I viaggi dei residenti in Italia nel 2020 toccano il loro minimo storico: sono 37 milioni e 527 mila (231 milioni e 197 mila pernottamenti), con una drastica flessione rispetto al 2019 che riguarda le vacanze (-44,8%) e ancora di più i viaggi di lavoro (-67,9%). Per le vacanze in estate il calo si attenua (-18,6%). Ciononostante, quasi 7 persone su 100 rinunciano alla vacanza estiva (erano il 37,8% nel 2019, sono il 30,9% nel 2020 quelle che fanno almeno una vacanza tra luglio e settembre). I viaggi all’estero crollano (-80,0%) mentre le località italiane sono colpite in misura minore (-37,1%) e sono meta del 90,9% dei viaggi. Lo rende noto l'Istat nel report "Viaggi e Vacanze 2020". 

La domanda turistica nel 2020

Il turismo dei residenti subisce l’impatto della pandemia da Covid-19, registrando una crisi di drammatica entità. I viaggi con pernottamento quasi si dimezzano rispetto al 2019 (-47,3%) e scendono a 37,5 milioni, raggiungendo il livello minimo registrato nella serie storica dal 1997. Le notti trascorse in viaggio si attestano a poco più di 231 milioni (-43,5%). La domanda turistica è investita dagli effetti della pandemia dopo una fase di lenta ripresa iniziata nel 2016. Peraltro, la ripresa non era ancora riuscita a riportare i livelli di viaggi e notti al picco del 2008 (prima della crisi economica che aveva avuto avvio proprio in quell’anno), nonostante il trend positivo delle vacanze che, nel 2018, avevano toccato il valore massimo dell’ultimo triennio. Il calo più consistente si rileva nel segmento dei viaggi per motivi di lavoro, che si riduce a un terzo di quelli svolti nel 2019 (-68% di viaggi e notti) e rappresenta appena il 6,7% degli spostamenti e il 3,8% delle notti trascorse in viaggio.

Il declino dei viaggi di lavoro è un fenomeno di natura strutturale, iniziato ben prima della pandemia. Nel 2019 questo tipo di viaggi si era ridotto ad appena il 40% di quelli registrati nel 2009, anno precedente l'avvio del calo. Se per alcune tipologie la riduzione è stata influenzata soprattutto dal ciclo economico (riunioni d’affari, attività di rappresentanza, installazione o vendita, attività nell’edilizia e nell’artigianato, ecc.), per altre riflette un cambiamento nella comunicazione professionale, che si avvale in misura crescente della possibilità di incontrarsi online, soprattutto negli anni più recenti. 

Sempre nel 2020, anche a seguito di restrizioni o espliciti divieti, sono particolarmente colpite le attività congressuali e di convegni o seminari, che quasi si azzerano (-84,9%), le attività di rappresentanza, vendita, installazione o simili (-72,4%) e le missioni di lavoro (-64,7%). Le riunioni d’affari subiscono il calo minore, pur dimezzandosi (-47,7%) e diventano la prima motivazione dei viaggi di lavoro (26,8%).

Nell’anno della pandemia anche le vacanze subiscono un ingente calo (quasi il 45%), scendendo a circa 35 milioni, da 63,5 milioni nel 2019. I viaggi per motivi di vacanza sono circa il 93% del totale (96,2% delle notti) e in prevalenza riguardano vacanze “lunghe”, di 4 o più notti (che rappresentano il 52% dei viaggi e l’83% delle notti). Queste ultime risultano colpite dallo shock pandemico al pari delle vacanze brevi (entrambe -45% circa rispetto al 2019), con un calo lievemente meno accentuato in termini di notti (-41,2% le lunghe, -45,2% le brevi). Complessivamente i pernottamenti di vacanza persi nel 2020 sono circa 160 milioni (-41,8% sul 2019). La durata media dei viaggi aumenta leggermente e si attesta a 6,2 notti (6,3 per le vacanze), per effetto di soggiorni di vacanza di 4 notti e più mediamente più lunghi rispetto al 2019 (da 9,3 notti a 9,8). La durata media dei viaggi di lavoro rimane stabile a 3,5 notti. 

Viaggi all’estero e in Italia

Gli effetti della pandemia e delle conseguenti misure di contenimento sono evidenti sia per i viaggi sul territorio nazionale sia per quelli diretti all’estero. Le mete italiane subiscono il contraccolpo minore, registrando tra il 2019 e il 2020 una variazione negativa del 37% (-27,2% in termini di notti, circa 76 milioni in meno). Per le destinazioni estere, invece, si tratta di un vero e proprio tracollo: la riduzione dei viaggi è dell’80% e i pernottamenti persi rispetto al 2019 sono oltre 100 milioni (-78,2%). 

L’impossibilità di spostarsi fuori dal proprio comune in alcuni periodi dell’anno è visibile anche nella decisa riduzione delle visite in giornata (-48,5%), che si è attestato a poco più di 41 milioni. Di solito sono ugualmente distribuite nei vari trimestri, mentre nel 2020 si concentrano nel periodo estivo (42,7%). Le quote minime si registrano nel secondo e nell’ultimo trimestre dell’anno (rispettivamente 14,7% e 16,9%), in corrispondenza dei più stringenti vincoli imposti alla mobilità personale. Oltre 11 persone su 100 hanno rinunciato a fare un viaggio. Infatti la percentuale di residenti che, in media, hanno effettuato almeno un viaggio in un trimestre è quasi dimezzata, passando dal 24,2% del 2019 al 13,1% del 2020. Anche la media nazionale dei viaggi pro capite (0,6) si dimezza (erano 1,2 nel 2019), tuttavia mantiene il valore più elevato nel Nord-est (1) mentre è più bassa nel Sud (0,2). 

Il brusco calo della domanda turistica lascia invariato il primato del Nord-est, che anche nel 2020 è la destinazione più scelta (30,2% dei viaggi totali) e, al contempo, si conferma l’area dove risiede la maggior parte dei turisti (19,7%, 29,8% in termini di provenienza dei viaggi). Il 17,5% dei turisti vive nel Nord-ovest, area che origina il maggior numero di viaggi (32,2%) e il 13,2% nel Centro (22,3% dei viaggi), mentre le quote più basse riguardano i turisti residenti al Sud (5,3%, 9,2% in termini di viaggi) e nelle Isole (6,6% di turisti, 6,5% di viaggi). 

Le vacanze brevi estive

Il periodo di lockdown impone agli spostamenti della prima metà del 2020 un marcato segno negativo. Nel primo trimestre la riduzione dei viaggi è del 32,7% rispetto allo stesso periodo del 2019 (supera l’80% nel mese di marzo, durante il quale è consentita una piena mobilità solamente nei primi 10 giorni). Calano soprattutto le vacanze brevi (-36,8%), tradizionalmente le più frequenti nel primo trimestre, mentre quelle lunghe e i viaggi di lavoro subiscono decrementi più contenuti. Rispetto al 2019, le persone che viaggiano in questo periodo, per vacanza o per lavoro, diminuiscono del 31%.

Il calo maggiore si registra nel secondo trimestre, quando lo stop imposto dal lockdown determina la riduzione di circa il 79% di viaggi e notti e del 76,5% degli spostamenti per vacanza e il sostanziale annullamento dei viaggi di lavoro (-91,3%). Solo a giugno, in seguito alla possibilità di ripresa degli spostamenti interregionali, i viaggi recuperano parzialmente ma si attestano a circa la metà di quelli dello stesso mese del 2019. Il bilancio in termini di turisti è particolarmente grave: -77% di vacanzieri e -89% di viaggiatori per motivi di lavoro nel secondo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel trimestre estivo si registra l’unico segno positivo dell’anno e riguarda le vacanze brevi (+19,5% sul 2019, +31% in termini di notti) che attenuano la diminuzione complessiva dei viaggi estivi (-19,8%) dovuta al calo delle vacanze lunghe (-30,1%) e al dimezzamento dei viaggi di lavoro (-49,4%). Rispetto all’estate del 2019, le notti trascorse in vacanza sono 62,3 milioni in meno (esclusivamente a causa del decremento delle vacanze lunghe). Le persone partite per una vacanza sono 18,5 milioni 
(-18,6%; erano 22,7 milioni nel 2019). Il decremento maggiore si registra per i turisti over65 (-29,4%), mentre i giovanissimi risentono meno del calo (-14%), soprattutto se vivono nel Nord-Est (-6,4%); una diminuzione di un certo rilievo ha riguardato, invece, i bambini residenti al Sud (-23,6%). 

I viaggi estivi sono mediamente più lunghi rispetto a quelli degli altri trimestri (7,2 notti), ma diminuiscono di quasi un giorno rispetto all’estate del 2019. Le vacanze lunghe, seppur prevalenti, incidono meno (63,3% dei viaggi estivi nel 2020, 72,6% nel 2019). Tra le vacanze lunghe, quelle di almeno una settimana diventano meno frequenti (47,4%). Nell’ultimo periodo dell’anno (soprattutto a novembre e dicembre) la rinnovata emergenza sanitaria arresta la timida ripresa estiva. I viaggi e i turisti sono appena un quarto di quelli registrati nello stesso periodo del 2019 e il calo riguarda in egual misura le vacanze e i viaggi di lavoro (entrambi con decrementi superiori al 70% di viaggi e notti). Anche in questo trimestre, come nel secondo, una persona su tre imputa all’emergenza sanitaria la mancata partenza per vacanze, che in questi periodi è solitamente attribuita a motivi di lavoro e di studio. In tutti i trimestri, con l’unica eccezione dell’estate, la durata media delle vacanze lunghe aumenta sensibilmente, attestandosi a 9,2 notti nel primo trimestre, a  9,7 nel quarto (1,4 notti in più sul 2019) e a 8,5 notti nel secondo trimestre (quasi una notte in più), probabilmente a seguito di cambiamenti nell’organizzazione della vita familiare dovuti alla pandemia (permanenze lunghe presso seconde abitazioni anche per svolgere lavoro da remoto, anticipi di partenze nel periodo natalizio, ecc.). 

Le destinazioni di vacanza preferite nel 2020

Nel 2020, il drastico calo dei flussi turistici è riscontrabile in tutte le motivazioni e tipologie di vacanze effettuate dai residenti: da -44,3% per le vacanze di piacere/svago a -48,3% per le visite a parenti/amici. La situazione sanitaria, le restrizioni alle attività praticabili e agli spostamenti, soprattutto verso l’estero, insieme alla ricerca di vacanze più sicure in termini di distanziamento e prevenzione del rischio di contagio, hanno cambiato le scelte dei turisti, anche se hanno continuato a spostarsi principalmente per piacere, svago o riposo (72,4% delle vacanze) e per visite a parenti e amici (25,4%). Queste ultime, in particolare, in autunno diventano la motivazione principale degli spostamenti (da 33,9% nel 2019 a 59,1% nel 2020), in virtù delle partenze di ottobre ma soprattutto di dicembre e sono caratterizzate da una maggior durata (43,4% le vacanze lunghe nel 2019, 71,2% nel 2020).

Tra le vacanze di piacere e svago, la quota di quelle che includono almeno una visita a una città perde 13 punti (32,2%; era il 45,2% nel 2019), subendo più delle altre, quindi, i colpi della pandemia. Questo fenomeno riguarda sia l’Italia sia le mete oltre confine dove, però, perdono punti anche mare, montagna e campagna. Pur nel quadro di calo generale delle vacanze nel nostro paese, i turisti preferiscono mete in Italia e che si prestano maggiormente ad attività all’aria aperta; infatti, rispetto allo scorso anno sono maggiori le quote di vacanze al mare (53,9% nel 2020, 48,8% nel 2019), in montagna (31% nel 2020, 26,5% nel 2019) e in campagna (15,1% nel 2020, 9,9% nel 2019).
Le restrizioni alle attività praticabili durante le vacanze causano la forte contrazione dei flussi vacanzieri finalizzati a visite al patrimonio culturale, alla partecipazione a eventi e spettacoli, al turismo enogastronomico. Questo tipo di vacanze, in cui l’attività culturale è la motivazione principale, erano già in calo lo scorso anno e nel 2020 diminuiscono ancora di più: la loro quota scende infatti dal 16,9% del 2019 al 7% del 2020. Il loro decremento è consistente in tutti i periodi dell’anno, ad eccezione dell’estate, in particolare si dimezzano le incidenze dei soggiorni culturali in inverno (da 31,8% nel 2019 a 16,1% nel 2020) e in autunno (da 31,5% nel 2019 a 14,3% nel 2020), periodi in cui sono solitamente più frequenti. 

Le vacanze per visite al patrimonio naturale

Le visite al patrimonio naturale, invece, mantengono la loro quota (intorno al 13%, come nel 2019) risentendo meno degli effetti della pandemia rispetto a quelle culturali. Come di consueto, queste vacanze sono poco diversificate rispetto alla durata (12% le vacanze brevi e 14,2% le lunghe) ma, a causa del crollo dei viaggi all’estero, nel 2020 le mete italiane sono più frequentate di quelle straniere (13,6% in Italia e 9,3% all’estero). Nel quadro di un generale crollo che ha colpito anche le vacanze per praticare uno sport (-53,4%), queste ultime continuano a caratterizzare il periodo invernale e nel primo trimestre del 2020 subiscono meno gli effetti delle chiusure (subentrate solo a fine periodo) con una quota del 14,4% delle vacanze invernali (erano il 12,5% nel 2019). 

I trattamenti di benessere, lo shopping, il volontariato, la pratica di hobby, le visite ai parchi divertimento o le vacanze svolte per assistere a eventi sportivi, per studio o formazione riducono la loro quota (da 7,5% nel 2019 a 5,4% nel 2020), soprattutto per le vacanze brevi (da 11,7% a 7,4% nel 2020). Pur diminuendo anch’esse nettamente in termini assoluti rispetto al 2019 (-30,7%; -7,8% limitatamente al periodo estivo, quando la pandemia sembra sotto controllo e le limitazioni sono meno stringenti), le vacanze svolte per trascorrere prevalentemente un periodo di riposo, senza dedicarsi a particolari attività, vedono salire la loro quota (dal 57,8% nel 2019 al 70,7% nel 2020) a causa della minore incidenza delle altre tipologie di vacanze. Come di consueto, si tratta per la maggior parte di soggiorni lunghi (74,9%) e in Italia (71,6%). 

Partecipazione a spettacoli ed eventi culturali

Se il turismo manifesta un timido segnale di ripresa, le attività culturali e le visite alle bellezze naturali, seppure in diminuzione sul 2019 (-28,8% e -19,7% rispettivamente), continuano a esercitare una forte attrattività. Durante i mesi estivi, l’incidenza dei viaggi in cui si pratica almeno un’attività culturale scende di poco (da 63,1% nel 2019 a 56% nel 2020), mentre la quota di viaggi con almeno una visita al patrimonio naturale rimane stabile rispetto all’estate del 2019, attestandosi al 52% del totale degli spostamenti estivi.
Tra le attività praticate durante un viaggio, le visite estive a città e borghi si confermano le preferite (85,7% nel 2020, 78,7% nel 2019), seguite dalle visite a monumenti e siti storici o archeologici (44%, quota stabile rispetto allo scorso anno) e da quelle a mercati tipici locali (incidenza del 28,6%, 33,8% nel 2019). 

Si riduce anche il peso delle visite a musei e mostre (da 25,7% nel 2019 a 22,1% nel 2020) e, soprattutto, cala la partecipazione a spettacoli e manifestazioni (da 29,6% nel 2019 a 11,3% nel 2020). Non si rileva, invece, una diminuzione delle quote per attività legate all’enogastronomia (stabili al 20%) mentre le visite a fabbriche per la produzione di beni e servizi continuano a essere residuali (4%). Tra le vacanze estive prettamente culturali, le visite a siti archeologici (88%) e a musei (51,9%) presentano, come lo scorso anno, le quote più elevate. Tuttavia, è da rilevare il calo dell’incidenza delle visite a musei di circa venti punti percentuali rispetto all’estate 2019, quando era pari al 69,8%. I tour enogastronomici continuano a essere più diffusi tra le vacanze paesaggistiche, con quasi la stessa incidenza del 2019 (25,8%). La partecipazione a spettacoli, eventi culturali, folkloristici e religiosi si conferma più frequente tra i viaggi con almeno un‘attività culturale/paesaggistica, ma con una quota è in forte diminuzione (da 33,1% nel 2019 a 12,2% nel 2020). 

Lazio pagare il prezzo più alto del calo dei viaggi

Nel 2020, le limitazioni negli spostamenti, unitamente alle preoccupazioni legate all’emergenza sanitaria, accentuano la connotazione domestica dei viaggi effettuati dai residenti. In termini assoluti, i viaggi all’estero si contraggono complessivamente dell’80%, quelli diretti nel territorio nazionale del 37,1%. Ciò produce un forte cambiamento in termini di quote, con quella dei viaggi che hanno come destinazione una località italiana che passa dal 76,1% del 2019 al 90,9%. Ancor più ampio è l’incremento dell’incidenza delle vacanze lunghe sul territorio nazionale a scapito di quelle oltre i confini nazionali (dal 67,4% del 2019 all’88,6%).

Sulla differente performance delle località estere pesano le mancate partenze nei mesi segnati dalla chiusura dei confini nazionali e dalla sospensione dei voli internazionali. Tuttavia, anche nel trimestre estivo, nonostante la parziale attenuazione della diffusione del virus e il conseguente allentamento delle restrizioni alla mobilità, i residenti scelgono il territorio nazionale nella quasi totalità degli spostamenti, riservando alle mete estere solamente il 5% delle loro vacanze estive, il 6,5% se lunghe (nel 2019 erano rispettivamente il 22,4% e il 26,3%). Pur nel calo generalizzato, il Nord rimane l’area del Paese con più potere attrattivo (44,6% dei viaggi), sia per le vacanze, soprattutto se brevi (53%), che per i viaggi di lavoro (52,7%). Per le vacanze lunghe, il Mezzogiorno (34,9%) incalza il Nord (36,9%) e supera il Centro (16,8%), che tuttavia continua a registrare quote più consistenti di vacanze brevi (25,6% contro 16,1%) e di viaggi di lavoro (19,3% contro 14,6% Toscana, Emilia-Romagna, Trentino Alto-Adige, Lombardia e Veneto continuano a essere le cinque regioni più visitate, alle quali si aggiunge la Campania. Queste sei regioni accolgono complessivamente il 55,1% degli spostamenti interni, con quote che variano tra il 5,9% della Campania e l’11,5% della Toscana, che si conferma la destinazione preferita per le vacanze nell’anno (11,7%), soprattutto se brevi (12,5%). 

Per lavoro, si viaggia di più in Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio che, insieme, ospitano oltre il 42% dei viaggi d’affari in Italia. Il Lazio continua a essere una delle mete privilegiate per i soggiorni di lavoro, ma, per la prima volta dal 1997, anno di avvio dell’Indagine, non è tra le prime sei regioni più visitate scivolando al nono posto. La regione arretra per tutti i tipi di viaggio, comprese le vacanze brevi, delle quali era una delle destinazioni preferite. In particolare, il Lazio è tra le aree che risentono di più della forte contrazione delle visite alle città e delle vacanze culturali, tradizionalmente molto frequenti nella regione. Di contro, il Trentino Alto Adige sale nella classifica delle mete più visitate, diventando la regione più frequentata in occasione sia delle vacanze brevi che di quelle lunghe in inverno (rispettivamente 14,7% e 22,6%), distanziando notevolmente la Lombardia (13,9%), seconda classificata. Durante questo periodo, gli spostamenti in Trentino Alto Adige sono motivati prevalentemente dalle vacanze sportive, limitate dal lockdown solo a partire dalla metà di marzo. 

Le vacanze in primavera, trainate dalle ripartenze del mese di giugno, vedono l’Emilia-Romagna e la Toscana come destinazioni privilegiate rispettivamente dei soggiorni brevi (20,9%) e di quelli lunghi (17,1%). In estate, Toscana e Trentino Alto Adige sono le mete più frequentate per le vacanze lunghe (rispettivamente 11,9% e 11,6%). Seguono Emilia-Romagna (10,8%), Puglia (8,8%, che perde il primato mantenuto nei due anni precedenti), Campania (8,1%) e Sardegna (7,6%). Si tratta di destinazioni scelte soprattutto per la montagna, la campagna e il mare, in grado di assicurare relax dopo il lockdown dei mesi precedenti, oltre ad attività all'aria aperta e in sicurezza. In autunno, la Lombardia è la regione più visitata sia per le vacanze brevi (23,9%) sia per quelle lunghe (22,5%); per queste ultime, oltre al Veneto (21,8%), emergono anche Sardegna (11,5%), Puglia (9,4%) e Campania (7%), molto frequentate per visite a parenti e amici nel mese di dicembre, prima dell’entrata in vigore del divieto di spostamento tra le regioni. L’esiguo numero di viaggi all’estero ha come destinazione prevalente una meta europea (86,8%): i paesi più visitati nell’anno sono Francia (14,4%), Spagna (10,2%), Svizzera (7,3%) e Austria (7%). La Francia è la destinazione più scelta per le vacanze in tutti i trimestri, soprattutto per soggiorni brevi (22,9%). La Spagna (13,6%) mantiene il secondo posto nella graduatoria, soprattutto in virtù delle partenze effettuate nel primo trimestre, prima della pandemia. 

Ricorso agli alloggi privati

Le conseguenze della pandemia hanno un impatto netto sulle strutture ricettive collettive che, rispetto al 2019, perdono complessivamente il 53,2% dei viaggi dei residenti e il 55,3% dei pernottamenti; gli alloggi privati soffrono, invece, un effetto più contenuto (-41,9% di viaggi e -35,2% di notti). Nel 2020, quindi, la quota dei viaggi in alloggi privati sale al 57,3% (51,9% nel 2019). In termini di pernottamenti, la preferenza per le sistemazioni private è ancora più netta (67,3%), sia per i soggiorni trascorsi in Italia (66,4%) sia per quelli all’estero (73,8%), dove l’incidenza delle strutture collettive scende di 15 punti percentuali per i viaggi e di oltre 22 punti per le notti. Ciò si deve soltanto in parte alla storica predilezione per gli alloggi privati da parte dei residenti con cittadinanza straniera, considerando che nel 2020 i residenti italiani hanno optato per una sistemazione privata in più di un viaggio su due fuori dai confini nazionali.

Il maggior ricorso agli alloggi privati si registra nel Mezzogiorno, e riguarda oltre i 2/3 degli spostamenti turistici (59% nel 2019). Nelle località del Centro, è sempre alta per un maggior utilizzo delle stanze/abitazioni in affitto, ma cala leggermente (55,4%), per una quota più bassa delle abitazioni di parenti e amici a vantaggio delle strutture collettive, come campeggi e agriturismi. Al Nord, la quota dei viaggi negli alloggi privati è la più bassa (52%) mentre quella nelle strutture collettive (48%) si mantiene sopra la media nazionale (43%), unicamente in virtù della maggiore incidenza dei viaggi nelle strutture extra-alberghiere (+2,3 punti percentuali rispetto al 2019). Le abitazioni di parenti e amici si confermano il tipo di sistemazione più utilizzato durante le vacanze (32,1%, 36,9% in termini di pernottamenti), con un’incidenza stabile rispetto al 2019. Nel periodo ottobre-dicembre, coerentemente con la crescita delle visite a parenti e amici, le vacanze in questo tipo di alloggio aumentano marcatamente, raggiungendo il 56,9% dei viaggi e il 72,1% dei pernottamenti (31,8% e 34,5% nello stesso periodo del 2019). Gli alloggi privati in Italia ospitano soggiorni di maggior durata: 8 notti in media per le vacanze lunghe (2 in più rispetto al 2019), con il valore massimo nel mese di giugno, dopo la fine del lockdown nazionale (12 notti, il doppio rispetto a giugno 2019). In particolare, nei mesi di giugno e luglio, la durata media delle vacanze lunghe nelle seconde case in Italia, utilizzate anche per lavorare da remoto, si allunga rispettivamente di 8,7 e 6,5 notti rispetto agli stessi mesi del 2019, attestandosi a 17 e 15,8 notti. 

Gli alberghi

Tra le strutture ricettive collettive, le più colpite dal netto calo dei viaggi con pernottamento sono gli alberghi (-57,8% di viaggi e -62,2% di notti). Questo calo così ampio favorisce le altre strutture collettive che subendo una diminuzione più contenuta in termini assoluti (-35,1% di viaggi e -36,8% di notti), assorbono una parte della quota di viaggi e pernottamenti persa dagli alberghi per effetto della pandemia (in particolare i campeggi e gli agriturismi). Tuttavia, il maggior vantaggio lo ottengono le stanze/abitazioni in affitto e i bed and breakfast, la cui incidenza sulle vacanze lunghe cresce complessivamente di quasi 6 punti percentuali. Inoltre, rispetto al 2019, i pernottamenti trascorsi per vacanze lunghe nei bed and breakfast registrano l’unica variazione positiva nell’anno (+7,2%).

Ricorso all’automobile come mezzo per viaggiare

Nell’anno segnato dalla pandemia e dagli spostamenti di breve-medio raggio, l’automobile continua a essere il mezzo di trasporto più utilizzato per viaggiare (73,9%) e la sua incidenza cresce a discapito dei mezzi di trasporto collettivi come aereo, treno e pullman. Rispetto al 2019, i viaggi in aereo crollano del 74,9% (-81,9% per i viaggi di lavoro), quelli in treno del 59,6% (-65,7% per le vacanze brevi). Il pullman è utilizzato solo nel 2% dei viaggi (5,6% nel 2019). Ciò è il risultato sia della cancellazione/rimodulazione dell’offerta dei trasporti durante l’anno, in base all’andamento della pandemia, sia della scelta volontaria dei residenti di viaggiare in maggiore sicurezza. Anche in estate, pur in presenza di minori restrizioni, l’81% degli spostamenti per vacanza è caratterizzato dall’uso dell’automobile (65,4% nell’estate 2019). 

La prenotazione diretta

Anche nel 2020 poco più della metà dei viaggi è effettuato prenotando l’alloggio (53,4%), mentre i casi in cui non è presente alcuna prenotazione (46,6%), si legano principalmente all’abitudine di usufruire di abitazioni a titolo gratuito, come le abitazioni di proprietà o quelle di parenti e amici. Tuttavia, l’accelerazione nell’utilizzo di internet determinato anche dalla crisi pandemica, influenza il modo di organizzare il viaggio, soprattutto per quanto riguarda la prenotazione dell’alloggio, che si conferma principalmente via web ma con quote crescenti rispetto allo scorso anno: il 65,9% delle prenotazioni è online, contro il 58,4% del 2019. La chiusura delle agenzie turistiche e il calo di strutture disponibili sulle piattaforme online segnano invece un cambiamento nella scelta del canale preferito di prenotazione dell’alloggio. Diversamente dallo scorso anno, la prenotazione effettuata contattando direttamente la struttura, come l’albergo o l’abitazione privata, supera di gran lunga quella fatta con l’ausilio di intermediazione, cioè in agenzia o con piattaforme digitali. Sul complesso dei viaggi, infatti, il calo del ricorso alla prenotazione diretta è meno ampio (-14%) rispetto a quello osservato per le prenotazioni con intermediari (-74,2%). Di conseguenza, in termini di quote, nel 2020, il 73,8% delle prenotazioni dell’alloggio viene effettuata direttamente (45,8% nel 2019), il restante 26,2% tramite intermediari (54,2% nel 2019). 

In particolare, tra tutti i viaggi con prenotazione dell’alloggio sul web, l’utilizzo di intermediari online diminuisce drasticamente (-72%) con un’incidenza che passa da 68,7% nel 2019 a 32,1% nel 2020. Se ne avvantaggiano le prenotazioni online concluse direttamente dal turista sulla pagina web dell’albergo o dell’abitazione privata che aumentano in termini assoluti (+31%), con una quota che passa da 31,3% nel 2019 a 67,9%. Nonostante il forte calo complessivo, nel 2020 le quote dei diversi canali di intermediazione online si mantengono stabili: più diffusi quelli che offrono prevalentemente strutture alberghiere (78,7%) mentre è meno frequente l’uso di piattaforme specializzate nell’offerta di alloggi privati (9%). Le agenzie di viaggio, le agenzie immobiliari e i tour operator con i loro siti web o app intercettano il restante 12,3% delle prenotazioni online degli alloggi, ma nel 2020 cala drasticamente il loro utilizzo per le prenotazioni senza uso del web (14,9% da 33,8% nel 2019). Di solito, rispetto all’alloggio, la prenotazione del mezzo di trasporto è meno frequente e nel 2020 incide per appena il 20% dei viaggi (34,4% nel 2019). Ciò accade perché nei viaggi si è utilizzata, ancor più dell’anno precedente, la propria auto. La gran parte delle prenotazioni dei mezzi di trasporto è effettuata via web (71,4%).
 

  

 

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