La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha concesso alla cantante Wilma Goich, al liutologo ed esperto di strumenti ad arco Rossano Aquilanti Pelagalli e alla scultrice Lucilla Gattini, con decorrenza dal 20 maggio 2021, l'assegno straordinario vitalizio previsto dalla cosiddetta “Legge Bacchelli”. 

La Goich è diventata popolare sin dalla sua prima apparizione al Festival di Sanremo del 1965 con il brano “Le colline sono in fiore” che la rese famosa in Italia e in America Latina. Celebre il sodalizio con Edoardo Vianello, diventato suo marito, con il quale fondò il due musicale I Vianella che portò al successo la canzone “Semo gente de borgata” (1972), scritta da Franco Califano. 

Rossano Aquilanti Pelagalli, nativo di San Severino Marche, è uno dei maestri liutologi più apprezzati al mondo. Ha indirizzando molti musicisti italiani nella scelta dello strumento a loro più adatto. Grande esperto di strumenti ad arco ha collaborato nel corso degli anni con le più prestigiose realtà musicali del nostro Paese quali l’Accademia Chigiana di Siena, l’Orchestra Rai del Foro Italico, del Teatro dell’Opera, dell’Accademia e del Conservatorio di Santa Cecilia.

Lucilla Gattini, fiorentina di nascita, fin dall’infanzia ha subito il fascino della scultura, a cui si è dedicata a tempo pieno dal 1971, iniziando come assistente dello scultore Giulio Ciniglia. Nei mesi scorsi aveva lanciato un appello affinché fosse salvata dallo sfratto la sua casa-studio in via Sant’Agostino a Porta a Lucca nella quale produceva le sue creazioni da 50 anni. 

La legge 440 del 1985, nota come “Legge Bacchelli”, prevede che sia riconosciuto un assegno vitalizio in favore di cittadini che, versando in stato di particolare necessità, abbiano illustrato la Patria acquisendo "chiara fama" nei campi delle scienze, delle lettere, delle arti, dell'economia, del lavoro, nel disimpegno di pubblici uffici o di attività svolte ai fini sociali, filantropici, umanitari. La legge fu promulgata per aiutare lo scrittore e critico Riccardo Bacchelli, autore de “Il mulino del Po”, il quale non fece in tempo ad usufruirne dal momento che morì proprio nell’ottobre del 1985.

 

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