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Questo articolo prova a descrivere le sfide nate da questa crisi con l’obiettivo di immaginare le politiche necessarie per consentire ai settori culturali e creativi (SCC) di svolgere un ruolo chiave in un'epoca che richiede maggiore cooperazione globale, promozione della diversità culturale e solidarietà. Le seguenti riflessioni si basano sul lavoro che KEA ha condotto per il Consiglio d'Europa a partire da aprile 2020 e che ha portato al rapporto "L'impatto della pandemia COVID-19 sul settore culturale e creativo", aggiornato a novembre 2020.

Vengono adottate misure ma il sostegno non è garantito

La crisi della sanità pubblica sta avendo un impatto molto dannoso sui SCC. La maggioranza dei governi in Europa ha adottato misure a sostegno dei SCC al fine di preservare i posti di lavoro.

Tuttavia, alcuni Stati sono stati obbligati a ridurre i bilanci statali. Di conseguenza, diversi Ministeri della Cultura hanno subito riduzioni che vanno dal 5 al 20%. I SCC riescono comunque quantomeno a beneficiare delle misure generali adottate a sostegno dell'economia. Le misure SCC sono state poi spesso amplificate a livello regionale e locale, con contributi significativi del settore privato.

Anche le organizzazioni internazionali che si occupano di cultura (Consiglio d'Europa, OCSE e UNESCO) stanno facendo la loro parte. L'Unione europea ha identificato la cultura come settore prioritario, idoneo a ricevere sostegno dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza dell'Europa da 750 miliardi di euro, istituito per aiutare gli Stati membri dell'UE a mitigare l'impatto della pandemia. Non è chiaro come verrà utilizzato dai SCC poiché l'accesso a questi strumenti dipenderà dai piani nazionali di ripresa presentati da ciascuno Stato membro. Il sostegno non è dunque garantito.

Eppure la cultura e la creazione contribuiscono ad una creazione di senso collettivo

La crisi globale della salute pubblica è l'occasione per riconoscere l'importanza dei SCC nel nutrire i legami sociali e nel sostenere la comprensione reciproca e il coinvolgimento della comunità al fine di cambiare i comportamenti e convincere le persone che sono fondamentali nella risoluzione dei problemi. La pandemia ha anche sottolineato l'importanza economica del settore, in particolare dei festival, degli eventi dal vivo, dei musei, dei cinema o della stessa vendita al dettaglio di prodotti e servizi culturali, nel rendere luoghi e territori attrattivi per gli abitanti, i turisti e gli investitori.

Le esperienze culturali dal vivo sono mancate molto durante la pandemia e lo streaming digitale è una scarsa alternativa agli incontri culturali collettivi. Questo dimostra che i SCC svolgono un ruolo cruciale nella costruzione del benessere delle comunità e della coesione sociale. La cultura non è semplicemente intrattenimento o uno svago ma contribuisce alla creazione di senso collettivo. La cultura aiuta gli esseri umani a definire ciò che conta davvero poiché tutto il mondo si trova ad affrontare contemporaneamente una pandemia mortale, una crisi climatica e le minacce che lo sviluppo tecnologico genera per i valori umani.

La pandemia genererà indubbiamente grande arte. Alcuni teatri hanno 2500 anni e i cittadini avranno sempre bisogno di spazi per celebrare la cultura e il racconto. Gli artisti trarranno vantaggio dalla paura e dalla nevrosi. Questa pandemia mondiale ispirerà la scrittura, generando nuova letteratura, nuova cinematografia e testi che metteranno in discussione le nostre politiche, la tecnologia, la scienza e i nostri comportamenti sociali.

LE SFIDE POSTE DALLA CRISI SANITARIA

La crisi causata dal COVID-19 è stata un formidabile acceleratore di tendenze esistenti, in particolare la crescita delle reti digitali, un mercato dominato da grandi media player, l'emergere di nuovi comportamenti collettivi e individuali. Questa crisi ha sottolineato inoltre la necessità di invitare artisti e professionisti creativi a contribuire al processo di recupero e a costruire il futuro.

Mobilitare i lavoratori della cultura come agenti di trasformazione e cooperazione globale

La crisi causata dal COVID-19 (che ha bloccato metà della popolazione mondiale e ha ucciso più di 1,3 milioni di persone fino ad ora) darà inizio a un'era di cooperazione globale. Le condizioni per la cooperazione globale e l'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile richiedono la costruzione di un futuro conviviale, generoso e civile, rispettoso delle diverse culture con l'obiettivo di costruire una rinnovata identità planetaria che sia generosa e tollerante. Per generare questa dinamica di speranza, avremo bisogno di combattenti a sostegno della coesione sociale, soldati che difendono la bellezza, l'empatia, la coproduzione internazionale e il dialogo interculturale. Per battere il consumismo, lo spreco di risorse, l'inquinamento, la disuguaglianza e il radicalismo, dobbiamo cambiare le nostre prospettive tradizionali, valorizzare la qualità rispetto alla quantità, il senso rispetto alla superficialità, la cultura rispetto alla tecnica, la bellezza e l'immaginazione rispetto agli standard e al preconcetto. I battaglioni di operatori culturali hanno la capacità di esaminare in maniera critica l'evoluzione della società e affrontare le sue carenze. Essi dovrebbero essere responsabilizzati poiché sono in grado di interagire con le comunità e innescare cambiamenti comportamentali di cui abbiamo gran bisogno.

È importante per i policy makers mobilitare le competenze degli artisti e degli operatori creativi e culturali per "immaginare" un mondo che abbia senso e per alimentare i cambiamenti sociali necessari per affrontare le sfide globali.

Inclusione sociale attraverso la cultura per affrontare la disuguaglianza

Come dimostrato dalle statistiche di Eurostat [1] c'è ancora molto da fare per garantire che le attività culturali contribuiscano all'inclusione sociale e a ridurre le disuguaglianze.

I dati mostrano che esiste una correlazione tra partecipazione culturale e reddito, con l'82,5% della popolazione dell'UE-28 (di età pari o superiore a 16 anni) nella fascia di reddito più alta tra coloro che prendono parte ad attività culturali, rispetto al 43,6% nella fascia di reddito più bassa. Il secondo motivo più citato come causa per non aver partecipato alle attività culturali sono state le difficoltà finanziarie. La partecipazione culturale è anche correlata al livello di istruzione: l'86,2% della popolazione con livello di istruzione terziaria (i.e. istruzione universitaria o equivalente, ndr) dichiara di aver preso parte ad un'attività culturale negli ultimi 12 mesi, rispetto al 42,4% tra le persone con un livello di istruzione secondaria di primo grado (i.e. scuola media in Italia, ndr) o inferiore.

Vedi anche l’articolo: Time for the European Union to Integrate Culture in its Social Policy’.

È importante includere la cultura nelle politiche sociali ed educative affinché gli operatori e le istituzioni culturali siano messi in condizioni di contribuire a coinvolgere la comunità e al dialogo interculturale. Se vogliamo creare condizioni favorevoli per cambiare i comportamenti, la lotta alle disuguaglianze deve diventare parte integrante della risoluzione della crisi sanitaria e climatica.

Riconoscere l'accelerazione dei cambiamenti comportamentali

La generazione futura vive nel mondo virtuale, un mondo che rende tutto accessibile e che non richiede le interazioni tradizionali. La nuova generazione manipola le informazioni a un ritmo più veloce e integra tali informazioni con un minimo di mediazione culturale. L'accesso alla cultura è ora il regno dei motori di ricerca, dei server digitali e dei social media tanto quanto delle istituzioni culturali.

La cultura come segno di intelligenza, conoscenza, stato d'animo, è sempre più considerata come segno di arroganza o di vecchio elitarismo che può essere disprezzato, a volte persino denigrato. La nuova generazione urbana appartiene sempre meno a una data religione, a un territorio, a una cultura. La sua cultura è sempre più il pianeta. La lingua è cambiata, con una nuova funzione più visiva, più inglese, più urbana con nuovi strumenti per interagire socialmente attraverso le frontiere. La capacità di concentrazione è diversa. Richiede immagini e pedagogie veloci per apprendere o sperimentare rapidamente. Il COVID-19 sta accelerando una mutazione dello stile di vita che è familiare alle giovani generazioni. È più individualista, incentrato sulla vita privata, con comunità di più piccole dimensioni che fanno affidamento sulle reti digitali e virtuali. Questa è una minaccia per le istituzioni culturali consolidate o le strutture aziendali incapaci di adattarsi ai nuovi modelli sociologici. La pandemia influenzerà i comportamenti collettivi e le culture nella stessa misura in cui l’ha fatto l’invenzione della scrittura o della stampa all’epoca.

È importante riflettere su questi cambiamenti fondamentali e adattare le politiche culturali per consentire alle istituzioni culturali di rimanere rilevanti e contribuire all'empowerment sociale. Allo stesso modo la pandemia offre l'opportunità di mobilitare gli operatori culturali e la loro capacità di progettare emozioni ed esperienze gioiose al fine di ispirare cambiamenti comportamentali che permettano alle persone di assumersi la responsabilità della risoluzione dei problemi (in particolare il cambiamento climatico).

I grandi diventeranno più grandi

La crescente digitalizzazione delle attività culturali significa che le grandi aziende dei settori dell'intrattenimento, della cultura e dell'arte cresceranno ulteriormente, diventando ancora più grandi. Sempre più attività confluiranno in piattaforme di contenuti digitali che contano su ampi cataloghi e consolidate capacità di marketing (Disney, Amazon, Alphabet, Netflix, Tencent e Apple). Questi diventeranno più grandi perché avranno le risorse finanziarie e un migliore accesso al sostegno del capitale (dal settore finanziario) per “comprare” la loro via d'uscita dalla crisi. Si prevede che le maggiori società europee del settore radiotelevisivo e dei media sfrutteranno al massimo i loro rapporti con il governo e le banche.

Di conseguenza, alcuni prevedono che le sale cinematografiche o musicali si trasformeranno in grandi centri culturali / di intrattenimento con grandi investimenti, creando esperienze premium in un modo che gli operatori esistenti non possono fare. I contenuti culturali saranno sempre più raggruppati in offerte speciali che si basano sui dati degli utenti che collegano la vendita al dettaglio, l'esposizione e la distribuzione digitale in modelli di rilascio ben gestiti per massimizzare i flussi di reddito. Il rischio è che gli artisti vengano utilizzati principalmente come "prodotto promozionale" per vendere altri servizi e beni. Ad esempio, puoi accedere gratuitamente a un servizio VOD in abbonamento a condizione che tu consumi su un sito di e-commerce [2].

La capacità di sfruttare al meglio l'intelligenza artificiale delle piattaforme digitali potrebbe portare a un maggiore controllo delle varie finestre di sfruttamento delle opere audiovisive e all’eliminazione di attori intermediari. Il pubblico potrebbe non necessariamente rimetterci in quanto le scelte aumenteranno ma la mediazione culturale sarà totalmente diversa. Queste trasformazioni potrebbero dare maggiori opportunità ai talenti di ottenere finanziamenti con il rischio di sconvolgere i modelli di business tradizionali e la catena del valore. Ciò obbligherà gli operatori più piccoli a collaborare e a trovare modi per mettere in comune risorse e creatività per proporre alternative praticabili e sostenibili. È importante considerare questi sviluppi del mercato nel contesto delle normative politiche (diritto d'autore, concorrenza e diritto dei media / audiovisivi) per salvaguardare i diritti economici di autori, artisti e industrie che investono nelle produzioni culturali.

Sviluppare capacità e domanda per produzioni locali

Il COVID-19 ha portato all'assenza di nuovi film di Hollywood sugli schermi europei poiché i programmi di uscita dei blockbuster in arrivo quest'estate e in autunno sono stati posticipati almeno fino alla primavera 2021. Questa è stata l'occasione per le produzioni locali ed europee di trovare un nuovo pubblico e aumentare la loro quota di mercato nella distribuzione. Questa capacità di mettere a disposizione la produzione locale e di disporre di punti di distribuzione indipendenti contribuisce a proteggere le vendite cinematografiche da danni più gravi [3]. I paesi più dipendenti da Hollywood per la fornitura di film e che forniscono meno supporto per sostenere un'offerta culturale diversificata sono stati maggiormente colpiti da chiusure cinematografiche e rischio di bancarotta. Ciò non impedirà ai proprietari di cinema di riflettere sul valore di collaborare con le piattaforme di streaming, consentendo ai consumatori di guardare le nuove uscite online immediatamente dopo la prima nei cinema [4]. Ad esempio, la piattaforma streaming Mubi fornisce ai suoi abbonati nel Regno Unito un biglietto del cinema gratuito alla settimana.

POLITICHE FUTURE PER SCC

I lavoratori e le imprese dei SCC dovrebbero plasmare le risposte

Alcuni paesi stanno progressivamente adattando le misure di sostegno per consentire il recupero dei SCC. Sarà importante sostenere gli investimenti nella cultura per evitare il collasso dell'ecosistema creativo. I paesi con forti finanziamenti pubblici per le arti sono in una posizione migliore per prevedere il futuro del loro ecosistema SCC locale. Corrono anche il rischio di bloccare o ritardare l'evoluzione richiesta. In ogni caso, è opportuno coordinare una risposta transfrontaliera, decongestionando l'intera catena del valore. Ai lavoratori culturali dovrebbe essere dato un chiaro riconoscimento del loro status e dei loro diritti sociali. I lavoratori e le imprese SCC dovrebbero avere l'opportunità di articolare le proprie esigenze e dare una risposta coesa e creativa alle imminenti sfide globali. Dovrebbero, ad esempio, contribuire alla progettazione di regimi di sostegno finanziario in base all'aumento della partecipazione culturale e al raggiungimento di obiettivi di coesione sociale (ad esempio parità di genere e razziale) o di obiettivi ambientali (produzioni, distribuzione ed eventi meno inquinanti e sostenibili).

La gestione post-crisi è l'occasione per colmare le lacune

I SCC dovranno affrontare sfide in termini di capacità competitiva dopo la crisi dal COVID-19. La maggior parte di queste sfide sono note e non nuove: sottofinanziamento, mancanza di equilibrio di fronte alla concorrenza internazionale, capacità troppo limitata di produrre per un mercato globale oltre che di distribuire e commercializzare a livello internazionale. La crisi ha accelerato l'impatto di una maggiore concentrazione del mercato internazionale, nuove tendenze di consumo e paradigmi di business.

La gestione post crisi è l'opportunità di colmare le lacune che ostacolano la competitività nei SCC, in particolare l'insufficiente:

• conoscenza della tecnologia, che indebolisce la capacità del settore di abbracciare il passaggio al digitale e, in particolare, le sue opportunità nella gestione dei dati di consumo,

• adattamento a nuovi modelli e tendenze di consumo.

KEA propone elementi di risposte politiche post COVID-19 che aiuteranno il recupero della SCC e l'adattamento a "una nuova normalità". A nostro avviso, l'attenzione dovrebbe essere posta sulle politiche volte a:

• integrare l'intervento artistico nel processo decisionale,

• incorporare la dimensione culturale nella politica sociale,

• adattare le politiche per tenere maggiormente conto del passaggio al digitale e creare scala al di fuori delle linee linguistiche o territoriali tradizionali.

Integrare l'intervento artistico nel processo decisionale

La politica culturale mira a garantire che le arti e le discipline umanistiche siano pienamente impegnate nel plasmare il futuro, per garantire che l'empatia, l'immaginazione e la bellezza siano mobilitate per sostenere uno stile di vita sostenibile e di qualità. Di conseguenza, le future misure di sostegno dovrebbero dare la preminenza alla produzione di qualità, dare attenzione all'ambiente e alle persone. Tali misure di sostegno promuoveranno un'offerta digitale culturalmente diversificata (media, tempo libero, istruzione) a sostegno delle coesistenze culturali. Stimoleranno la creazione di reti sociali responsabili.

SCC sono in grado di dare nuova vita al modo in cui percepiamo il nostro mondo, come contrappunto al ragionamento scientifico e tecnico, offrono una dimensione originale nella definizione di una diagnostica e nella progettazione di soluzioni per un mondo più attento. Poiché il progresso non può essere concepito senza considerare la dimensione culturale, e gli artisti e gli operatori culturali dovrebbero essere chiamati a sublimare la salute o la crisi climatica. Non dovrebbero esserci comitati per la pianificazione del futuro senza un intervento artistico. Dopotutto il film di Steven Soderbergh "Contagion", con Matt Damon e Gwyneth Paltrow, oltre a un virus mortale che coinvolge pipistrelli e Cina, ha anticipato un'immagine formidabile dell'umanità nel 2011. Il mondo creativo è il posto migliore per immaginare un mondo migliore, per aumentare la consapevolezza su questioni (a volte difficili da capire) e per responsabilizzare le persone per essere parte della soluzione. I SCC dovrebbero essere incentivati a contribuire a rendere il cambiamento divertente e dare maggiore fiducia alle persone che poi possono partecipare alla risoluzione dei problemi.

Riflettere sullo status sociale degli artisti e degli operatori culturali

Vi è una comprensione insufficiente dello status sociale degli artisti e degli operatori culturali in Europa, nonché del loro diritto alla tutela sociale. Gli artisti sono elementi essenziali nelle società democratiche e libere. La libertà artistica è sempre più minacciata e la pandemia ha messo a nudo le precarie condizioni sociali degli operatori culturali e degli artisti e ha ostacolato la loro possibilità di beneficiare della libera circolazione delle persone o dei programmi di mobilità. La tematica è di attualità poiché si celebra il 40° anniversario della dichiarazione dell'UNESCO sullo status degli artisti [5].

La Commissione Europea ha annunciato il lancio di uno studio comparativo che informerà una discussione intergovernativa nel contesto dell’Open Method of Coordination (OMC).

Incorporare la dimensione culturale nella politica sociale

La crisi è l'occasione per riconsiderare il ruolo della cultura nell'affrontare le questioni sociali.

L'Unione Europea propone un ambizioso programma di ripresa a sostegno dei lavoratori e delle imprese. In questo contesto, il pilastro europeo dei diritti sociali (European Pillar of Social Rights) e la politica sociale dell'UE saranno riesaminati per incorporare la dimensione culturale dell'inclusione sociale. Ciò faciliterebbe il futuro sostegno a progetti guidati dalla cultura con una dimensione di inclusione sociale (FSE +, Horizon Europe, i programmi Invest EU).

L'attuale non riconoscimento delle dimensioni culturali della politica sociale funge da principale ostacolo per un approccio trasversale e intersettoriale all'inclusione sociale. Inoltre, evidenzia la questione più ampia dei compartimenti stagni esistenti tra i settori politici; in particolare tra il pilastro europeo dei diritti sociali e la politica sociale dell'UE, il programma di ripresa ("Next Generation EU") e l'agenda per la cultura.

Questa iniziativa sarebbe anche l'occasione per considerare i diritti sociali di artisti e liberi professionisti all'interno dei SCC.

Adattare le politiche culturali e industriali

Tenere conto di nuovi modelli

Il settore dovrà accelerare la sua trasformazione, in particolare nelle aree della programmazione digitale, se vuole rispondere a nuovi comportamenti culturali e di consumo.

Ad esempio, l'aumento della vendita di cuffie per le realtà virtuali potrebbe essere un effetto a catena della domanda per concerti online ed eventi senza folla che contribuiscono a rimodellare la fornitura di intrattenimento. Chiaramente la crisi stimolerà la digitalizzazione della cultura e accelererà il passaggio al digitale. I SCC richiederanno assistenza per adattarsi a questo cambiamento.

Le future misure di sostegno [6] dovranno tenere conto dei nuovi modelli e tendenze di consumo con l'obiettivo di migliorare l'offerta digitale (vedi in particolare: Creation, Innovation, Promotion – Competitiveness of the European Audiovisual Industry). Questo significa:

  • garantire e monitorare l'attuazione della direttiva sui media audiovisivi (AVMSD) in tutti gli Stati membri per sostenere la diffusione di servizi digitali che promuovono la diversità culturale e una forte offerta culturale rappresentativa delle culture europee locali;
  • incoraggiare una politica della concorrenza incentrata non solo sull'impatto della concentrazione sui prezzi, ma anche sulla scelta dei consumatori e sulla diversità dell'offerta;
  • garantire che le grandi piattaforme digitali internazionali non discriminino i contenuti europei e gli attori indipendenti più piccoli in termini di licenza;
  • integrare considerazioni di politica culturale in termini di competitività e accesso al mercato nelle politiche commerciali e di relazioni esterne dell'UE;
  • garantire che le piattaforme streaming (che beneficiano dell'ecosistema creativo) finanzino la produzione artistica e culturale e sostengano il marketing e la distribuzione della produzione indipendente (produzione che non hanno finanziato). Nel quadro dell'attuazione della direttiva AVMS, il governo francese propone un contributo dal 20 al 25% del fatturato delle piattaforme streaming nel Paese per finanziare produzioni locali / europee (ottobre 2020).

Incoraggiare la collaborazione e la condivisione delle risorse

La concorrenza nei mercati globali digitali richiede scala. Diverse partnership sia all'interno che tra i settori pubblico e privato possono portare un grande vantaggio competitivo aiutando diversi attori a raggiungere la massa critica e incoraggiare l'innovazione incrociata. Inoltre, collaborare può diversificare il panorama dei media, garantendo un'offerta plurale di contenuti al pubblico.

Attingere alle partnership potrebbe significare:

  • investire in progetti ambiziosi e cataloghi di contenuti da alimentare nelle condutture di distribuzione,
  • finanziare campagne di marketing paneuropee e internazionali,
  • mutualizzare i costi tecnici, di licenza e di servizio per migliorare l'offerta ai consumatori e sviluppare la competitività nella gestione dei dati degli utenti,
  • sviluppare servizi lineari in abbonamento paneuropeo o locale;
  • sviluppare relazioni tra media players e società tecnologiche e laboratori di ricerca per consentire alle società AV di fare un uso migliore di algoritmi, intelligenza artificiale e big data nel mirare al pubblico e agli inserzionisti o per facilitare i processi di licenza;
  • incentivare la collaborazione tra la cultura e il mondo scientifico per aumentare la consapevolezza sull'importanza della scienza e sostenere una cultura dell'impegno consapevole e dei fatti.

D'altra parte, la sopravvivenza si baserà anche sull'innovazione, l'adattamento, la flessibilità ... e la “essere piccoli”. Al momento, giganti e luccicanti navi controllano i riflettori. Questi hanno le risorse e l'apparato per gestire pubbliche relazioni. Ma a volte le piccole barche a vela riescono meglio a navigare in acque agitate. Questa dinamica di consolidamento distruttivo avverrà anche nei SCC. Tuttavia, obbligherà gli operatori più piccoli a collaborare e mettere in comune le risorse per esistere. La pandemia sarà l'occasione per riorganizzarsi al di fuori delle tradizionali linee linguistiche o territoriali.

Le istituzioni culturali grandi e ben finanziate dovranno mostrare solidarietà con gli operatori più piccoli (condividendo ad esempio luoghi che sono più facilmente conformi alle regole di distanziamento sociale). I produttori indipendenti dovranno mettere insieme i loro cataloghi di diritti e costruire l'infrastruttura collettivamente per stabilire relazioni dirette al pubblico e costruire strategie per generare calore. Ciò darà loro la possibilità di sfruttare la rete di distribuzione delle piattaforme streaming. Forse, nella "nuova normalità", il pubblico e gli acquirenti diventeranno più connessi alle loro scene locali e un'esperienza condivisa del mondo che crolla violentemente favorirà un approccio più collaborativo.

CONCLUSIONI

I responsabili delle politiche hanno un ruolo importante da svolgere nel sostenere lo sviluppo di una nuova comprensione della politica culturale. È necessario comprendere la natura dell'investimento culturale, la sua importanza e il suo impatto multidimensionale al fine di affrontare un'ampia gamma di obiettivi politici che vanno dalla creazione di posti di lavoro alla risoluzione dei problemi sociali legati alle crisi sanitarie, climatiche e di disuguaglianza, nonché alle sfide tecnologiche che toccano tutti il futuro dell'umanità e dei diritti umani.

La priorità dell'azione dovrebbe essere la sensibilizzazione su:

1. Cultura come investimento di prima necessità (in un momento di grave disagio sociale legato a disuguaglianze, ingiustizie, malinconia ambientale e sanitaria, fake news, razzismo, estremismo religioso o sorveglianza tecnologica).

2. L'impatto multidimensionale dell'investimento culturale

La cultura come investimento di prima necessità perché contribuisce a:

  • Plasmare i valori (in particolare di fronte all'ingegneria tecno-sociale o all'avidità degli affari).
  • Alimentare l'innovazione con la creazione (più human centric).
  • Promuovere la diversità culturale (contro la standardizzazione e il controllo globale).
  • Alimentare i cambiamenti sociali (per affrontare insieme le sfide globali) attraverso l'impegno della comunità che porta a cambiamenti comportamentali e di responsabilizzazione.

L'impatto multidimensionale dell'investimento culturale è legato a:

• Contributo economico dei SCC per sostenere un'economia digitale e creativa in crescita.

• Attrattività territoriale per investimenti, talento, turismo.

• Coesione sociale: comprensione reciproca, empatia, benessere, empowerment.

 

Fonte: Philippe Kern, KEA European Affairs (2020, December 1st). The Impact of COVID-19 on the CCS: Challenges and Future Policies.

 

Philippe Kern è nato a Strasburgo nel 1962. È fondatore e amministratore delegato di KEA European Affairs, un centro di ricerca specializzato nella consulenza a territori e organizzazioni sulla politica culturale dal 1999. È autore di numerosi studi per istituzioni europee e nazionali su cultura, diritto d'autore, cultura e industrie creative, nonché politiche audiovisive, in particolare L'economia della cultura in Europa e L'impatto della cultura sulla creatività.

 

Traduzione di Carla di Grazia

NOTE

[1] Marta Beck-Domżalska (ed.), and Statistical Office of the European Communities. Culture Statistics: 2019

Edition. Luxembourg: Publications Office of the European Union, 2019. https://ec.europa.eu/eurostat/

documents/3217494/10177894/KS-01-19-712-EN-N.pdf/915f828b-daae-1cca-ba54-a87e90d6b68b

[2] Ad esempio Prime Video è collegato a Prime Amazon Delivery Service

[3] Les Echos (2020, October 14) https://www.lesechos.fr/tech-medias/medias/le-cinema-francais-faitplus-

dentrees-que-lan-dernier-1255604

[4] Alice Hancock (2020, October 25), Curzon cinema boss calls for theatres to embrace streaming, The

Financial Times, https://www.ft.com/content/291a4e20-d919-45fc-811c-2dd88f820b93?access-

Token=zwAAAXVllU3Ikc8pGk4g2RlF_NOBHC3Yj4ILkw.MEQCIDN5penPXBJFPtKtVrtSOThnNdHf9_

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[5] UNESCO for the World Congress on the Status of the Artist: “The Artist and Society”, Paris, June 1997

[6] V. in particolare: Creation, Innovation, Promotion – Competitiveness of the European Audiovisual Industry

10–11 September 2019, Conclusions of the Audiovisual Summit organised by the EU Finnish Presidency

ABSTRACT

This article by Philippe Kern, founder and managing director of KEA European Affairs, is an attempt to describe challenges born from this crisis with a view to imagine policies required to enable Cultural and Creative Sectors (CCS) to play a key role in an age that requires more global cooperation, the promotion of cultural diversity as well as solidarity. The reflections, provided in the article, build on the work KEA has been conducting for the Council of Europe since April 2020 and which resulted in a report ‘The impact of the COVID-19 pandemic on the Cultural and Creative Sector‘, updated in November 2020.

 

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