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“Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) dell’Italia comprende riforme e investimenti per la transizione digitale e verde, innovazione, competitività, cultura, istruzione, coesione e salute”. Per quanto protocollari, le parole con cui la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dato il benvenuto al PNRR italiano non possono passare inosservate. Delle 13 strategie nazionali presentate alla Commissione europea entro la scadenza “flessibile” del 30 aprile (un lotto virtuoso che comprende anche gli altri Big Three, cioè Germania, Francia e Spagna), quella italiana è l’unica ad includere la cultura già nel titolo di una delle missioni attorno alle quali si articola l’intero PNRR.

Si tratta della Missione 1 “Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura” (seguita da cinque che hanno come focus invece altri ambiti, dalla transizione ecologica alla salute): 49,2 miliardi in totale, di cui 40,7 dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF), la pietra angolare su cui è strutturato l’intero pacchetto europeo Next Generation EU. Per l’Italia, il Recovery Plan dell’Ue stanzia 191,5 miliardi di euro da qui al 2026: 68,9 come sussidi e 122,6 come prestiti a tasso agevolato (misura politicamente delicata, finora richiesta dall’Italia e da pochi altri Paesi, come la Grecia, e che andrà ripagata entro il 2058). È il primo beneficiario di Next Generation EU, alla luce dell’impatto della pandemia e dell’andamento degli altri indici macroeconomici, come la disoccupazione, negli ultimi anni.

Il posto che la cultura ha trovato nella Missione 1 rappresenta, da una parte, un passo di lato rispetto all’opportunità di averla integrata orizzontalmente e olisticamente in tutte le missioni, ma d’altra parte una forte riconoscibilità politica e un congruo riconoscimento a un ambito chiave per la ripresa post-pandemia del Paese.

Il budget riservato alle principali linee d’azione riguardanti la cultura (e il turismo) all’interno della Missione 1 ammonta a 6,68 miliardi di euro, poco sotto la quota di 8 miliardi contenuta in una delle precedenti bozze di un PNRR nato a cavallo di due governi e figlio di due maggioranze parlamentari piuttosto eterogenee. A questi investimenti vanno in ogni caso sommati quelli del Fondo complementare nazionale che integra i finanziamenti di Next Generation EU e nel quale sono stati ricompresi gli stanziamenti del Piano strategico Grandi attrattori culturali (1,46 miliardi) inizialmente previsti nel PNRR europeo: 14 interventi strategici localizzati in ciascuna città metropolitana.

LE MISURE PER LA CULTURA

Nella sua componente “Turismo e Cultura”, la Missione 1 prevede tre misure rilevanti per la cultura così declinate:

  • "Patrimonio culturale per la prossima generazione”, dove si prevedono vari interventi a sostegno del patrimonio digitale e della sua gestione, e di efficientamento energetico, di promozione dell’accessibilità e rimozione delle barriere architettoniche nelle istituzioni e nei siti culturali;
  • Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale religioso e rurale (e sicurezza sismica), che ricomprende il “Piano nazionale Borghi” e programmi per la valorizzazione di parchi e giardini storici e dell’edilizia rurale. Insieme al piano di prevenzione antisismica, la misura 2 individua pure la creazione di cinque depositi temporanei per la protezione dei beni culturali mobili in caso di calamità naturali – il Recovery Art Conservation Project -, a partire dalla riconversione di centrali nucleari dismesse ed ex caserme militari su buona parte del territorio nazionale. Un progetto, quest’ultimo, che potrebbe anche rappresentare un’interessante via italiana alla fase di co-creazione del Nuovo Bauhaus europeo (l’iniziativa della Commissione che vuole tracciare la via culturale al Green Deal i cui obiettivi sono pure richiamati dal PNRR del governo);
  • Industrie culturali e creative 4.0, con investimenti nel settore cinematografico e audiovisivo per migliorarne la competitività, ivi compreso il potenziamento degli studi di Cinecittà, e attenzione allo sviluppo delle competenze di chi opera in ambito culturale, in particolare rispetto alla gestione della transizione verde e digitale (i due pilastri su cui poggia tutta la struttura di Next Generation EU), anche in ottica di partecipazione culturale attiva da parte dei cittadini. Un riferimento più ampio ai settori culturali e creativi sarebbe stato forse più in linea con lo spirito di una linea d’azione che non guarda solo al profitto economico, ma alla cultura come vettore di sviluppo sostenibile.

Data una rapida occhiata alle tipologie di interventi messi in cantiere (a cui in futuro verranno dedicati specifici approfondimenti), emerge in particolare l’accento sullo sviluppo a base culturale come paradigma di fondo della misura 2 e, in particolare, del “Piano nazionale Borghi”, che ha una dotazione finanziaria di poco più di 1 miliardo (la più alta, fra i progetti presi individualmente): una doverosa attenzione alle aree interne, alle piccole realtà e alle comunità che formano l’ossatura della ricchezza artistico-culturale-paesaggistica dell’Italia. Nel testo finale mancano però, rispetto alle bozze circolate nei mesi scorsi, un’accezione più ampia comprensiva anche delle periferie urbane.

Tra le vittime dei tagli e degli aggiustamenti dell’ultima ora sembra essere finito il tema di un ambizioso sostegno ai lavoratori della cultura e, in particolare, dello spettacolo dal vivo, un tema di primario interesse in un momento di crisi in cui i bauli sono chiusi (e spesso in piazza) e che invece, perlomeno tra le priorità politiche, è presente in alcuni dei PNRR inviati quasi contemporaneamente a quello italiano, come quello della Francia – che sul tema ha una storica sensibilità.

IL DATO POLITICO

Il mero calcolo aritmetico è poco indicativo della lungimiranza (o meno) delle varie linee di spesa, ma ha un suo innegabile spessore politico. Quasi il 3,5% del valore dell’intero Piano italiano, infatti, si occupa di cultura (e turismo): margini - è vero - in fin dei conti ridotti se confrontati con l’impatto che un anno di protratte chiusure ha avuto sull’ecosistema culturale europeo (con un generale -31% di fatturato che raggiunge picchi di oltre il 90 in settori come lo spettacolo dal vivo).

Politicamente si tratta però di numeri di tutto rispetto, soprattutto alla luce del dibattito europeo che - con un’operazione coordinata fra Parlamento europeo e reti europee rappresentative dell’ecosistema culturale e creativo europeo - ha chiesto ai governi nazionali misure a sostegno della cultura nei PNRR per un valore di almeno il 2% dell’intero piano. Poca cosa se paragonata alle vere percentuali cogenti di Next Generation EU, cioè il 37% per la transizione ecologica e il 20% per quella digitale: capitoli di spesa ai quali, anzi, la cultura, per la sua capacità trasformativa, dovrebbe e potrebbe ulteriormente attingere.

Il 2% non è frutto della combinazione di indicatori particolarmente sviluppati, ma è il precipitato dell’azione politica di Parigi – la prima a presentare una bozza di PNRR, France Relance, a inizio settembre – che ha dedicato alla cultura 2 miliardi su 100 proposti (solo la metà dei quali sono sovvenzioni di Next Generation EU). La cifra simbolica è così presto divenuta una buona pratica, nel dibattito Ue.

E su questa scia, la prassi francese potrebbe senz’altro ispirare le amministrazioni pubbliche degli altri Stati membri: per dare un volto (e una dimensione territoriale) ai progetti della ripresa, infatti, il sito istituzionale del governo presenta un intuitivo motore di ricerca che è un catalogo degli interventi ammessi a finanziamento e, alla lunga, può diventare un’agile mappatura dell’impatto locale di Next Generation EU.

IL CRONOPROGRAMMA EUROPEO

Dopo il caricamento del PNRR e delle tabelle di accompagnamento secondo i modelli predisposti dalla Commissione nella piattaforma online dedicata, si apre ora una (nuova) finestra di dialogo tra Roma e Bruxelles, dopo mesi di lavoro informale e costante nella strutturazione del piano.

A grandi linee, il cronoprogramma per i piani nazionali che sono già stati recapitati a Bruxelles prevede adesso una serie di tappe prima della materiale erogazione dei finanziamenti. La Commissione ha infatti fino a otto settimane di tempo per l’attenta valutazione dei PNRR: un esercizio orizzontale che, come chiarito di recente anche da alti funzionari della direzione generale Cultura e Istruzione (DG EAC), coinvolgerà a vario titolo tutte le varie strutture dell’amministrazione pubblica europea, compresa la stessa DG EAC. L’allargamento della platea arriva dopo mesi in cui, invece, le sorti dei piani nazionali - nelle trattative tra le capitali e Bruxelles - sono state saldamente nelle mani dei ministeri dell’Economia e delle Finanze, dal lato degli Stati membri, e della task force Recovery della Commissione, a Bruxelles.

Dopo il parere favorevole dell’esecutivo Ue, l’ultimo passaggio formale prima del definitivo via libera ai PNRR sarà il voto a maggioranza qualificata da parte del Consiglio dell’Ue, dove siedono i ministri degli Stati membri e dove, perlomeno in questa fase di debutto, non sono previste sorprese: i governi scalpitano per non perdere ulteriore tempo e chiudere la partita già a giugno, ma l’orizzonte temporale previsto per la procedura contempla ulteriori quattro settimane dopo la pronuncia della Commissione (orientativamente, entro fine luglio). Dopo aver ottenuto luce verde al proprio PNRR, gli Stati riceveranno subito (entro l’estate) una prima tranche di pagamenti pari al 13% del totale: per l’Italia, si tratta di circa 25 miliardi. I pagamenti successivi avranno invece cadenza semestrale e saranno necessariamente vincolati non alla mera spesa del contributo, ma al raggiungimento degli obiettivi che lo Stato si è prefissato nella strategia nazionale: in fase di rendicontazione, sarà quindi fondamentale che l’Italia riesca ad avanzare effettivamente rispetto a quegli obiettivi di risultato (investimenti e riforme strutturali) su cui si è impegnata, se non vuole rischiare un improvviso stop al flusso di cassa.

LA GOVERNANCE ITALIANA

Se gli ultimi cento metri della procedura di approvazione dei PNRR sembrano tutto sommato lineari, insomma, è invece la gestione dei piani stessi, a livello nazionale, che presto potrà riservare qualche rompicapo. Finora, come si diceva, punto di contatto unico per le relazioni con Bruxelles è stato infatti il ministero dell’Economia e delle Finanze. La governance del PNRR prevede però una responsabilità diretta dei ministeri e delle amministrazioni locali (a cui competono investimenti di oltre 87 milioni di euro) per la realizzazione degli investimenti e delle riforme e – nel caso che più ci riguarda da vicino – per la gestione efficace delle risorse finanziarie.

Non c’è una regola valida per tutte le misure rilevanti per la cultura: ogni progetto seguirà una propria logica a seconda che sia a gestione diretta del ministero (ad esempio gli interventi per migliorare l’accessibilità ai siti culturali statali) oppure a regia, dove un’amministrazione capofila lavorerà sì in rete, insieme alle altre (sia centrali sia locali), ma sarà anche responsabile dell’implementazione del progetto e dei relativi bandi.

Nell’attesa che arrivino i primi 25 miliardi cui ha diritto l’Italia, la palla è nel campo delle amministrazioni pubbliche che dovranno cominciare ad attrezzarsi quanto a metodi di lavoro e risorse umane per farsi trovare pronte all’appuntamento con l’inizio della ripresa.

La sfida non riguarda però solo loro. In linea con lo spirito della Convenzione di Faro sul valore del patrimonio culturale per la società (che tanto travaglio ha vissuto nel processo di ratifica parlamentare in Italia), il PNRR punta infatti anche a coinvolgere i privati, i cittadini e le comunità sia per sponsorizzazioni pubblico-privato, sia attraverso forme di governance multilivello che promuovano approcci integrati e partecipativi.

Lo sviluppo sostenibile a cui aspira Next Generation EU non può che passare da qui.

 

Gabriele Rosana, Giornalista e Policy Director di Culture Action Europe, il principale network culturale transettoriale europeo, si occupa in particolare di affari Ue, politiche pubbliche europee e cultura, temi sui quali collabora con varie testate e think tank. Durante la legislatura 2014-2019 ha lavorato al Parlamento europeo seguendo le attività della commissione Cultura e Istruzione. Ha conseguito un Master in Diritto dell'Unione europea al Collegio d'Europa di Bruges. (Twitter: @GabRosana).

ABSTRACT

Out of the first 13 National Recovery and Resilience Plans (NRRPs) submitted to the European Commission by the 'soft deadline' of 30 April 2021, the Italian strategy is the only one specifically including culture in its mission, stressing on the role of culture (and tourism) for the sustainable development of the country, from major sites to non-urban areas. Measures supporting culture account for around 3.5% of the overall envelope earmarked for Italy, which is the main beneficiaries of the Next Generation EU fundings (68.9 billion euros in grants and 122.6 billion euros in loans until 2026). Here is a first roundup of the main features of the Italian NRRP for culture, waiting for the next steps in the procedure that will allocate the first pre-payments (up to 25 billion euros) by the summer.

 

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