Dove eravamo rimasti? Il mese scorso avevo descritto l’iniziativa Road to Social Change promossa da Unicredit. L’articolo si concludeva con un contributo di Paolo Venturi, direttore di Aiccon, partner e ispiratore di quel progetto. Per introdurre il tema di questa nuova riflessione, a mo’ di ellissi cinematografica, riparto da un’altra sua frase: "Ci troviamo a un bivio: o l'economia sociale rimane separata dal resto dell'economia, oppure permea l'economia globale per cambiare il modo con cui vengono svolte tutte le attività commerciali".

In tal modo commentava (tramite un post social) un articolo pubblicato di recente sulla Stanford Social Innovation Review, riportato nella sitografia in calce. Queste parole prese in prestito rendono perfettamente l’idea che sta al centro dell’esperienza di SpaB e ci aiutano non solo a coglierne il senso più profondo ma anche a entrare nel vivo del caso di studio.

Innanzitutto SpaB è un acronimo che sta per Società per azioni… Buone. Questa etichetta è stata creata dal prolifico notaio di Favara, Andrea Bartoli, noto come co-fondatore di Farm Cultural Park (FCP) un paio di lustri fa, con l’intento di condensare tutto il potenziale evocativo del dispositivo di cambiamento. Perché SpaB è al contempo un progetto locale ma anche un germe di cambiamento per emulazione, replicabile in altri contesti territoriali.

Il corto circuito semantico mette insieme infatti in un’unica efficace sigla la dimensione collaborativa del place-making tipica del percorso di FCP con le contraddizioni dell’economia di mercato prettamente estrattiva, svelandone paradossi o fallimenti e indicando nella prospettiva dell’economia civile una risposta concreta, di immediata applicazione e scalabile.

La provocazione consiste allora nel costituire una Spa come strumento più efficace per conseguire risultati sociali desiderati. Un’organizzazione ibrida al massimo grado, in equilibrio funambolico fra la forma più aggressiva di società prevista dal diritto commerciale e gli scopi di una impresa sociale, per lo sviluppo locale armonico e la partecipazione diffusa alla trasformazione urbana.

La trovata di “marketing”, anzi di “societing” con cui il notaio Bartoli, l’amico Andrea, compie una sintesi perfetta si inserisce in un momento storico in cui diversi elementi convergono verso una lettura della crisi strutturale che abbiamo attraversato in Italia, fra lo scoppio della bolla dei subprime americani e la pandemia. Una crisi globale e inevitabile, acuita nei suoi effetti sul lavoro dalla mancanza di investimenti.

Se ogni contrazione economica è un’opera di decostruzione e ricomposizione dell’economia e della società, la battuta d’arresto registrata ha sortito stavolta l’effetto di esasperare l’incertezza fino a rendere, nella percezione diffusa, più che arduo, proibitivo, pensare il futuro e progettarlo. Questo fenomeno è stato possibile osservarlo a livello aggregato perché, come segnalato da Mauro Magatti in un articolo per il Corriere dello scorso anno, se è vero che il nostro Paese ha un forte debito pubblico, è vero anche che detiene una fra le più ingenti riserve di capitali privati, inutilizzati e improduttivi.

“Dai dati Banca d'Italia (2018) sappiamo che la ricchezza degli italiani supera i 10.000 miliardi di euro. Nella sua componente finanziaria (più di 4.000 miliardi) una parte consistente (1.400 miliardi) rimane in forma liquida (soprattutto depositi bancari), mentre circa mille miliardi sono investiti in riserve assicurative e fondi pensione. Una cifra ragguardevole a cui si possono aggiungere le risorse delle Fondazioni bancarie e di comunità — che si stima nell'ordine di diverse decine di miliardi di euro — oltre i capitali italiani detenuti all'estero.”

Inoltre “gli italiani hanno una scarsa propensione al rischio; conoscono molto poco gli strumenti finanziari; sono molto diffidenti quando si parla di risparmi. Anche per questo investono prima di tutto nella casa (e infatti il patrimonio immobiliare copre più del 50% della ricchezza delle famiglie italiane per un valore superiore ai 6000 miliardi di euro). Tuttavia, da una ricerca del Censis, si enucleano altri due aspetti importanti: la diffusa disponibilità dei risparmiatori a investire in infrastrutture e opere pubbliche (già prima del Covid, superiore a 135%); il forte interesse a investire in attività che generano valore sul proprio territorio di appartenenza (superiore al 50%).”

Solo a Favara si stima che i depositi dormienti raggiungano i 500 milioni di euro. Da qui l’intuizione: se convincessimo tutte le persone che hanno dei depositi bancari, a investire, non donare, anche solo il 10% di queste somme in Favara Società per Azioni Buone, potremmo spendere 50 milioni di euro per trasformare Favara nella città più bella, innovativa e divertente del sud Italia. SpaB rappresenta dunque un’agenzia di sviluppo comunale in mano a cittadini attivi e leader civici.

Gli asset su cui si propone di fare leva SpaB sono tre: gli immobili inutilizzati, i depositi dormienti e le competenze, ossia il capitale umano capace di generare ricchezza. Proprio la volontà delle persone di realizzare delle iniziative più ambiziose facendo economie di scala grazie all’unione delle proprie risorse e dei propri talenti è all’origine dell’istituto stesso della Spa, una storia ricostruita nel libro Società: per azioni, a cura del Sindaco di Milano Beppe Sala, pubblicato lo scorso anno da Einaudi.

Il mutuo aiuto realizzato attraverso modalità organizzative e di reperimento del fabbisogno finanziario dentro una dimensione di costruzione di comunità solidali è una pratica in atto da decenni, come dimostrano le tante Mutue auto gestite (MAG) presenti in diversi territori italiani, quasi esclusivamente sopra la linea gotica, esperienze che affondano le proprie radici negli esperimenti di innovazione radicale degli anni sessanta e settanta, il cui humus è stato utile culturalmente a porre le basi per la costituzione di Banca popolare Etica attorno all’anno 2000.

In questi contesti di costruzione di economia e di società, la centralità della persona e l’enfasi sulla costruzione di legami sociali in ambito locale sono determinanti. Analogamente, anche in SpaB, l’accento viene posto sulla comunità consapevole che progetta il futuro del proprio territorio. Una comunità che, come abbiamo visto, è conscia delle proprie risorse ed è consapevole della difficoltà delle istituzioni, specie nel Sud d’Italia, di svolgere il loro ruolo, spesso incapaci di amministrare l’ordinaria amministrazione e, a maggior ragione, lontane dalla capacità di rilanciare con nuove visioni il modello di sviluppo delle proprie comunità.

La constatazione amara da cui è partita l’intuizione di SpaB sta nella necessità non solo di esercitare delle funzioni secondo sussidiarietà ma anche nella costrizione di dover supplire all’assenza delle istituzioni o addirittura rimediare ai loro guasti. Un’esigenza che ha dunque un sapore ri-costituente, nel senso della rigenerazione urbana fai date e nel senso della negoziazione e ridefinizione del contenuto e dell’orizzonte di ciò che è comune e va co-gestito. In altri termini, i limiti personali e quelli del sistema interagiscono e si influenzano a vicenda, perciò la vitalità.

SpaB nasce come suggestione nel 2018, una sua descrizione assai attenta è contenuta in una lunga intervista ad Andrea Bartoli pubblicata allora sul Giornale dell’Architettura. Il salto di qualità recente consiste nella sua costituzione formale, con la raccolta di decine di adesioni e di un capitale iniziale dell’ordine di grandezza di 50-100mila euro. In particolare, è stato determinante il contributo ricevuto da FCP attraverso il bando Culturability della Fondazione Unipolis, grazie al quale è stato possibile coprire sostanzialmente il costo di un professionista che si è dedicato con costanza all’accelerazione di questo processo.

Il modello, che assume ora una fisionomia più definita, sta già cominciando a raccogliere consensi da varie parti della Sicilia e della Nazione, da parte di soggetti interessati a replicare nel loro territorio questa formula, come sempre un precedente aiuta altri in condizioni analoghe a riconoscere le caratteristiche dei propri sistemi con maggiore nitidezza e a immaginare itinerari di trasformazione percorribili grazie a una crescita endogena.

Per quanto riguarda il presente del progetto, sono due gli elementi di attenzione principale: il bando in preparazione che aprirà la possibilità di conferire immobili per contribuire all’iniziativa a ampliarne il patrimonio su cui far leva; la modalità assembleare aperta di gestione dell’organizzazione, con riunioni che si tengono in piazza, cui tutti sono invitati.

Questi due aspetti sono accomunati da una volontà di fondo, condurre l’iniziativa sui binari della trasparenza e della partecipazione democratica, sia per quanto riguarda la valutazione terza e imparziale dei beni che saranno conferiti, sia per quanto riguarda l’accessibilità economica (la quota minima attuale è fissata per un importo di mille euro a testa ma gradualmente dovrà scendere per favorire la partecipazione) e l’accountability dell’organizzazione. Al tempo stesso, il fatto di basarsi su energie di tipo volontaristico è un evidente elemento di fragilità e un’incognita.

Infine, una linea di tendenza da sottolineare: per alimentare il circolo virtuoso di SpaB, posto che gli immobili e i risparmi potranno arrivare senza grosse difficoltà, sarà necessario strutturare l’aspetto dell’educazione all’imprenditorialità per far sì che l’applicazione di modelli di business compatibili con lo spirito del progetto possa essere messa alla prova attraverso il lancio di iniziative economiche, verso la costruzione di un ecosistema dell’innovazione culturale e sociale capace di generare posti di lavoro di buona qualità. Sappiamo bene che molte di esse non avranno fortuna, ma il fatto stesso di allenarsi a investire il proprio talento e metterlo in rete con gli altri rappresenta un’occasione preziosa per liberare il potenziale di grande rilievo che il dispositivo di SpaB è capace di movimentare.

FCP ha costruito la propria identità e reputazione attorno a entusiasmo e fiducia, questa iniziativa ha tutte le carte in regola per alzare la posta in gioco della contaminazione fino a innervare l’economia locale di questi valori producendo innovazione culturale e sociale, ridando coraggio a chi lo aveva perso e mostrando opzioni di auto impiego o di piattaformizzazione solidale dei patrimoni familiari, senza essere ostaggio della necessità e della mancanza di alternative.

Con parole di Andrea Bartoli, “tutti ci lamentiamo per quello che c’è, per quello che manca, per quello che non funziona. Ventimila giovani lasciano la Sicilia ogni anno. In realtà però abbiamo tutto quello che serve per cambiare il presente e il futuro dei nostri territori. Abbiamo i luoghi, abbiamo i denari e abbiamo anche le competenze. Quello che ci manca è solo un cambio di mentalità. Uno switch culturale. Perché mai dovremmo continuare a essere così stupidi da investire in azioni di Banche, Assicurazioni e società quotate in borsa che non hanno nessun interesse per i nostri territori e non invece investire in asili nido, luoghi per i teenager, luoghi per la formazione e l’inserimento lavorativo, soluzioni per favorire la nuova cittadinanza, servizi di welfare per le persone più adulte? I cittadini a Favara in questi dieci anni hanno dimostrato con i fatti, di avere la consapevolezza che il cambiamento non sarebbe arrivato dall’alto, da Bruxelles, da Roma, da Palermo e tantomeno dalla istituzione comunale. In tanti hanno deciso di mettersi in gioco, di fare cose più grandi di loro, di diventare agenti e protagonisti di un grande cambiamento territoriale, di trasformare un sogno individuale in un sogno collettivo. Oggi con SpaB ci siamo dotati di un nuovo dispositivo, di una cabina di regia, di una good company che possa sognare, progettare e costruire la Favara che desideriamo nei prossimi 30 anni. E se questo è stato possibile a Favara, credetemi, è possibile in ogni città del mondo”.

SITOGRAFIA

Economia etica, la crisi impone scelte nuove: ecco gli "Ibridi organizzativi", tra profit e non profit: https://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2014/11/15/news/rizzo_la_crisi_porta_scelte_nuove_gli_ibridi_organizzativi_nella_finanza_etica-100632693/

For Social Business to Become the Norm, We Need to Build a Social Business Infrastructure: https://ssir.org/articles/entry/for_social_business_to_become_the_norm_we_need_to_build_a_social_business_infrastructure/ 

SPAB – SOCIETÀ PER AZIONI BUONE: UN NUOVO PROGETTO DI FARM CULTURAL PARK: http://www.ilgiornaledellefondazioni.com/content/spab-%E2%80%93-societ%C3%A0-azioni-buone-un-nuovo-progetto-di-farm-cultural-park?fbclid=IwAR3zLDQxXazVyqGdK-pgBItArBhyp2Uz5l7Rw4Etfmxap3z6Ad2R-x-woMM

Non c'è momento migliore per aprire una Startup! Sicuro?!?: https://www.linkedin.com/pulse/non-c%C3%A8-momento-migliore-per-aprire-una-startup-sicuro-enrico-pandian/  

Un’operazione bene comune: https://www.corriere.it/opinioni/20_maggio_03/operazione-bene-comune-8a31b09a-8d4d-11ea-876b-8ec8c59e51b8.shtml

FARE NUOVA L’IMPRESA #4 - Imprese culturali e creative: come aiutarle a nascere e crescere?: https://www.facebook.com/fusacchia.alessandro/videos/479879426559311

Beppe Sala, Società: per azioni (Einaudi, 2020): https://www.einaudi.it/catalogo-libri/scienze-sociali/politica/societa-per-azioni-beppe-sala-9788806246396/

ABSTRACT

After 3 years of gestation, the SpaB project takes off. Born in Sicily, it brings together unused properties, sleeping bank deposits and available skills with the aim of pursuing local development paths. The project catalyzes resources and processes by facilitating the construction of place-making initiatives in a sort of solidarity platformization for social and cultural innovation. The initiative has already received a lot of attention. The model can be replicated in other areas of the island and in Italy. The central challenge is to transform citizens into architects of their own future and of public happiness too, subverting the model of the extractive market in which people do not count.

 

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