#BackToMuseums, l’appuntamento attraverso cui ogni settimana esploriamo i luoghi della cultura per riscoprirne la storia, l'arte, gli aneddoti e le vicende, oggi ci presenta le interviste a Nicoletta Giordani - direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Venezia, intervista del 26 marzo - e Eleonora Sandrelli - responsabile del Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, intervista del 17 aprile. Le interviste sono state registrate su Clubhouse e sono disponibili come podcast su Spotify e sul sito di Mikipedia Arte.

Il Museo Archeologico Nazionale di Venezia

Uno dei musei più antichi d’Europa

Il Museo Archeologico Nazionale di Venezia è uno dei musei più antichi d’Europa. Già nel 1596 è custode dello “statuario pubblico” della Serenissima, istituito a seguito di una donazione del collezionista Giovanni Grimani. Una collezione privata - che vede le origini nella donazione del Cardinale Domenico nel 1523 - che diventa pubblica.

“È un atto di evergetismo*” come spiega la direttrice Nicoletta Giordani, ma è anche un modo per la famiglia Grimani di legare il proprio nome alla Repubblica Veneta, in modo molto stretto. Si tratta di membri dell’aristocrazia e della classe dirigente della Serenissima, che donano collezioni private per farle diventare pubbliche. In qualche modo, ci dice la direttrice, si tratta di “un atto quasi naturale perché la nobiltà veneziana si sente parte stessa della Serenissima”.

La collezione dei Grimani nasce dagli scavi effettuati durante la costruzione del loro palazzo di famiglia a Roma, situato ai piedi del colle del Quirinale e circondato da una vigna, un’area che si è rivelata essere molto importante per ritrovamenti archeologici di età romana. Ma la collezione Grimani raccoglie anche manufatti provenienti dall’area del mediterraneo, dalla Grecia, dall’Asia Minore, da tutti quei mondi con cui la Serenissima aveva rapporti molto stretti a livello politico, militare e naturalmente commerciale. 

Come far conoscere un museo di nicchia

Si tratta di una realtà museale complessa, che varia dalla statuaria ai bronzetti, per passare alle gemme e alle ceramiche, e si presenta dunque un museo di nicchia e comunicarlo è una sfida. Durante la chiusura forzata a causa della pandemia, il Museo ha avviato una forte attività sui social media, mantenendo vivo il contatto con il proprio pubblico e raccontandosi ai potenziali visitatori e ottenendo un riscontro molto positivo. Fondamentali sono però anche i rapporti instaurati con “i nostri vicini di casa”. In particolare l’attenzione è stata rivolta alle associazioni, come quella dei commercianti di Piazza San Marco e le varie associazioni culturali della città e alle guide turistiche, attraverso anche l’organizzazione di una serie di appuntamenti, che hanno consentito di fornire loro maggiori informazioni sul significato del Museo nella Storia di Venezia e sulle caratteristiche delle principali opere che esso custodisce.

Alla scoperta del museo

Durante la puntata, la direttrice ci accoglie virtualmente nel museo. Si sofferma inizialmente sulla statua colossale di Agrippa. L’opera romana, ubicata nel cortile e raffigurante il generale che accompagnò Augusto nelle campagne militari, introduce subito il visitatore al tipo di collezione che troverà all’interno del museo e nel quale ci si trova immersi, una volta salite le scale di accesso. Tra le importanti opere esposte, che certamente meritano una vista lenta e accurata, molte sono provenienti dal vicino e lontano oriente, a sottolineare il forte legame tra Venezia e quel mondo.

Dall’antico al contemporaneo: i futuri progetti

Un museo archeologico che custodisce collezioni straordinarie, ma che si apre al contemporaneo. In occasione della Biennale dell’arte del 2022, il Museo ospiterà infatti un’opera di Marc Quinn.

Il Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona - MAEC

Il cuore di una città medievale e rinascimentale, con l’anima etrusca

Il MAEC nasce nel 2005 e riunisce le antiche collezioni settecentesche dellAccademia Etrusca con i più recenti rinvenimenti archeologici che illustrano la storia di Cortona: “due anime, che convivono in un’unica realtà espositiva”, come ci racconta la responsabile, Eleonora Sandrelli

La parte storica - quella dell’Accademia Etrusca, che fu fondata nel 1727 - è un museo di collezione, in qualche modo “è il museo di se stesso”. La parte nuova, realizzata tra il 2005 e il 2008 e che si lega fortemente al vicino Parco Archeologico, nasce per “dare conto dello sviluppo dell’insediamento abitativo sulla collina di Cortona e sul territorio circostante, nell’arco di un lunghissimo periodo di tempo, che va dal’VII sec. a.C. al V sec. d.C.

In tempi non segnati dalla pandemia, il MAEC è meta di molti turisti stranieri. E’ con quel pizzico di irriverente ironia toscana, che la responsabile ci dice “Immaginate voi la difficoltà di spiegare a  un pubblico internazionale, proveniente principalmente da paesi extra-europei, chi siano gli Etruschi… quando per loro il Mediterraneo è un laghetto in cui si sono mossi Egizi, Romani e Greci!”.

Oltre ai turisti, i pubblici di riferimento del Museo sono principalmente due: da una parte i residenti, dall'altra le scuole (del territorio e non). “Negli ultimi 20 anni - prosegue Eleonora Sandrelli - si è molto cercato di fidelizzare i residenti, con una serie di iniziative ricorrenti, scontistiche, giornate di gratuità. Si è cercato anche di creare reti, ad esempio con gli amici del MAEC, collaborazioni con strutture ricettive, ristoranti, negozi, artigiani, che si mettono insieme con il museo e offrono una serie di servizi. Non solo che si torni al museo, ma che le persone sentano il museo e il parco archeologico come casa!”

Lo straordinario ritrovamento del lampadario etrusco

Il lampadario - l'unico di fattezza etrusca ritrovato intatto fino a oggi - è uno straordinario oggetto di bronzo del peso di 60 kg ed è stato ritrovato in maniera del tutto fortuita. “E’ come se avesse voluto essere ritrovato…”.

Il racconto del ritrovamento è degno di un film. Correva l’anno 1840 e dei contadini lavoravano in un campo a valle della collina di Cortona, quando l’aratro si impunta. Nulla di straordinario. Succede spesso. I contadini si aspettano un masso e invece si trovano davanti un impressionante volto di Gorgone! Il ritrovamento viene riportato alla proprietaria del terreno, la contessa Laparelli, già socia dell’Accademia Etrusca. “Lei porta dunque l'oggetto in deposito al museo di Cortona - racconta la Sandrelli - tra la gioia di tutti i membri dell'Accademia. La notizia arriva a Firenze. Siamo nel Granducato di Toscana. Dopo poco tempo arrivano i membri di quella che potrebbe considerarsi l’attuale Soprintendenza, i quali danno immediatamente inizio a una campagna di scavo nel terreno del ritrovamento. Campagna di scavo che non restituisce assolutamente nulla! Questo ci dice che l'oggetto non si trovava lì originariamente. Probabilmente fu trafugato e nascosto superficialmente, per poi essere recuperato. Fortunatamente i contadini lo hanno ritrovato. A questo punto però la contessa, capita l'importanza del lampadario, lo mette in vendita, per fortuna dando diritto di prelazione all'Accademia, ma con prezzo altissimo! I membri dell'Accademia decidono di tassarsi in maniera pesante per dare un primo acconto e poi la banca contribuirà a versare il resto della somma (160mila fiorini): per saldare il debito l'Accademia ci ha messo 60 anni!”.

Il grande oggetto bronzeo è uscito dal museo solamente una volta, nel 1932, quando Mussolini lo volle tra i reperti da presentare per le celebrazioni della ricorrenza dei 10 anni della marcia su Roma. Nonostante la criticità del suo trasporto, l’autorizzazione fu ovviamente concessa. In quella occasione fu realizzato, a titolo cautelativo, un calco in gesso del lampadario, che tutt’oggi è esposto insieme all’originale in bronzo, come mappa tattile per consentire di leggere la decorazione del lampadario alle persone non vedenti.

Il lampadario sarà protagonista della prossima mostra del MAEC, la cui inaugurazione è prevista per il 4 giugno, incentrata appunto sull'illuminazione del mondo antico e dal titolo Luci dalle tenebre. L'illuminazione degli etruschi. “Tramite animazioni 3D e ricostruzioni digitali, si cercherà di accenderlo, di far capire come funzionasse, di renderlo in qualche modo di nuovo vivo e vivace!”.

La collezione egizia

Il Museo custodisce anche una collezione egizia estremamente significativa, arrivata a Cortona grazie a un socio dell'Accademia Etrusca - monsignor Guido Corbelli - che alla fine dell'Ottocento fu legato apostolico ad Alessandria d'Egitto ed era appassionato di antichità egizie.

“Era l'epoca delle grandi scoperte delle tombe dei faraoni - racconta la responsabile - e c'era un fervore incredibile, quasi una sorta di Egitto-mania. Monsignor Corbelli compie questo suo bel viaggio sul Nilo, arriva nella zona di Tebe e compra un migliaio di oggetti, espressamente per donarli poi all'Accademia Etrusca, in modo che a Cortona ci potesse essere una collezione di originali, che consentissero di conoscere la cultura egizia senza dover andare in Egitto. Non finiremo mai di ringrazialo, perché oggi la collezione di Cortona è considerata, tra quelle minori, la più completa perché ci sono oggetti che coprono tutto l'arco temporale di vita della civiltà e della cultura egizia! Sono materiali concatenati in maniera intelligente per dare conto dei rituali di rinascita, dalla mummificazione, alla pesatura del cuore, al viaggio nell'oltretomba. E' una delle sezioni più amate da tutti i bambini e ragazzi che arrivano nel museo. Tra gli oggetti esposti, c'è questa meravigliosa tunica bianca di lino, con una sola cucitura laterale e con una lunga banda verde ai lati, che - insieme a delle infradito di giunco... sembra di vederli!"

 

* Evergetismo è la pratica, diffusa nel mondo classico, di elargire benevolmente doni alla collettività apparentemente in modo disinteressato

 

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