Valutare gli impatti della cultura, un concetto che ha raccolto nel tempo almeno 164 diverse definizioni. Questa la sfida che si propone di affrontare il volume “Che cosa muove la cultura. Impatti, misure e racconti tra economia e immaginario” di Annalisa Cicerchia (economista della cultura e ricercatrice senior all’ISTAT, nonché co-fondatrice e membro del CdA del CCW-Cultural Welfare Center e membro del comitato di direzione della CCW-School), appena pubblicato da Editrice Bibliografica nella collana Geografie Culturali.

Nonostante i numerosissimi dibattiti, pubblicazioni e progetti sul tema (tra cui SoPHIA – Social Platform for Holistic Heritage Impact Assessment, nell’ambito del quale nasce l’idea di questo libro, o il recente Europeana Impact Playbook per gli enti del settore del patrimonio culturale), tre sono i motivi per cui, a mio avviso, si rende ancora necessaria una riflessione sugli impatti in ambito culturale: primo, l’imperativo della valutazione che, nel bene e nel male, si è imposto in ogni area di intervento - dall’economia, alla salute, all’ambiente, alla cultura - per giustificare l’investimento di risorse scarse in un ambito piuttosto che in un altro; secondo, il cambio di rotta quanto all’oggetto della valutazione che si sta gradualmente spostando dagli impatti economici a quelli di benessere, introducendo non poche sfide concettuali e metodologiche; terzo, la ritrosia del mondo culturale a sottoporsi a valutazione, che resta per lo più immutata.

La ritrosia è per certi versi comprensibile. Se l’identificazione di cambiamenti in prossimità di determinati interventi non è necessariamente così difficile (per es. nuovo fermento nell’area periferica di una città, in prossimità di un nuovo centro culturale), come possiamo essere certi del contributo dell’intervento culturale rispetto al cambiamento osservato? In altre parole, riusciamo a dimostrarne e ad “isolarne” l’impatto, rispetto ad altri fattori concomitanti come la creazione di un centro commerciale nella stessa zona? Inoltre, avremmo potuto osservare lo stesso cambiamento in assenza dell’intervento? Ciò che è veramente complesso è dunque capire e valutare i nessi causali, ossia in che misura diversi fattori e attori contribuiscono, in maniera più o meno consapevole e programmata, agli impatti rilevati.

Ma questo non è un problema che riguarda solo il mondo della cultura. Statistici ed economisti si cimentano da decenni nell’elaborazione di modelli che intendono valutare l’impatto di determinati fenomeni. Allo stesso tempo, non è raro che, alla meglio, questi riescano a dimostrare solo delle correlazioni (per es. più elevato l’investimento in cultura, più elevato il livello di felicità percepita) ma non i nessi causali (ossia, la “causa” della felicità non è necessariamente l’investimento in cultura, ma l’elevato tasso di occupazione o di livelli di reddito o, più realisticamente, tutti questi fattori e molto altro ancora).

Tuttavia, una cosa che resta propria al settore culturale è la scarsissima disponibilità di dati, soprattutto di buona qualità e regolari nel tempo, oltre alla mancanza di una cultura e competenze di valutazione, nonché di risorse esplicitamente dedicate alla valutazione all’interno della progettazione culturale (con poche eccezioni, tra cui il programma di Capitale europea della Cultura [1]).

UN LIBRO SUI PERCHÉ E I COME DI UNA VALUTAZIONE DI IMPATTO IN AMBITO CULTURALE

Pur offrendo un utile strumento di “navigazione” tra termini e metodi per chi si approccia per la prima volta al tema, il merito principale del libro risiede nel tentivo di contribuire alla cultura della valutazione. E lo fa proponendo una riflessione quasi filosofica sulla valutazione in ambito culturale, evitando tecnicismi e allo stesso tempo fornendo numerose esemplificazioni e riferimenti bibliografici per chi volesse approfondire.

In concreto, dopo una panoramica dei principali “concetti-guida” (impatti diretti e indiretti, dimensione spazio-temporale dell’impatto, indicatori, cultura, ecc.), l’autrice offre un affondo sugli impatti più interessanti ma anche piu complessi da valutare - quello sociale e quello culturale - per poi presentare alcuni strumenti quantitativi e qualitativi di valutazione, nonché concrete applicazioni come la valutazione degli impatti di Matera 2019, per altro appena pubblicati nella versione finale.

SE NON TUTTO SI PUÒ MISURARE, TUTTO SI PUÒ VALUTARE?

Una questione centrale che cogliamo dal libro riguarda la distinzione tra misurazione e valutazione. Il fatto che la misurazione presuppone l’esistenza di una scala fissa rispetto alla quale rapportare diverse quantità ci fa immediatamente intendere la complessità dell’esercizio di misurazione rispetto a un concetto che manca di una definizione universalmente condivisa. La valutazione possiamo invece intenderla in senso più lato, come “stima approssimativa” (Treccani), che possiamo ottenere applicando allo stesso tempo, in maniera integrata, misure quantitative e approcci qualitativi.

Due sono allora le strade identificate per rendere possibile una valutazione di impatto in questo campo: l’uso di indicatori di misura quantitativi, ove possibile, accettandone l’incompletezza quale “condizione operativa”; e l’uso di pratiche di rappresentazione, analisi e conoscenza dei fenomeni a questi complementari - quali descrizioni, resoconti, narrazioni. Gli approcci qualitativi più promettenti che l’autrice approfondisce includono il Most Significant Change (MSC) e la “Medicina narrativa”, che si fondano entrambi su un uso rigoroso di narrazioni da parte di diversi beneficiari dell’intervento valutato.

LA VALUTAZIONE COME SCOPERTA E APPRENDIMENTO

Se la valutazione viene molto spesso percepita come un mettere “sotto i riflettori” gli impatti previsti (valutazione ex-ante) o raggiunti (valutazione ex-post) - cosa che non tutti sono disposti ad accettare - la valutazione può anche avere ad oggetto il processo o la strategia messa in atto, configurandosi come processo cognitivo, di scoperta, che aiuta gli operatori a capire cosa (non) ha funzionato e perché.

Il concetto di valutazione come scoperta è un’altra delle utili precisazioni concettuali che introduce il libro, particolarmente importante in un campo in cui non solo gli operatori non riescono a formulare in maniera esplicita gli impatti desiderati, ma gli interventi sono spesso frammentati e piuttosto deboli dal punto di vista della loro qualita progettuale, da cui l’incertezza del processo e dei risultati, come sottolinea l’autrice.  Alla lunga, “l’esercizio di valutazione come scoperta può aiutare ad apprendere lezioni dalla esperienze passate e a sviluppare un’adeguata e più robusta attutudine alla pianificazione nel settore o nel dominio culturale, in modo da elaborare future strategie razionali e sistematiche per ottenere i cambiamenti desiderati e per evitare quelli indesiderati” (p. 71).

CULTURA, SALUTE E BENESSERE: VERSO UN’AGENDA DI RICERCA

L’obiettivo più ambizioso del libro è senz’altro quello di mettere la cultura della valutazione al servizio di politiche pubbliche informate ed efficaci, soprattutto in un campo che richiede oggi più che mai un salto di qualità: la cura e il benessere delle persone. L’autrice propone quattro impatti principali su cui concentrare gli sforzi di valutazione: a chi / cosa la cultura fa bene, a quali condizioni, e con quali specifici effetti; come gli effetti degli interventi artistico-culturale possono eguagliare o superare quelli che possono derivare da altri approcci, come quelli di tipo farmacologico; come tali impatti si traducono in termini di risparmio della spesa sanitaria; come gli stessi assistenti socio-sanitari possono beneficiare di questi interventi.

In conclusione, un libro di piacevole lettura, che offre un’opportunità in più agli enti, organizzazioni e operatori culturali italiani per approcciarsi al complesso mondo della valutazione. È auspicabile, ma probabilmente non tarderà ad arrivare, che al libro si aggiunga un percorso di capacity building che aiuti concretamente questi attori nelle varie fasi della valutazione. A livello “macro”, occorre continuare a lavorare per la “messa in agenda” della cultura, affinché la sua rilevanza politica determini un’allocazione di risorse adeguata per progetti, impatti nonché dati ambiziosi. Il fatto che la cultura abbia una posizione “ballerina” all’interno dell’agenda politica, a differenza di temi come l’innovazione e l’ambiente (di certo non di più semplice misurazione), rende la domanda di dati - ai progettisti ma anche agli stessi uffici statistici - ancora troppo vaga e debole. La carenza di dati resta la grande lacuna di questo comparto, in cui si fa ancora fatica ad applicare metodi di valutazione econometrici che, per quanto anche questi limitati, restano il principale riferimento per la misurazione di impatti non solo economici ma anche su salute e benessere.

NOTE

[1] A partire dalle Capitali europee della Cultura 2019, la Commissione europea richiede la produzione di una serie di indicatori volti a dimostrare l’impatto del titolo su sei aree tematiche, ossia: la vivacità e la sostenibilità culturale, l’accesso e la partecipazione culturale, identità e immagine, gestione e processo, dimensione europea ed economia (vedi pp. 127-139 de libro).

ABSTRACT

Evaluating the impacts of culture, a concept that has collected at least 164 different definitions over time. This is the challenge that the volume “Che cosa muove la cultura. Impatti, misure e racconti tra economia e immaginario” (What moves culture. Impacts, measures and stories between economy and imagination) (2021, Editrice Bibliografica) by Annalisa Cicerchia (cultural economist and senior researcher at ISTAT) proposes. While offering a useful "navigation" tool between terms and methods for those approaching the subject for the first time, the main merit of the book lies in its attempt to contribute to an evaluation culture among cultural entities and operators. It does so by proposing an almost philosophical reflection on why and how it makes sense to assess culture-related interventions, avoiding technicalities and at the same time providing numerous examples and bibliographical references for those wishing to go deeper into the topic.

 

Articoli correlati