Dopo Torino Creativa e la prima riflessione strutturale sulla scena dei centri di produzione culturale indipendente, l’ Associazione per il Circuito dei GAI - Giovani Artisti Italiani continua il lavoro nella promozione di ricerche che – potremmo dire quasi in maniera pioneristica – gettano un riflettore analitico sul magmatico mondo delle Arti Contemporanee in Italia. In partnership con la Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura, e sempre sotto il coordinamento scientifico del professor Enrico Bertacchini (stavolta in tandem con Paola Borrione), i due enti hanno dato vita per la prima volta nel nostro paese a una ricerca sull’evoluzione dei percorsi professionali in ambito artistico con la pubblicazione Arte al Futuro. Indagine sulle carriere artistiche emergenti e la produzione culturale indipendente in Italia. Sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, il progetto, è stato presentato in diretta Facebook, venerdì 4 giugno, in un incontro coordinato da Luigi Ratclif, Segretario Generale dell’Associazione GAI, nel quale i due ricercatori hanno presentato gli esiti della ricerca e – insieme ad un ricco parterre di esperti – hanno evidenziato delle dinamiche che caratterizzano le comunità creative italiane in tutta l’articolazione della filiera: dalla formazione al lavoro nella professione artistica.

COME SI DIVENTA ARTISTE/I

Il lavoro presentato nel libro “Arte al Futuro” è di assoluta importanza perché – per la prima volta nel contesto nazionale – cerca di comprendere e definire sistemicamente cosa sono le carriere artistiche, come si formano e si sviluppano (in maniera singola e organizzata), e come queste interagiscono con la dimensione urbana.

Muovendosi tra diversi livelli di riflessione, Paola Borrione, presidente della Fondazione Santagata, ed Enrico Bertacchini, economista della cultura dell’Università di Torino, hanno approfondito le modalità con le quale le varie scene artistiche emergenti e la produzione culturale indipendente si articolano a partire da tre principali dimensioni analitiche:

  1. trasformazioni nel ruolo e nelle carriere delle professioni artistiche e culturali
  2. nuove forme organizzative e modelli di produzione culturale e artistica
  3. ruolo degli artisti e dei centri nelle trasformazioni urbane

In questo senso, lo studio affonda lo sguardo nell’analisi delle potenzialità del sistema formativo in ambito artistico, le opportunità e le fragilità nello sviluppo dei percorsi professionali collegati e il ruolo di tali professionisti all’interno di un quadro più largo: quello dei centri culturali indipendenti. Questi ultimi sono visti come contesto da attenzionare, anello di congiunzione tra la formazione e l’avvio delle carriere, palestra per la sperimentazione di pratiche e modelli che andranno poi a innovare i sistemi mainstream della cultura. Viene focalizzata la fascia di professionisti appartenenti alla scena under 35, anche se è stato mantenuto uno sguardo più ampio e di tipo comparativo nel confronto tra carriere emergenti e quelle già mature ed affermate.

La presentazione dei risultati è stata preceduta dall’intervento di Marco Alessandro Giusta, Presidente Giovani Artisti Italiani nonché Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Torino, che ha parlato di centri culturali indipendenti come frutto dei processi di rigenerazione di spazi sociali innescati dai bisogni specifici di artisti e artiste, tra cui nuove modalità di vivere la comunità.

Una dimensione sociale prima che culturale di cui tutti parlano, soprattutto quando si prospettano nuove rinascite economiche e urbanistiche, ma che in pochi conoscono anche solo in maniera ragionevole. Un gap di conoscenza al quale lo studio contribuisce non solo in maniera significativa dal punto di vista quantitativo con dati provenienti (con le dovute differenze) da nord a sud, ma anche da quello metodologico, intercettando una lacuna già evidenziata da diversi livelli istituzionali, tra i quali anche il MIUR - Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Borrione ha ricostruito un quadro teorico ed empirico all’interno dei quali si è mossa l’indagine, illustrando prima la presenza e varietà di ricerche concentrate sui singoli settori artistici e, successivamente, evidenziando la mancanza di un approfondimento esaustivo e allargato ai vari settori della produzione culturale su scala nazionale. Se il lavoro svolto rappresenta, quindi, una delle prime ricognizioni sistematiche nazionali, è anche vero che rappresenta – secondo gli stessi promotori – un primo passo verso un auspicabile monitoraggio continuativo dell’ecosistema artistico e culturale, necessario per offrire una base tecnica ed empirica a sostegno delle policy culturali.

In questo senso Arianna Spigolon, Responsabile della Missione “Sviluppare Competenze - Obiettivo Cultura” della Compagnia di San Paolo, ha sottolineato l’importanza dei dati e del dialogo fra gli attori presenti all’interno del sistema per la sua interpretazione e sostegno. La ricerca, definita come strumento essenziale, offre molti nodi su cui concentrare le forze per un’alleanza costruita e da costruire, fondata sulle competenze e sulla valorizzazione di tutti i soggetti della filiera artistica e culturale.

INTUIZIONI INIZIALI ED ESITI

L’intuizione iniziale, racconta da Bertacchini, è stata presupporre che le professioni artistiche siano più fragili e instabili rispetto ad altri settori, e quindi era necessario capire come tali traiettorie si originassero, evolvessero e si concretizzassero. Nel bene, o più spesso - ahinoi - nel male. I punti di partenza della ricerca sono poi stati ampliati prendendo in considerazione le numerose variabili che delimitano e definiscono quotidianamente una comunità di per sé in perenne trasformazione. La difficoltà di definire qualcosa che è più legato alla dimensione immateriale del talento che a quella pratica dei numeri, infatti, si incontra anche con l’evoluzione dei linguaggi artistici e delle modalità con le quali questi vengono creati, la naturale propensione delle arti verso una multidisciplinarietà, l’iper-mobilità degli individui nella contemporaneità, l’imprenditorialità che volente o nolente sta ridefinendo il ruolo sociale e la professione degli artisti a causa dell’innesco di dinamiche di tipo capitalistico nei settori culturali e il conseguente decremento dell’investimento pubblico in cultura.

In oltre 18 mesi di osservazione dei percorsi di formazione della comunità artistica italiana, il questionario diffuso online ha raccolto 465 risposte valide, mentre quello sulle carriere artistiche emergenti condotto in tre mesi del 2020 ha portato allo studio di 326 questionari. La parte relativa ai centri indipendenti ha visto l’osservazione di 14 realtà distribuite su tutto il territorio nazionale, a partire da interviste di tipo qualitativo per casi-studio individuati attraverso la segnalazione di attori privilegiati e della rete delle Città del GAI sulle scene artistiche dei territori.

Come è preventivabile immaginare, i risultati sono innumerevoli e molto approfonditi per essere anche minimamente riportati in maniera esaustiva in un articolo di sintesi. Quindi non resta che invitare alla lettura. Tra le considerazioni finali, tuttavia, troviamo delle sorprese non da poco come, per esempio: l’efficacia delle istituzioni formative nel sostenere lo sviluppo delle tecniche artistiche e della capacità critica ma non delle competenze tecnologiche e imprenditoriali, percepite molto importanti a inizio carriera; la crescita del reddito con gli anni di carriera, elemento che smentisce la teoria secondo la quale più si è giovani e più si è creativi; il ruolo dei centri culturali indipendenti come luoghi di incubazione e spazi di imprenditorialità artistica fuori dai circuiti tradizionali.

IL CONFRONTO E LO SCAMBIO

La condivisione dei risultati del rapporto si è arricchita di stimoli offerti da figure di primo piano del mondo della sociologia e dell’economia della cultura, come il prof. Michele Trimarchi dell’Università degli Studi di Catanzaro, ma anche da addetti ai lavori appartenenti alla comunità artistica, rappresentati nella presentazione da Olga Gambari, Direttrice artistica di Paratissima e di NESXT - Independent Art Network. I due ospiti, oltre a offrire il loro punto di vista ed esperienza, hanno sono stati conivolti insieme con Vincenzo Estremo, Bertram Niessen, Antonio Taormina, nella realizzazione del sesto capitolo della ricerca, dove – in maniera differente – hanno declinato la propria interpretazione del rapporto arte- lavoro.

La versione digitale della ricerca è gratuitamente scaricabile nei siti dei due enti promotori, il GAI - Giovani Artisti Italiani e la Fondazione Santagata, oppure è acquistabile in versione cartacea online su Amazon.

 

Elena Baldo, laureata in Economia del Turismo presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, ora laureanda in Economia della Cultura all’Università di Torino. Internship presso Fondazione per la Cultura dove si occupa del progetto ContemporaryArt Torino Piemonte. Ha lavorato presso PromoTurismo FVG, l’ente di promozione turistica del Friuli Venezia Giulia. Membro dell’associazione di consulenza Culturit Torino e attivista presso CambiaModa, scrive per The Journal of Cultural Heritage Crimes.

Giangavino Pazzola, Ph.D. in Urban and Cultural Studies al Politecnico di Torino, dal 2018 è associate curator a CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia dove ha in carico il programma europeo FUTURES Photography per i giovani artisti e ha co-curato diverse mostre, tra le quali, WoMan Ray. Le seduzioni della fotografia e 1969. Olivetti Forme et recherche. È membro del Board di curatori della fiera The Phair (2019). Nel 2020 ha inoltre curato le mostre “Quì c’è un mondo fantastico. Sguardi contemporanei sugli archivi del MuseoMontagna” e “Valeria Cherchi. Anatomia del silenzio” alla Fondazione Nivola di Orani.

ABSTRACT

The arts field can be difficult to understand for policy makers but even for people who study and work in it. GAI - Giovani Artisti Italiani and Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura have conducted an integrated research on the Italian “arts supply chain”, focusing on the under 35 scene and analysing arts education, professional careers, and the role of independent cultural centres. The outcomes of the research have been published in the book “Arte al Futuro”, which can be downloaded for free, and have been presented in a Facebook webinar on 4th June.

Their work has been sponsored by Compagnia di San Paolo Foundation.

 

 

 

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