha potuto visionare - che prevedono tuttavia una presenza di spettatori più consistente rispetto a quella ipotizzata nei mesi scorsi. E soprattutto criteri diversificati per dimensioni e caratteristiche. A cominciare da quello messo a punto dall’Arena di Verona che punta ad avere 6000 presenze quest’estate a fronte di una capienza di 15.000 posti (già l’estate scorsa era stata concessa una deroga per ospitare fino a 4000 persone senza che questo portasse alcun contagio). O come lo Sferisterio di Macerata che sta lavorando a un protocollo insieme all’Università. Ma queste sono arene e quindi luoghi all’aperto.

CINEMA E TEATRI AL 50%

D’altro canto, secondo quanto appreso, anche cinema e teatri sono al lavoro per regole che consentano riaperture in grado di far ripartire davvero il settore. Innanzitutto le associazioni di categoria chiedono di poter riempire le sale fino al 50% (30% se in zona arancione) tenendo però anche conto della presenza o meno di nuclei familiari (per i quali potrebbe non essere necessario rispettare il distanziamento). Valutando, come detto, anche l’applicazione di scenari diversi codificati precedentemente a seconda delle condizioni epidemiologiche in atto al momento. Purché anche queste ipotesi siano programmate a monte delle riaperture in modo da poter organizzare i cartelloni estivi e autunnali. E’ questo infatti il problema principale dei teatri e delle arene che si trovano nella difficoltà di programmare le attività senza un congruo preavviso. Al fianco di queste soluzioni, ci sono poi allo studio anche altre misure come l’uso dei tamponi in ingresso che potrebbe determinare una riduzione delle distanze all’interno dei locali. Anche i live club stanno approntando il loro protocollo e sono già proiettati su una possibile ripartenza da ottobre.

LA POLITICA SI FACCIA SENTIRE

Il dato di fondo è comunque che al fianco delle valutazioni strettamente tecniche del Cts esistono anche delle valutazioni politiche che sono state già compiute in questi mesi e che possono condizionare in parte la scelta tra le varie opzioni in campo. Per qualcuno stupisce che “si possa fare praticamente tutto, ma non possiamo nutrirci di cultura. E’ incredibile, è un grande mistero - spiega una fonte ministeriale ad AgCult -. Gli operatori e i cittadini devono avere la prospettiva che qualsiasi cosa accada a ottobre saranno aperti con scenari prestabiliti, salvo imprevisti estremi al momento non ipotizzabili”. 

 

Articoli correlati