La Società Italiana per il Restauro dell’Architettura (SIRA) ha reso noto il documento “Proposte per l’attuazione del PNRR Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” che prende posizione nel processo di innovazione e cambiamento in atto e ribadisce il ruolo della Società scientifica di interlocutore istituzionale propositivo. Nella condizione attuale, caratterizzata dalla crisi pandemica e dalle connesse iniziative per la rinascita e la resilienza del Paese, la SIRA, come rappresentante dei docenti di Restauro delle università italiane, intende contribuire svolgendo un ruolo attivo legato alla sua natura di network scientifico con respiro nazionale. Con il documento, la SIRA si impegna a rispondere a quanto promosso dal PNRR, che pone la cultura, quindi il patrimonio culturale, tra i fattori chiave per la ripresa del Paese. Per raggiungere questo obiettivo sono previsti ingenti finanziamenti mirati, ma quel che più sollecita il contributo della SIRA è l’idea guida del PNRR, per cui i fondi stanziati non debbano soltanto realizzare opere in tempo utile, ma alimentare una ripresa che costituisca una transizione verso un cambiamento strutturale epocale e duraturo.

Il PNRR non è tanto un piano di spesa quanto soprattutto un piano di riforme abilitanti. In quest’ottica, il centro dell’impegno della Società scientifica riguarda soprattutto il tema delle competenze e, non secondariamente, quello della semplificazione. La SIRA si candida dunque a sostenere e a circostanziare la qualità e la coerenza delle scelte politiche nonché ad essere luogo di osservazione e di sintesi culturale circa gli esiti nel tempo delle iniziative attuate, proponendosi di contribuire all’agenda applicativa del PNRR con proposte e documenti di indirizzo tematico con la segnalazione di buone pratiche su temi centrali per il patrimonio culturale quali:
• Più qualità e meno discrezionalità; 
• Accompagnare le progettazioni e gestire la conoscenza; 
• Valorizzare i borghi in forme sostenibili; 
• Integrare gli strumenti per le architetture rurali e il paesaggio agrario; 
• Digitalizzazione, gestione delle informazioni, conservazione programmata; 
• Integrare risorse pubbliche e private; 
• Valorizzare i partenariati allargati e le infrastrutture di ricerca per l’accompagnamento e la capacitazione.

 

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