Sabato 22 maggio 2021, dalle 9 alle 18, Fertili Terreni Teatro di Torino organizza "Il teatro nell'ecosistema urbano - Visioni e prospettive", un incontro dal vivo con accesso gratuito su prenotazione e on-line dal sito di Fertili Terreni Teatro. “Il teatro nell'ecosistema urbano non vuole essere un semplice incontro per addetti ai lavori ma un appuntamento, aperto a tutti coloro che si interrogano sul futuro, di altissimo profilo per numero e autorevolezza dei soggetti coinvolti provenienti da tutta Italia e da diversi ambiti. Siamo anche molto orgogliosi della sua unicità nel panorama nazionale e felici di poter colmare la mancanza di questo tassello con un’operazione così allargata e diffusa” affermano i direttori di Fertili Terreni, Marco Lorenzi, Girolamo Lucania, Beppe Rosso e Simone Schinocca.

La crisi pandemica ha reso evidente la vulnerabilità delle città e messo in evidenza l’urgenza di un cambio di marcia. La politica, gli operatori culturali, gli artisti, i donors e i sostenitori stanno studiando il futuro di Torino, e più in generale dei centri urbani, con due principali obbiettivi: innovazione e inclusione. Quale apporto può dare la cultura a questa necessaria trasformazione? Quale il ruolo del teatro? La progressiva uscita dalla pandemia offre l’occasione per riflettere su un ipotetico nuovo ordine delle cose, scrutando l’orizzonte con sguardo lungo e, perché no, visionario, in cerca di soluzioni possibili. In questa trasformazione hanno un posto di rilievo anche il pubblico e lo spettatore di cui ora si potrebbe parlare in termini di cittadino inteso come colui o colei che abita la città, al di fuori di qualsiasi differenza di etnia, religione o storicità acquisita. Su queste basi ha lavorato Fertili Terreni Teatro, in collaborazione con le compagnie del territorio, per proporre, non solo agli addetti ai lavori ma a tutti e tutte, una giornata di lavori che vuole essere lo strumento per avviare una riflessione condivisa e un confronto di idee e per individuare proposte e “visioni” sul ruolo del teatro nella città che verrà.

Il programma

Nella prima sezione – con inizio alle 9 presso San Pietro in Vincoli (via S. Pietro in Vincoli 28) – i presenti, con la conduzione di Beppe Rosso, direttore di Acti Teatri Indipendenti, si interrogheranno su Città futura: spazio pubblico e spazio teatrale. Del tema ne discuteranno Lucio Argano, uno dei massimi esperti nel campo della gestione di eventi culturali in Italia; Azzurra Spirito, per il progetto Torino a prova di futuro 2030 di Forwardto; Filippo Fonsatti, direttore Teatro Nazionale di Torino; Massimo Giovara, presidente Quinta Commissione Cultura del Comune di Torino; il manger culturale Paolo Verri, Bruno Maria Ferraro di Tangram Teatro e Renzo Sicco di Assemblea Teatro. Un dibattito più che aperto, che vede molti urbanisti impegnati a immaginare un superamento del concetto centro/periferia con la necessità di avviare una trasformazione che veda le città come un “arcipelago di borghi”, ognuno con una propria dignità abitativa e con servizi di prossimità. Un’idea di urbanistica orizzontale e non verticale. In questa visione la cultura e il teatro possono avere un ruolo fondamentale se sapranno creare e valorizzare presidi diffusi in dialogo e in connessione con il territorio.

Alle 11,15 presso il teatro Bellarte (via Ludovico Bellardi 116) prende il via la seconda sezione – Il sistema teatro nel tessuto urbano – condotta da Simone Schinocca, direttore di Tedacà. Intervengono: Paolo Dalla Sega di ALMED - Alta scuola in media comunicazione e spettacolo, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore; Matteo Negrin, direttore della Fondazione Piemonte dal Vivo; Francesca Gambetta, responsabile della Missione Attrattività della Fondazione Compagnia di San Paolo, Fabio Naggi di Unoteatro e AGIS Piemonte e Valle D’Aosta, Alba Porto e Davide Barbato di Coordinamento C.AR.PE Torino e Gabriele Boccaccini di Stalker Teatro. Se il teatro è strettamente connesso con il tessuto urbano, è necessario definire un “sistema” che preveda uno sviluppo orizzontale che affianchi anche una nuova concezione della città. Per fare questo è necessario ridefinire più precisamente i ruoli e gli obiettivi che i vari soggetti possono assumere. La crisi determinata dal Covid19 ha messo in evidenza disfunzioni che già preesistevano e una mancanza di visione organica rivolta al futuro. Ora è necessario che il teatro e la cultura cittadina concorrano a una trasformazione necessaria.

Alle 14.30 Off Topic (via Pallavino 35) ospita la sezione Produzione, tra sostenibilità e nuovi modelli condotta da Girolamo Lucania, direttore di Cubo Teatro, a cui partecipano: il critico teatrale Oliviero Ponte di Pino, presidente di Ateatro;  Martha Friel di Fondazione Santagata; Francesca D’Ippolito di C.RE.S.CO.; l’attuale direttore della Fondazione TPE – Teatro Piemonte Europa Valter Malosti, neonominato direttore di ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione; Paolo Stratta, direttore di Cirko Vertigo e Lorena Senestro del Teatro della Caduta. Nel ridefinire i “luoghi della cultura” del territorio cittadino, è necessario ripensare anche la funzione produttiva, segmento irrinunciabile e fondamentale dell’agire artistico e della vocazione culturale. La produzione, spesso soffocata da un rapporto non paritario tra produttività e creatività, potrebbe essere ripensata per trovare un equilibrio e individuare spazi, tempi e modi per il lavoro creativo.

Alle 16 Beatrice Sarosiek project manager di Fertili Terreni Teatro conduce il segmento conclusivo Pubblico, spettatore o cittadino? (San Pietro in Vincoli, via S. Pietro in Vincoli 28) a cui intervengono: Bertram Niessen di CheFare; Emiliano Bronzino, direttore della Casa del Teatro Ragazzi e Giovani Onlus; Giulio Graglia, consulente artistico del Teatro Marenco di Novi Ligure; Rosa Mogliasso di Cineteatro Baretti; Simona Guandalini di Quinta Tinta e Luigi Orfeo direttore artistico di Casa Fools. Chi è il pubblico oggi? O meglio, quale era prima della pandemia? E quale sarà? Domande a cui ora non è facile dar risposta, anche se è innegabile che il teatro sia frequentato principalmente dal ceto medio-alto e colto. Il teatro nasce come agorà, e anche come spazio di confronto e lo spettatore ne fa parte. Non può essere un mero cliente e non si può più cedere alla facile tentazione di relegare lo spettatore in un ruolo di puro consumo svuotato della sua essenza. Va ri-pensato un teatro per il cittadino, inteso come colui o colei che abita la città, al di fuori di qualsiasi differenza di etnia, religione o storicità acquisita.

 

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