Foto dal sito del Museo Laboratorio della Mente - ASL Roma 1

#BackToMuseums, l’appuntamento attraverso cui ogni settimana esploriamo i luoghi della cultura per riscoprirne la storia, l'arte, gli aneddoti e le vicende, oggi ci porta a Roma, con le interviste a Pompeo Martelli - direttore del Museo Laboratorio della Mente, intervista del 05 marzo - e Paola Centanni - direttrice di Palazzo Merulana, intervista del 12 marzo. Le interviste sono state registrate su Clubhouse e sono disponibili come podcast su Spotify e sul sito di Mikipedia Arte.

Il Museo Laboratorio della Mente

Da ospedale psichiatrico a luogo di inclusione sociale

Leggiamo dal suo sito che il Museo Laboratorio della Mente “ha lobiettivo di documentare la storia dellistituzione manicomiale e di elaborare una costante riflessione sul paradigma salute /malattia, sullalterità, linclusione sociale, sulla politica delle cure e delle culture, sul coinvolgimento della comunità”.

Il direttore ci racconta infatti che si tratta di “un museo particolare, la cui caratteristica essenziale è l’esser stato realizzato all'interno del padiglione psichiatrico dell’ex Ospedale Santa Maria della Pietà di Roma […]: dunque la maggior parte dei visitatori non mai avuto esperienza di questo luogo prima e per chi l’ha avuta, non credo sia stata di natura piacevole!”

La comunità oggi si è potuta riappropriare delledificio e dello splendido parco che si attraversa per raggiungerlo, tanto a livello fisico quanto a livello simbolico. Un luogo di sofferenza, che ora genera emozioni, situazioni e conoscenze completamente differenti, dando vita a nuovi modelli di relazione.

Il termine comunità è centrale per la missione del museo e Pompeo Martelli le si riferisce con l’appellativo di corpo curante: “Partiamo dal presupposto - dice il direttore - che il museo è parte del dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma 1, quindi siamo un servizio pubblico, di natura sanitaria e non primariamente culturale […] Le malattie mentali non possono essere considerate esclusivamente in una relazione tra medico e paziente, ma vengono sempre in qualche modo rigettate, calate all’interno delle dinamiche delle famiglie, dei luoghi di vita, dei luoghi di lavoro, quindi della comunità. La comunità è dunque parte della cura e il museo un elemento del percorso di cura.”

Il principio che sin dall’inizio (correva l’anno 2000 quando l’ospedale psichiatrico fu chiuso e ripensato come luogo pubblico) ha guidato l’ideazione del Museo Laboratorio della Mente si racchiude in questa coppia di ossimori "Entrare fuori. Uscire dentro”.

“Entrare fuori” è entrare all’esterno, entrare dentro quelle paure che proviamo nel relazionarci con l’altro; mentre “uscire dentro” è uscire dalle nostre posizioni e addentrarci in un livello nuovo di confronto con l’alterità: un incontro di luoghi, di spazi, di persone, di anime, di relazioni, che caratterizzano il sistema della cura nel campo della salute mentale. ll museo è dunque un oggetto transizionale: al suo interno si compie un percorso attraverso uno spazio intermedio, dove i visitatori possono interagire con delle installazioni, fare conoscenza di alcuni fenomeni, conoscere le storie e la Storia, conoscere i protagonisti e fare esperienze. Tutto ciò permette di capire quali sono gli elementi che ostacolano la relazione con l'altro, quali sono i meccanismi che costruiscono lo stigma sulle malattie mentali e quali sono le forme per potersi avvicinare a dei livelli di integrazione della relazione con l'altro in una dinamica di inclusione.

Come raccontare la malattia psichiatrica senza allontanare? La collaborazione con Studio Azzurro

Nel racconto del suo direttore l’incontro con Studio Azzurro, e in particolare con Paolo Rosa, “è stato meraviglioso”; insieme a loro “non essendo degli specialisti di museologia e museografia,… ci siamo un po' inventati il museo! […] Ci siamo resi conto che il loro modo di narrare, di rappresentare il mondo attraverso le tecnologie, ma soprattutto attraverso la cultura artistica dello studio poteva essere estremamente rivoluzionario per il nostro progetto.”

La tecnologia non è mai protagonista, ma regala agli oggetti una forma diversa dal loro uso originario. Come il tavolino delle voci: “era un tavolino della sorveglianza interna del manicomio e spesso i pazienti vi si appoggiavano, accasciandosi e tenendosi le mani sulla testa […] Allora abbiamo preso questo tavolino e abbiamo fatto in modo di far capire che cosa possa essere una esperienza allucinatoria.” Come? Quando una persona si siede e si mette la testa tra le mani, sente nella propria testa delle voci. Questo avviene senza alcun dispositivo, ma semplicemente per trasduzione ossea. “Ovviamente c'è la sorpresa del visitatore - prosegue Pompeo Martelli - proprio perché queste voci sono percepite come nascenti nelle nostra testa e nella nostra coscienza, voci estranee ed esterne o perché no parassitarie. E' una sfida per il visitatore che fa esperienza della criticità della malattia mentale”. L’esperienza alienante è tuttavia contenuta dalla scelta del testo: una lista della spesa, letta da una voce femminile.

Entrando nel Museo Laboratorio della Mente il visitatore comprende cosa vuol dire trovarsi in una condizione di disagio, temporanea o permanente che sia. Gli oggetti appartenenti all’ex Ospedale Psichiatrico sono presenti, ma in una forma diversa dal loro uso originario, portando al superamento della loro funzione in specifiche procedure (ad esempio la macchina dell’elettroshock non è esposta vicino ad un letto collegata ad una presa elettrica oppure a fianco a un manichino che ne richiami l'azione sul paziente, ma è incastonata all'interno di una forma artistica in maniera esplosa e destrutturata). 

Per saperne di più sul Museo Laboratorio della Mente, ascolta il podcast (https://open.spotify.com/episode/5G3CcyIFp9G7fn1qXDb9pC?si=nYWxvbK0QjO0P25PtKEhng).

Palazzo Merulana

A Roma non serve un nuovo spazio, ma uno spazio nuovo

Dalla sinergia di forze e comunione di intenti tra la Fondazione Elena e Claudio Cerasi e CoopCulture nasce Palazzo Merulana. Istituita nel 2014, la Fondazione custodisce una ricca collezione darte moderna e contemporanea, principalmente incentrata sullarte della scuola romana e italiana del Novecento. Grazie ad un'importante operazione di ristrutturazione durata più di 5 anni, il Palazzo - ex Ufficio di Igiene - oggi vive di una dignità ritrovata, configurandosi come punto di contatto di diverse realtà e zone della città.

“Quando è stato immaginato questo spazio - racconta la direttrice Paola Centanni - si è detto ‘a Roma non serve un nuovo spazio, ma uno spazio nuovo’. Quindi siamo partiti dalla ricognizione di ciò che mancava alla città, con spirito di servizio, immaginando uno spazio con politiche di ingaggio e fruizione differenti”.

Vanno in questa direzione tanto la scelta di tariffe di accesso popolari, che riescano a coniugare sostenibilità e inclusività, quanto quella di consentire l’accesso gratuito al primo piano del palazzo, dove trovano spazio la caffetteria e il bookshop, ma anche importanti opere appartenenti alla collezione permanente del Palazzo: da Balla a De Chirico, il visitatore trova accoglienza (anche nelle comode sedute messe a disposizione) e può immergersi nell’arte, senza fretta.

Una programmazione fortemente partecipata è il cuore delle attività di Palazzo Merulana, che si configura come uno spazio aperto alla cittadinanza, ma anche un luogo a supporto delle attività di gallerie, di librerie, di associazioni culturali nel territorio circostante.

“E poi all'interno del Palazzo si può liberamente fotografare. Siamo molto social e anzi cerchiamo di sostenere in tutti i modi la circolazione dell’arte e la sua condivisione”.

Una grande attenzione ai più fragili

La sfida è trovare regole d’ingaggio per un pubblico più ampio possibile, andando a superare quel “cultural divide” che trova terreno fertile in particolari situazioni economico-sociali. Ciò avviene con l’adozione di linee di intervento che mirano al miglioramento dello spazio museale e alla sua piena accessibilità, anche attraverso la collaborazione con le associazioni che interpretano le necessità dei più fragili.

Dalla collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e con il Museo Omero di Ancona, ad esempio, sono nate esperienze di integrazione, che vanno oltre il concetto di accessibilità - visite tattili, catalogo in Braille, etc. - e promuovono la conoscenza reciproca e l’abbattimento delle differenze. In questa direzione vanno, ad esempio, le visite guidate a cura di persone non vedenti, che conducono persone vedenti bendate, che dunque si immedesimano nella condizione dell’altro.

Palazzo Merulana si pone come hub culturale, in cui tutti possano trovare rappresentanza e attraverso il quale creare comunità.

Per saperne di più, ascolta il podcast (https://open.spotify.com/episode/6M5CtFXTY7WIIGHe1qdOWw)

 

Il prossimo appuntamento è con l’archeologia!

BackToMuseums - il programma, incluso nel palinsesto ufficiale di ClubItalia e moderato da Michele Fiore (founder di Mikipedia Arte), Barbara Landi (responsabile della comunicazione di ICOM Italia) e Elisabetta Roncati (founder di Art Nomade Milan) - vi dà appuntamento la prossima settimana con un viaggio nell’archeologia, dedicato al Museo Archeologico Nazionale di Venezia e al MAEC - Museo dell'Accademia Etrusca e della città di Cortona.

 

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