Quattrocentocinquanta pezzi provenienti da 36 musei in dodici regioni, da Aquileia a Policoro, attraverso tutto il Paese. Sono i numeri di ‘Tota Italia. Alle origini di una nazione’ la mostra che dal 14 maggio al 25 luglio approda alle Scuderie del Quirinale e che racconta un’esposizione che, nell’esprimere un alto valore culturale, rappresenta anche la vetrina collettiva di tutto il sistema museale nazionale. Ne parla con AgCult Mario De Simoni, presidente delle Scuderie, che sottolinea come questa esposizione sia il frutto di “una collaborazione organica del sistema museale italiano con le Scuderie che sono una sede espositiva priva di collezione. Le Scuderie diventano così un’ulteriore grande vetrina collettiva di tutto il sistema museale nazionale”.

Con ‘Tota Italia’, le Scuderie riaprono al pubblico dopo la chiusura dei mesi scorsi e si presentano ai visitatori con un protocollo anti-covid all’avanguardia. Già nel 2020, in occasione della mostra di Raffaello, la struttura si era trovata in prima linea nel mettere a punto misure di contenimento di diffusione del virus, tra l'altro dovendo gestire afflussi di pubblico di grande entità. In quell’occasione venne messo a punto un protocollo studiato insieme al Dipartimento di malattia infettive della Sapienza che sarà replicato anche ora che si è rivelato ancora più rigido di quello poi adottato dal Cts nelle settimane e nei mesi successivi. “Abbiamo confermato il protocollo dell’altra volta - spiega De Simoni -, anche nei dettagli come il tappetino che decontamina le suole delle scarpe. La modalità della visita avviene su base di prenotazione e per ora avviene in forma tradizionale governando i flussi in maniera molto attenta”. In sostanza, non sarà applicato il criterio adottato per la mostra di Raffaello che prevedeva il raccogliere gruppi di visitatori con partenze scaglionate ogni 5 minuti. “Questa misura si giustificava con un afflusso come quello per Raffaello che era del tutto particolare e straordinario. Siamo comunque pronti a intervenire in ogni momento rafforzando le misure”.

Nel merito, la mostra - realizzata con la Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, e curata da Massimo Osanna e Stéphane Verger - descrive il complesso processo di unificazione dell’Italia - che fu scontro, incontro e ibridazione tra culture - attraverso i reperti e gli oggetti più significativi, partendo dalla straordinaria ricchezza dell’Italia preromana, affascinante mosaico di genti e di tradizioni, e ripercorrendo le tappe che, dal IV secolo all’età giulio-claudia, la condussero a essere unica sotto le insegne di Roma. “L’esposizione racconta un’Italia romana ma che salvaguarda già da allora tutte le peculiarità regionali. Ci sono dei pezzi straordinari: dal pugilatore del Museo Nazionale romano alla Cista Ficoroni dal Museo Etrusco di Villa Giulia, dai Grifoni di Ascoli Satriano all’Apollo lampadoforo di Pompei fino anche al Trono Corsini. Ci sono pezzi d’eccellenza ma anche sorprese straordinarie e a volte commoventi come gli ex voto del Santuario di Ponte di Nona in cui furono ritrovati migliaia di oggetti votivi”. 

Ultima annotazione, sottolinea il presidente delle Scuderie: “La mostra è accompagnata da un apparato didascalico alla parete molto forte. Per quanto il periodo della nostra storia sia noto necessita comunque di un accompagnamento sia testuale sia di carte geografiche in modo da aiutare il visitatore nel contestualizzare il racconto della mostra”.

LA MOSTRA

Inaugurata il 12 maggio dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dal ministro della Cultura Dario Franceschini, la mostra rappresenta un’occasione significativa per valorizzare l’importante patrimonio dei musei italiani, a cominciare dal Museo Nazionale Romano, rievocando la ricca pluralità culturale alle origini della storia del nostro Paese. Partendo dalla straordinaria varietà e ricchezza culturale dell’Italia preromana, affascinante mosaico di genti e tradizioni, Tota Italia racconta il processo di romanizzazione, che fu scontro, incontro e ibridazione, e ripercorre le tappe che condussero all’unificazione sotto le insegne di Roma, dal IV secolo a.C. all’età giulio-claudia.

La mostra riprende, nel titolo, la famosa formula del giuramento di Augusto, l’uomo che per la prima volta riunificò l’Italia in un territorio omogeneo, non solo dal punto di vista politico e amministrativo ma anche culturale, religioso e linguistico.

Roma, cuore pulsante di un gigantesco impero globale, conquistò il suo spazio e il suo ruolo relazionandosi, di volta in volta, con le tante culture e popolazioni che avevano guadagnato nei secoli un posto sulla scena del Mediterraneo, avendo come primo grande teatro del suo espansionismo la penisola italiana. Un’unificazione sotto il segno di Roma ma capace di conservare, al contempo, quella divisione in regioni che testimonia ancora oggi la ricchezza e la varietà delle nostre tradizioni. 

Lungo un percorso coerente ed unitario, articolato su entrambi i piani delle Scuderie sarà possibile ammirare nella stessa sede espositiva le opere più significative di quella varietà espressiva che concorse alla formazione dell’Italia augustea e dell’Impero. Oltre 400 reperti esemplari, quali statue, elementi di arredo, produzioni ceramiche, a testimonianza del complesso dialogo tra Roma e il resto della Penisola.

Il filo conduttore della prima parte della mostra sarà la varietà dei popoli italici prima dell’unificazione romana; in primo piano, dunque, gli aspetti sociali, culturali e artistici caratterizzanti la variegata composizione etnica della Penisola. La seconda parte del racconto sarà incentrata sulla guerra, documentata attraverso oggetti iconici o grandi fregi figurati in grado di fornire nitide istantanee dell’espansione di Roma e dell’impatto sui suoi avversari, a partire dall’unificazione romana dopo le guerre puniche fino all’età di Augusto.

Un’occasione unica per vedere riuniti nello stesso luogo reperti dall’assoluto valore storico, quali: il Trono decorato a rilievo delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma, il Ritratto di Augusto con il capo velato del Museo Archeologico Nazionale delle Marche, il Busto di Ottavia Minore del Museo Nazionale Romano - Palazzo Massimo alle Terme; corredi funerari iconici come il Corredo della “tomba dei due guerrieri”, conservato presso il Museo Archeologico Melfese “Massimo Pallottino” e il Corredo di una tomba femminile proveniente dalla necropoli di Montefortino d’Arcevia e custodita presso il Museo Archeologico Nazionale delle Marche. E ancora la Cista portagioielli con iscrizione in latino arcaico del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, il Sostegno di mensa con due grifoni che attaccano un cerbiatto del Museo Civico di Ascoli Satriano fino al celebre Rilievo con scena di battaglia tra un cavaliere greco e un persiano custodito presso il Museo Archeologico Nazionale di Taranto.

Ben 36 prestatori, fra Musei Statali e Civici nonché Soprintendenze di Stato, dal Veneto alla Calabria, per un totale di 12 regioni, hanno, dunque, fatto “rete” per raccontare, in un momento così complesso, un periodo cruciale della storia del Paese, manifestando concretamente, nonostante la situazione di chiusura forzata in cui tali Musei si trovavano, la capacità e la volontà di riaprire e mostrare un patrimonio culturale unico al mondo. 

“Con Tota Italia la cultura riparte alle Scuderie del Quirinale con uno sguardo introspettivo, capace di indagare, attraverso il nostro patrimonio, le radici più profonde della nostra identità. La stretta sinergia fra una delle sedi espositive più prestigiose del Paese e il Ministero della Cultura ha permesso infatti di allestire in breve tempo una mostra di grande spessore scientifico e culturale, che ripercorre la progressiva fusione delle differenti popolazioni italiche in un'unica nazione nel segno di Roma", ha dichiarato il ministro della Cultura, Dario Franceschini. 

“Attraverso una selezione di opere di eccezionale rilevanza conservate nei principali musei italiani - ha rimarcato Massimo Osanna, Direttore generale Musei del Ministero della cultura - con la mostra Tota Italia. Alle origini di una Nazione si è inteso proporre una riflessione su quel lungo e grandioso processo di unificazione culturale, linguistica e giuridica e di trasformazione degli assetti economici, sociali e territoriali che, sotto la spinta di Roma, portò le varie popolazioni dell’Italia antica a riconoscersi in un’unica grande entità comune".

Nella prima parte della mostra, alcune delle più rappresentative testimonianze archeologiche delle culture proprie delle genti italiche illustrano la grande varietà dei modi di vivere e di esprimersi, di costruire e di abitare, di onorare i morti e di venerare le divinità diffusi nella Penisola prima della cosiddetta romanizzazione. Nel prosieguo del percorso espositivo, le marcate differenze tra i popoli tendono a sfumare gradualmente ed emergono con forza i tratti comuni e distintivi di quella Tota Italia che, dopo la guerra sociale e, definitivamente, al tempo di Augusto, riconobbe sé stessa come nazione unica e centro del mondo mediterraneo. Una mostra corale, dunque, in cui opere provenienti da tanti musei italiani raccontano la storia di una straordinaria ricchezza culturale che affonda le sue radici nell’Italia più antica e nella prima, grande unificazione augustea della Penisola, e che permea ancora profondamente l’Italia di oggi attraverso i tanti lasciti di Roma nella cultura, nella lingua, nel diritto, ma anche nei confini regionali, nel tracciato delle strade, nelle città e nei paesaggi rurali.

 

Articoli correlati