"Prima dell'emergenza pandemica il comparto dell'intrattenimento, dello spettacolo, dell'arte e della cultura dava lavoro a quasi un milione e mezzo di italiani, producendo un fatturato di oltre 90 miliardi di euro e adesso è in grande difficoltà. Una crisi che non ha risparmiato nessuno: dai bilanci delle principali aziende del settore alle grandi e piccole produzioni cinematografiche; dai teatri ai musei; dalla musica a ogni altra forma di espressione artistica. Un mondo che ha pagato duramente il prezzo sociale ed economico del COVID e che adesso va aiutato e messo in condizione di riscattare i tanti sacrifici di cui si è fatto carico durante l'emergenza". Lo ha detto il presidente del Senato, Elisabetta Casellati, aprendo al Teatro alla Scala di Milano la 73esima edizione del Prix Italia, il concorso internazionale organizzato dalla Rai che premia il meglio delle produzioni internazionali radio, tv e web.

"Rilanciare la cultura significa rilanciare la creatività, il talento, la bellezza di un'Italia che fa sognare, immaginare, emozionare - ha sottolineato Casellati -. Significa ridare energia a quello spirito d'avventura e a quell'entusiasmo con cui, nel 1948, in un Paese lacerato dalla guerra e in grande difficoltà, è nata l'idea di questo concorso internazionale. Quella di unire un pianeta diviso da barriere e diffidenze nel segno di un'arte libera e senza confini, e riscoprire nel linguaggio universale della cultura la strada migliore per crescere insieme. Questo è lo spirito con cui dobbiamo investire nella riapertura dei nostri teatri, dei musei, degli spazi espositivi e ricreativi nel rispetto di un'identità artistica che è parte del nostro DNA e di cui non possiamo più fare a meno". 

"Rilanciare la cultura significa dare una spinta importantissima alla ripresa economica - ha rimarcato Casellati -. Ricordiamoci sempre che l’Italia possiede un patrimonio incredibile di tesori paesaggistici, architettonici, artistici e storici. Risorse che, se valorizzate adeguatamente - anche attraverso l’eco globale dei media - possono dare una spinta eccezionale a tanti settori e comparti produttivi: dal turismo all’artigianato; dalla ristorazione all’accoglienza alberghiera; dalle produzioni legate alle tradizioni dei territori ai più vari servizi alla persona. Ed è proprio su questo tema che il Prix Italia, oggi come allora, ha l'opportunità di giocare ancora una volta un ruolo decisivo. È qui, grazie ai vostri contributi, che possono nascere, infatti, le migliori idee ed i migliori progetti per lavorare insieme a un nuovo rinascimento della cultura e dell’Italia. È qui che si possono creare le migliori sinergie tra arti antiche e moderne tecnologie - tra i media di ieri, come questo storico teatro, e i media di oggi, di cui voi siete la migliore espressione - nel segno della qualità, della creatività e dell'innovazione. Questa è la strada del successo che può premiare il vostro impegno e la vostra passione. Che può restituirci davvero la libertà di vivere le emozioni e la bellezza di un’Italia ancora più forte grazie alla sua storia, alla sua arte, alla sua cultura". 

Il presidente del Senato, ha inoltre ricordato come "radio, televisione e internet rappresentano le autostrade di un sapere sempre più universale e globalizzato. Tecnologie in grado ormai di raggiungere ogni angolo del pianeta, ma anche di condizionarne le principali dinamiche sociali: dalla quotidianità ai grandi processi economici e democratici. Potenzialità che, inevitabilmente, aprono a nuovi interrogativi sul ruolo etico dei media. Ovvero, sulla necessità di accompagnare lo sviluppo di questi fondamentali canali di comunicazione a un loro uso sempre più responsabile e prudente, nel difficile equilibrio tra infodemia, fake news e ridondanza di un'informazione sempre più accessibile, tempestiva e spesso incontrollata". 

In tale prospettiva, ha affermato Casellati, "l'accuratezza delle notizie e la loro corretta divulgazione diventano i principali indici di qualità: tanto nei programmi specializzati quanto in quelli di semplice intrattenimento; tanto nel servizio pubblico quanto nell'editoria privata. È su questi parametri che si misura, infatti, la differenza tra un'informazione che fa 'servizio pubblico e sociale' - divulgando conoscenze, consapevolezze e sicurezze - e una informazione non gestita e discorde che, al contrario, rischia di alimentare confusione, incertezze e instabilità. Come è avvenuto, ad esempio, in questo terribile anno di pandemia e isolamento con un affollamento mediatico di esperti e virologi, che hanno detto tutto e il contrario di tutto su pretese basi scientifiche e che, nella loro contraddittorietà, hanno finito con l’alimentare il 'fai da te' dei cittadini".

"E così pure nella complessa campagna vaccinale che stiamo affrontando su scala mondiale. Un'opportunità per liberarci dall'incubo del COVID che ha invece rischiato di essere gravemente compromessa da notizie che, specie per i toni allarmistici con cui spesso venivano divulgate, hanno provocato dubbi e paure, condizionando persino, in molti casi, la scelta di non vaccinarsi. Ecco, quindi -  ha concluso Casellati -, che chiedersi quale dovrà essere il ruolo dei media nella 'ricostruzione della cultura' in una società che riparte dopo la pandemia deve essere soprattutto occasione per riflettere su come gestire al meglio, con prudenza e responsabilità, queste grandi potenzialità comunicative e il loro impatto sociale".

 

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