Foto Marco Delogu

La pandemia ci ha dimostrato "come il mondo sia interconnesso, come la politica nazionale sia inadeguata di fronte a sfide globali, e come sia ancora intergovernativo il modello di Unione europea: abbiamo una grande occasione per rendere omaggio alla memoria di persone come Colorni, partecipare con determinazione ad una nuova fase costituente della Ue attraverso la conferenza sul futuro dell’Europa, la centralità del Parlamento europeo, ma anche dando più forza alla costruzione dal basso della cittadinanza europea, dello spazio dell'educazione, della cultura e della ricerca, dove si costruisce la coscienza di una appartenenza e di una storia comune". Lo ha evidenziato la Commissaria del Governo per il recupero dell’ex carcere borbonico di S.Stefano/Ventotene, Silvia Costa, intervenuta a Roma alla commemorazione in occasione del ferimento a morte di Eugenio Colorni, avvenuto il 28 maggio del 1944. L'evento si è tenuto significativamente nell'ottantesimo anniversario del celebre Manifesto di Ventotene, "Per un'Europa libera e unita", scritto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, al quale il filosofo e militante antifascista Colorni aveva collaborato durante il confino, prima di pubblicarlo clandestinamente a Roma nel gennaio del '44. A colpire a morte Colorni, deceduto due giorni dopo, furono elementi della Banda Koch, che avevano riconosciuto il dirigente socialista impegnato nella Resistenza romana.

“Il progetto di recupero dell’ex carcere borbonico di Santo Stefano/Ventotene è innanzitutto la ricostruzione della storia diversa, ma intrecciata e simbolica, di queste due isole: l’una, Ventotene, isola d’Europa, dove più di 800 antifascisti furono chiusi dal ‘39 al ‘41 e dove fu concepito e scritto il Manifesto per un Europa libera e unita, il vero atto fondativo del progetto politico federalista; l’altra, il carcere borbonico di Santo Stefano, dove per 170 anni furono reclusi migliaia di ergastolani e detenuti comuni, ma anche oppositori dei diversi regimi”, ha spiegato la Commissaria. "E' emozionante essere qui, dove in quel 28 maggio del '44 Eugenio Colorni fu ucciso, quattro mesi dopo aver fatto stampare clandestinamente in una tipografia romana 500 copie del Manifesto di Ventotene di cui scrisse  solo la lucida prefazione ma che contribuì alla sua ideazione con Spinelli, Rossi e Ursula Hirshmann. Partecipo con due diversi ruoli quello di vicepresidente Anpc e di Commissario di Governo per il recupero dell’ex carcere borbonico di Santo Stefano di Ventotene. Due ruoli uniti fortemente dalla volontà di approfondire e trasmettere alle nuove generazioni i valori e i principi che sono al fondo della costruzione delle democrazie italiana ed europea e incoraggiarli all’impegno civico e politico". 

“Nell’opera di recupero del carcere - che vorremmo diventasse una scuola di alti pensieri, un luogo di studio e di produzione culturale europea, un campus d’Europa come è nella vocazione di Ventotene - stiamo lavorando in rete con Università, archivi e istituti di ricerca sulla storia di un carcere che si affianchi a quella sul confino”, ha aggiunto la Costa. “Mi ha sempre affascinato la figura di Eugenio Colorni, come filosofo, di famiglia ebraica, che poco più che ventenne milita contro il fascismo insieme a grandi socialisti come Morandi, Basso, Maggi e Luzzatto, che incontra e sposa una giovane antifascista, intellettuale ebrea, Ursula Hirshmann, che racconterà nel suo ‘Noi senza Patria’ quegli anni e da cui avrà tre figlie e condividerà il confino di Ventotene. Era stato arrestato in quanto ebreo e antifascista a Trieste e rinchiuso nel carcere a Varese, accusato con altri di complotto ebraico anche sulle colonne di grandi giornali....di qui al confino di Ventotene dove continua i suoi studi e con Spinelli ed altri dà vita ad un vero cenacolo filosofico come testimoniano i “dialoghi di Commodo” scritti con Spinelli”.

 

Articoli correlati