Recupero della memoria e degli archivi per “raccontare un pezzo di storia europea” e “rafforzare la nostra identità comune”; ruolo dell'Europa come punto di riferimento nel mondo ed eredità del Manifesto di Ventotene; i temi "ineludibili" della giustizia, dei diritti umani e della dignità umana; i temi del paesaggio e della sostenibilità ambientale anche nell'ottica del Nuovo Bauhaus europeo. Sono queste alcune delle tematiche affrontate nel corso dell’evento “Dalla memoria il futuro d’Europa: il ruolo della ricerca storica” che si è tenuto sull'isola di Ventotene (LT); tematiche “che ispireranno la progettualità fisica di questo luogo”, come evidenziato dalla Commissaria del Governo per il recupero dell’ex carcere di S.Stefano, Silvia Costa. A un mese esatto dal trasferimento degli archivi di Santo Stefano dal carcere di Cassino, dove erano stati collocati alla chiusura del carcere avvenuta nel 1965, all’Archivio di Latina, dove saranno digitalizzati per essere classificati e resi accessibili, Silvia Costa ha riunito in un incontro di lavoro esperti, responsabili, decisori e studiosi, che hanno preso parte, a titolo diverso, al processo per la ricostruzione del patrimonio archivistico, che sarà lasciato in dotazione al futuro polo culturale di Santo Stefano di Ventotene. 

Silvia Costa: recupero archivi per non perdere memoria europea

“Abbiamo ritenuto necessario lavorare in una logica anche di recupero della memoria, di messa in rete e in ordine di una serie di documenti e archivi sparsi in sedi diverse, dare un senso complessivo ad archivi che riguardano 170 anni di storia. Ci sembrava importante che questa memoria non andasse perduta, c’è l’esigenza di raccontare un pezzo di storia che non è solo locale ed italiana ma anche europea”, ha sottolineato Silvia Costa aprendo l'incontro.

Sassoli: caposaldo della nostra storia comune

“Ventotene e Santo Stefano costituiscono due capisaldi della nostra storia comune, punto di riferimento imprescindibile”. Lo ha detto il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, in un videomessaggio inviato in occasione dell’evento. A seguito di un periodo di abbandono e di degrado, il governo italiano insieme alle istituzioni regionali e locali, ha ricordato Sassoli, “ha deciso di recuperare il complesso architettonico dell’ex carcere di Santo Stefano e di farlo diventare un centro di alta formazione, un polo espositivo e al tempo stesso un luogo di incontro e di scambio per i giovani europei. Il processo di recupero e di digitalizzazione degli archivi dell’ex carcere, a cui Silvia Costa ha dato l’avvio nell’anno in cui si celebrano gli 80 anni del Manifesto di Ventotene, assume un significato particolare: permette attraverso la riscoperta di documenti e testimonianze di rafforzare la nostra identità comune. Di questo abbiamo bisogno oggi, in questa fase storica. Questa iniziativa deve essere fortemente sostenuta”.

Oggi “l’Europa ha di fronte sfide impegnative: serve creare un legame forte, robusto, con le future generazioni. Attraverso questi archivi i giovani potranno riscoprire le proprie radici, aprirsi alla complessità del mondo e rafforzare i valori europei basati su diritti, giustizia, equità. Per impedire negazionismi, amnesie è necessario impegnarsi per una lucida e vigile coscienza storica. Recuperare oggi l’ex carcere di Santo Stefano e valorizzarne la memoria attraverso il recupero degli archivi vuol dire affermare la nostra identità comune”.

Buzzi (Archivi): recupero carte per interpretare quel periodo

“Se il progetto di recupero architettonico dell’ex carcere darà modo di conoscere il luogo dove molte persone patirono la detenzione, così allo stesso modo il recupero delle carte della documentazione archivistica conservate nel carcere di Santo Stefano darà modo di conoscere e di interpretare quel periodo e soprattutto porre le basi per le nuove generazioni per il futuro. Il documento archivistico è infatti di straordinaria importanza per interpretare il passato, senza documenti archivistici non avremmo storia”. Così Anna Maria Buzzi, direttrice generale della Dg Archivi del MiC. Gli archivi, ha aggiunto la Buzzi, “erano diventati per anni la cenerentola dei beni culturali ma ora stanno tornando a nuova luce, e lo stanno facendo perché hanno cominciato ad aprire i loro scrigni al sapere diffuso”. Particolare importanza in questo riveste la digitalizzazione, “su cui c’è un forte impegno del ministro Franceschini; abbiamo digitalizzato già il 41 per cento del patrimonio archivistico, sicuramente c’è molto ancora da fare perché in futuro solo la digitalizzazione potrà evitare il deterioramento delle carte e potrà consentire una migliore fruizione da remoto”.

Bonino: il recupero della memoria è importante

“Il recupero della memoria è un dato importante, formativo, perché se non conosci la memoria non puoi avere un futuro, come disse Sciascia”. Lo ha detto la senatrice Emma Bonino. Diversamente da altri, Emma Bonino si è detta “molto preoccupata” dalla conferenza sull'Europa, soprattutto perché molti Stati membri hanno già detto che ‘i trattati non si cambiano’. “Bisogna fare molta attenzione in modo che sia un’opportunità che prendiamo e non un’opportunità che sprechiamo. A parte il superamento dell’unanimità, è fondamentale che il Parlamento europeo abbiamo una potestà legislativa che non può stare solo nelle mani della Commissione o bloccata dal Consiglio”. 

Pisapia: la memoria serve anche a guardare al futuro

“È molto importante questa capacità di unire il ricordo del passato ma non solo come memoria ma anche come sviluppo e proposte per il futuro. La memoria serve non solo a sapere quello che è accaduto nel passato ma anche a guardare al futuro”, ha sottolineato l’europarlamentare Giuliano Pisapia. “Quando parliamo d’Europa, non dobbiamo dimenticare che l’Europa può dare, deve ricevere da parte degli Stati membri, ma soprattutto deve fare: e in questo periodo l’Europa sta veramente facendo veramente qualche cosa di importante, sta compiendo soprattutto una svolta rispetto al passato sui temi della solidarietà, della giustizia, dello stato di diritto”.

Sindaco Ventotene: finalmente tema memoria diventa centrale

“Finalmente siamo riusciti a mettere al centro del dibattito istituzionale e culturale il tema della memoria. Non può esserci una reale consapevolezza della propria identità culturale senza una ricostruzione della propria memoria. Vale per tutti a cominciare dalla piccola comunità di Ventotene. Per questo negli anni passati abbiamo voluto incentivare e dare risalto al centro di documentazione sul confino”. Così il sindaco di Ventotene, Gerardo Santomauro. “Siamo di fronte a un processo – la sfida del recupero dell’ex carcere di S.Stefano – in cui per la rima volta il contenitore viene definito dal contenuto. Sono moderatamente fiducioso e ottimista di come andranno le cose”, ha aggiunto il primo cittadino.

Ass. Corrado (Lazio): lavoro Costa è straordinaria buona pratica di management

"Il lavoro della Commissaria Costa rappresenta una straordinaria buona pratica di management da cui la classe dirigente del Paese in procinto di attuare il Pnrr dovrebbe attingere a piene mani. E allo stesso modo la Legge che riconosce 'Ventotene come luogo della Memoria', insieme alle altre misure già messe in campo dalla Regione qui a Ventotene sui temi europei, risponde all’esigenza di dare voce alle istanze dei cittadini sull’Europa". Lo evidenzia l'assessora al Turismo della Regione Lazio, Valentina Corrado.

"In questi 80 anni l’isola di Ventotene ha ospitato diverse generazioni volte verso l’orizzonte europeo, ad iniziare dai confinati come Spinelli, Rossi, Colorni ma anche Pertini e Terracini, concludendo con quelle generazioni provenienti da tutte le parti del mondo che dal 1982 animano uno dei seminari internazionali più sfidanti del pianeta: parlo del Seminario di Ventotene tanto voluto da Altiero Spinelli ed attuato dalla Regione Lazio e dall’allora Presidente della Regione Gabriele Panizzi. L’insegnamento che potrebbe essere tratto da questi 80 anni è che l’Europa non è patrimonio unico degli addetti ai lavori e dei movimenti europeistici, a cui va comunque la gratitudine per l’attività benemerita di divulgazione e di sensibilizzazione, ma di tutti i cittadini europei. Questo perché la Storia insegna che l’Europa fa parte del DNA di ognuno di noi. L’Europa è colei che ci ha tirato fuori dalle sabbie mobili economiche ma soprattutto psicologiche della Guerra e se non fosse stato per i nostri Padri Costituenti, ed in particolare per gli autori dell’Articolo 11 della nostra Costituzione, probabilmente oggi la Storia del Paese sarebbe stata diversa e non necessariamente migliore. L’Europa è colei che mediante numerose crisi ci ha consentito di maturare all’interno di un contesto sicuro una crescita solida nel pieno rispetto dei principi democratici".

Moro (MiC): digitale fondamentale per accesso alla memoria

“Il digitale può avere un ruolo fondamentale nel processo di registrazione, elaborazione e accesso alla memoria”. Lo ha detto la direttrice della Digital Library del Ministero della Cultura, Laura Moro. Nel suo intervento (Un metodo per rendere “la memoria” accessibile ai cittadini), la direttrice della Digital Library del MiC ha aggiunto come gli archivi siano in ‘una fase di latenza’ in attesa di essere attivati dagli studiosi. Tuttavia, il lavoro degli studiosi “non basta, ma bisogna consentire l’attivarsi di processi di elaborazione da parte di tutti in considerazione dei percorsi culturali di ciascuno”. In questo senso le tecnologie digitali sono degli importantissimi alleati proprio nelle relazioni che riescono a generare.

“La memoria non è solo la sommatoria di informazioni. La memoria è una facoltà che si esercita per dare un senso contemporaneo ai lasciti del passato. La possibilità di accedere a risorse digitali e creare narrazioni plurime in modo non rivale produce ‘merci cognitive’ che non inducono conflitti e possono essere scambiate all’interno delle comunità ma anche all’esterno per accrescerci senza che questo possa cancellare la fonte dell’informazione. Si abilita la possibilità di scritture plurime contemporanee”.

Oggi abbiamo una sfida, ha spiegato Moro: “Attivare la latenza informativa di repository digitali in percorsi di storia e di memoria. Le tecnologie li abilitano ma non li producano da sole. Le azioni di attivazione della memoria avvengono all’interno delle comunità. Accanto agli specialisti quindi deve crescere una rete di storici e di mediatori culturali che sappiano attivare le comunità locali e internazionali nel trasformare le risorse digitali in risorse culturali. questo è il metodo che il Ministero utilizzerà per avvicinare i cittadini italiani alla propria storia”.

Leodori: lezione di 80 anni fa assolutamente attuale

“A distanza di 80 anni dal Manifesto di Ventotene la lezione di allora è assolutamente attuale. Oggi abbiamo l’esigenza di uscire il più rapidamente possibile dall’emergenza pandemica. Dobbiamo cercare di imparare da quella lezione e guardare in prospettiva al futuro anche come sognatori”. Lo ha detto il vicepresidente della Regione Lazio, Daniele Leodori.

In questo percorso “dobbiamo guardare all’Europa che in questi anni è stata vissuta in modo distante. Questo gap nell’ultimo anno si è un po’ colmato. Per la prima volta i cittadini europei hanno vissuto l’istituzione vicina. Dobbiamo lavorare insieme sulle linee guida che ci proiettino in avanti nel futuro”. Per il vice presidente della Regione Lazio, nell’implementazione del Piano Next Generation Eu occorre puntare alla “modernizzazione del sistema paese, transizione ecologica e digitale e l’inclusione per tenere unita una società che rischia di sfaldarsi a seguito della pandemia”.

Assessore Procida: partire dalla memoria per lanciarsi verso il futuro

“Si parte dalla memoria per lanciarsi verso il futuro”. Lo ha detto Antonio Carannante, Assessore alla riqualificazione di Palazzo d'Avalos ex carcere di Procida - Capitale italiana della Cultura 2022. Per l’Assessore esiste "un'empatia quasi naturale tra Santo Stefano e Palazzo d'Avalos" e “solo prendendo coscienza del bene, si può fare in modo che il bene stesso venga rigenerato”. Questi due esempi, ha aggiunto Carannante, “assurgono a modelli di sviluppo, si parte da una struttura dal grande passato storico che va rigenerato con il contributo della comunità. Di questo modello ne abbiamo fatto il centro del dossier di candidatura alla Capitale della Cultura”. L‘assessore ha sottolineato poi “l’importanza della memoria: portiamo a questo tavolo la nostra esperienza, abbiamo riaperto al pubblico il Palazzo d'Avalos dopo 30 anni partendo dalla comunità, coinvolgendo le associazioni culturali dei giovani. Primo passo per una rigenerazione urbana”.

All'evento sono inoltre intervenuti, fra gli altri, Dieter Schlenker (Direttore Archivio Storico della UE dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze), Anthony Santilli (Direttore Archivio storico del Comune di Ventotene), Gabriele Panizzi (Vice Presidente Istituto Spinelli), Giuliano Pisapia (Parlamentare europeo), Marco Ruotolo (Ordinario Diritto Costituzionale - Università Roma Tre), Piero Graglia (Professore di Storia dell'Integrazione Europea - Università di Milano - Biografo di Altiero Spinelli), Antonio Parenti (Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea). 

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