“Affrontare il mercato e sfide nuove senza paure e dare impegno a una politica di sostegno a chi è meno protetto”. Sintetizza così il ministro della Cultura, Dario Franceschini, due punti su cui la politica e il settore dell’editoria si devono cimentare nel prossimo periodo. Lo ha fatto nel corso della conferenza sullo stato di salute della lettura e dell’editoria ospitata da Libri Come, la Festa del Libro e della Lettura, prodotta dalla Fondazione Musica per Roma, in corso all’Auditorium di Roma.

Dopo aver ascoltato la voce degli editori, Franceschini ha risposto ad alcune sollecitazioni proponendo alcune ‘idee’ (non proposte, ma idee su cui lavorare) nella convinzione che il percorso verso una legge di sistema sul libro dovrà uscire da un meccanismo partecipato senza dimenticare nessuno. La prima idea è quella di provare “nella Legge di Bilancio a rendere strutturale il fondo per le biblioteche, che stanzia 30 milioni di euro per acquistare nelle librerie di prossimità, che aiuta tutti”. Non convince Franceschini invece la proposta di detrarre le spese di acquisto di libri. “In generale, non metto in cima alle priorità la detrazione fiscale per una ragione ben precisa: la detrazione fiscale avvantaggia chi ha le tasse da pagare, chi è incapiente non ne può beneficiare. Sono piuttosto per andare su aiuti diretti come l’App18”.

Sul sostegno al settore delle traduzioni “si può fare di più incentivando direttamente chi traduce le opere italiane e viceversa” sul modello della legge del cinema. Infine riferimento inevitabile ad Amazon, il gigante del web che fagocita il mercato dell’online. “In questi giorni si sta discutendo anche a livello europeo per tutti i grandi della rete perché è giusto che paghino le tasse nei paesi dove vendono i prodotti. Non si deve tuttavia fare una guerra sulla torta che c’è già, ma si deve provare ad allargare i lettori, ampliare il mercato. L'esempio è Netflix: danneggia il cinema oppure no? Si deve superare questa paura. Il lavoro è di aumentare il numero dei lettori”. L’ultima ‘idea’ del ministro è poi quella di sostenere le librerie indipendenti. “Se mantiene il suo valore di aggregazione sociale va sostenuta. Senza scambiare questa per una promessa, ma se io penso che se c’è un valore sociale nel tenere aperta una libreria, lo Stato non deve chiedergli quasi niente. Se poi questa libreria sta in un luogo marginale, lo Stato deve aiutarti, non chiederti”.

 

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