L’attività di ricerca della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali è costantemente animata da un approccio propositivo, con il quale intendiamo contribuire al dibattito e all’innovazione nel campo delle politiche culturali.

L’emergenza sanitaria ha generato conseguenze drammatiche senza precedenti e di fronte alle quali è stato fin da principio difficile trovare forze e metodi di reazione.

Abbiamo quindi ritenuto importante tentare di analizzare la situazione, individuare percorsi sostenibili e unirci alla comunità internazionale di operatori e studiosi, per riflettere insieme su impatti e possibili scenari conseguenti all’emergenza sanitaria.

La ricerca Musei Invisibili, condotta dagli esperti della Fondazione da marzo a ottobre 2020, ha fornito risposte che rappresentano un significativo stimolo verso una maggiore valorizzazione dei musei periferici e del patrimonio locale e suggeriscono un rafforzamento della collaborazione tra ministeri, enti di ogni livello, stakeholders e comunità. Ha messo in luce quanto la pandemia abbia accelerato profondi cambiamenti culturali e tecnologici, che impongono ora nuove figure professionali, maggiori investimenti ed una più consistente e diffusa competenza digitale. Emerge il bisogno di un coinvolgimento più empatico e inclusivo, attraverso nuove esperienze museali, e anche questa domanda va compresa e deve trovare le risposte più adeguate, in un settore che, per poter ripartire e crescere in modo costante e sostenibile, deve sapersi adeguare al presente e compiere quei cambiamenti, talvolta radicali, già necessari da tempo.

LA RICERCA

Il dramma della pandemia e l'improvvisa e totale chiusura di quasi tutti i musei del mondo hanno scatenato una risposta immediata nella comunità culturale internazionale.  Diverse istituzioni e singoli studiosi hanno prontamente promosso indagini sull'impatto della pandemia sul settore dei beni culturali. Fin dai primi momenti, è apparso infatti essenziale indagare e valutare il presente, cercando di capire i possibili scenari futuri.

Gli studi e le indagini di ICOM (https://icom.museum/en/covid-19/surveys-and-data/survey-museums-and-museum-professionals/), NEMO (https://www.ne-mo.org/news/article/nemo/nemo-report-on-the-impact-of-covid-19-on-museums-in-europe.html), OECD (https://www.oecd.org/coronavirus/policy-responses/culture-shock-covid-19-and-the-cultural-and-creative-sectors-08da9e0e/), IDEA Consult et al. (https://www.europarl.europa.eu/thinktank/en/document.html?reference=IPOL_STU(2021)652242) hanno offerto in tal senso dati, riflessioni e spunti cruciali.

Fin dai primi giorni del lockdown, la Fondazione ha ritenuto importante riflettere anche sul sentimento percepito dai professionisti museali italiani in merito alla situazione che stavano vivendo e alle sue conseguenze. Era necessario porsi domande come quelle suggerite da Andrea Jones (http://www.peakexperiencelab.com/blog/2020/3/25/empathetic-audience-engagement-during-the-apocalypse) tra cui: chi siamo ora che non abbiamo visitatori? Quali sono e quali saranno i bisogni del nostro pubblico?

Dal 20 marzo al 18 maggio 2020 sono stati raccolti, classificati e analizzati circa 200 contributi, articoli, saggi, studi, webinar, linee guida e rapporti che descrivono i possibili effetti della pandemia sul settore museale. Grazie a tale analisi abbiamo identificato 353 possibili effetti dell'emergenza sanitaria, suddivisi per aree tematiche: culturale, economica, sociale e logistica. Gli effetti attesi sono stati suddivisi in otto temi:

  • Organizzazione e finanze
  • Fruizione e accessibilità
  • Sicurezza di persone e cose
  • Risorse Umane
  • Cura delle collezioni
  • Comunicazione, fruizione digitale e social media
  • Rapporti con il pubblico: coinvolgimento, educazione, valorizzazione
  • Rapporti con il territorio e con gli stakeholder.

Il principale ambito di impatto atteso a seguito della pandemia, tra quelli individuati nella letteratura, interessa il tema della comunicazione dei musei con il loro pubblico e della loro fruizione digitale. L'accesso digitale e le attività sui social media hanno infatti rappresentato, per molti musei, una novità radicale. Come emerso dalle statistiche Istat della fine del 2018 (https://www.istat.it/it/files/2019/12/LItalia-dei-musei_2018.pdf), in Italia solo un museo su dieci aveva effettuato la catalogazione digitale del patrimonio posseduto, solo la metà delle strutture censite metteva a disposizione almeno un dispositivo digitale o multimediali, tecnologia QR Code o percorsi di realtà aumentata. Sempre alla fine del 2018, solo la metà degli istituti aveva un proprio sito web o un account sui più importanti social media; appena un museo su dieci, infine, offriva la possibilità di una visita virtuale.

Tra i temi più presenti nella letteratura analizzata, hanno generato grande preoccupazione anche le future risorse economiche dei musei soprattutto per quelle istituzioni che non potevano contare su finanziamenti pubblici o regolari.

Dalla analisi dei 353 effetti di cambiamento emersi, abbiamo selezionato 32 possibili conseguenze dell'emergenza sanitaria: quelle più frequentemente descritte in letteratura come capaci di produrre importanti cambiamenti per il futuro sul settore museale.

Nel mese di luglio 2020 la Fondazione ha realizzato un'indagine con un questionario online. Le 32 possibili conseguenze del Covid-19 sono state suddivise in quattro sezioni tematiche, da otto effetti ciascuna. Si è richiesto ai rispondenti di indicare quanto ritenessero probabile il verificarsi di ciascuno degli effetti elencati (1=Per nulla probabile, 2=Poco probabile, 3=Probabile, 4=Molto probabile).

Per ogni effetto, si sono quindi proposti otto possibili interventi o azioni per ciascuna sezione tematica. È stato chiesto agli intervistati quali interventi ritenessero più rilevanti, fino a un massimo di quattro su otto.

L'obiettivo dell'indagine era individuare la probabilità percepita in merito ai vari possibili effetti di Covid-19 sui musei e l'importanza data dagli intervistati alle conseguenze di questi effetti.

Tra i più probabili cambiamenti attesi, prevale la preoccupazione per le risorse economiche, seguita dalla convinzione che le misure di allontanamento favoriranno i luoghi all'aperto e i siti meno affollati. Le risposte indicano con grande probabilità la creazione, da parte dei musei, di nuove strategie e nuove forme di esperienze culturali, capaci di valorizzare il patrimonio locale e di coinvolgere in modo più empatico visitatori e cittadini.

Gli intervistati hanno valutato alcuni effetti particolarmente rilevanti. La maggior parte dei consensi è orientata agli interventi sul personale e sugli addetti: le risorse umane vanno aumentate, gestite in modo innovativo e formate per rispondere alle nuove esigenze digitali. L'altro contesto in cui appare più significativo intervenire è il territorio, offrendo la possibilità di riscoprire e rafforzare le relazioni locali.

Il passo successivo della ricerca ha portato ad associare i valori relativi alla probabilità a quelli assegnati alla rilevanza, e ha permesso di generare una matrice di rischio che mostra quali interventi siano ritenuti prioritari dai professionisti museali intervistati. Le priorità percepite sono state quindi ordinate in una graduatoria, che si presenta come un utile strumento di riflessione, per indirizzare le scelte future e programmare gli interventi più urgenti per la ripresa delle attività e per il futuro dei musei in Italia.

Immagine 1 – Le prime dieci priorità per i musei italiani

Il profilo che emerge dalla graduatoria delle priorità mostra tre direzioni principali:

1. un rinnovato senso del territorio, soprattutto quello delle aree più periferiche e meno frequentate, con la necessità di ristabilire i legami con gli stakeholder, di rinvigorire le collaborazioni tra istituzioni di ricerca e di formazione, di promuovere il patrimonio locale;

2. la consapevolezza che le risorse umane e gli strumenti di gestione devono essere orientati a soddisfare le nuove esigenze, e a governare i cambiamenti in modo da produrre contenuti che non potranno essere gli stessi di prima della pandemia, anche in un futuro non lontano di completo recupero dell'accessibilità fisica;

3. un nuovo e diverso senso del pubblico, che richiede empatia e rappresenta anche le richieste delle comunità più vicine: un pubblico tendenzialmente composto da residenti, più interessati a sviluppare con i musei un discorso continuo e sostenuto che non a visite rapide e una tantum.

Una lettura del fondo della graduatoria ci permette anche di riflettere su alcuni orientamenti interessanti. In Italia c'è ancora poca familiarità con la possibilità che i contenuti digitali possano generare nuove forme di reddito per i musei e forse è ancora troppo presto per i musei per costruire memorie e documentare l'esperienza Covid-19.

L'operatività diretta della pubblica amministrazione incontra poco consenso e c'è poca propensione all'interdisciplinarità, intesa come apertura a mediatori provenienti dal mondo dello spettacolo dal vivo.

Un dato che ha generato una certa preoccupazione riguarda la priorità Prestare attenzione ai visitatori con esigenze speciali che si colloca solo al 23° posto. In tempi di crisi il rischio di dimenticare le persone con fragilità o le minoranze si conferma quindi molto alto, come previsto da Andrew Plumley già il 2 aprile del 2020 (https://www.aam-us.org/2020/04/02/museums-and-equity-in-times-of-crisis).

Se tuttavia analizziamo chi tra gli intervistati ha dato maggiore importanza a questa priorità, scopriamo che per i più giovani, nella fascia 21-30 anni, è più rilevante che per i gli intervistati più anziani.

Al culmine della seconda ondata della pandemia in Italia, tra settembre e novembre 2020, alcuni osservatori del settore museale hanno aggiornato gli studi che avevano realizzato in primavera. I risultati confermano la validità di quanto emerso attraverso il sondaggio promosso dalla Fondazione tra gli esperti italiani.

(https://www.fondazionescuolapatrimonio.it/ricerca/musei-in-visibili-covid-19/)

UNA PROSPETTIVA INTERNAZIONALE

Immagine 2 - Lastra dipinta con danza a mani allacciate, Tomba delle danzatrici da Ruvo di Puglia, seconda metà del IV sec.a.C. [©MiC - Museo Archeologico Nazionale di Napoli]

La conferenza organizzata il 7 giugno 2021 dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali, dal titolo Visions and perspectives for museums and cultural institutions: six studies towards a new normal, ha permesso di aprire la ricerca della Fondazione ad uno sguardo internazionale e ha unito studiosi e professionisti nel comune obiettivo di lavorare insieme al fine di costruire una nuova normalità per la vita dei musei e degli istituti culturali, hanno partecipato: Andrea Jones, Associate Director of Education – Smithsonian’s Anacostia Community Museum, Peter Keller, Director-General – ICOM International Council of Museums, Elizabeth Rosenberg, Project Officer – NEMO Network of European Museum Organisations, Pierluigi Sacco, Senior Advisor, Ekaterina Travkina, Coordinator Culture, Creative Industries and Local Development – OECD Organisation for Economic Co-operation and Development e Martina Fraioli, IDEA Consult, Analyst and co-author of the study “Cultural and creative sectors in post-COVID-19.

(https://www.fondazionescuolapatrimonio.it/evento/visions-and-perspectives-for-museums-and-cultural-institutions-six-studies-towards-a-new-normal/)

La registrazione della conferenza è disponibile integralmente sulla piattaforma di elearning della fondazione, iscrivendosi gratuitamente a fad.fondazionescuolapatrimonio.it

L’immagine che ha accompagnato la conferenza mostra una danza a mani allacciate, è un richiamo alla danza di Teseo e al filo rosso di Arianna legato ai polsi dei danzatori per uscire dal labirinto. L’evento è nato infatti dalla convinzione che solo unendo le forze sarà possibile uscire da questo drammatico periodo; restare uniti permetterà ai danzatori, ai musei e agli istituti culturali, di ritornare alla luce, più forti e più maturi di prima, verso una nuova normalità, ancora più feconda di conoscenze e inclusiva per tutta la comunità.

RICERCA

Ideazione e coordinamento:

Annalisa Cicerchia, Marcello Minuti

Gruppo di lavoro:

Cristina Miedico (responsabile)

Carlotta Brovadan, Martina De Luca, Paola d’Orsi, Francesca Neri, Marzia Piccinino

RAPPORTO FINALE

Testi a cura di:

Annalisa Cicerchia e Cristina Miedico

ABSTRACT

The pandemic and the consequent total closure of nearly all the museums in the world triggered an immediate response in the international cultural community. Since the earliest days of the lockdown, the Fondazione collected, classified and analyzed about 200 contributions, articles, essays, studies, webinars, guidelines and reports describing the possible effects of the pandemic on the museum sector. From the analysis of the 200 contributions, we identified 353 possible effects of the health emergency, broken down by thematic areas. From the scoping research we selected 32 possible effects of the health emergency: those most frequently described in the literature as capable of producing important changes for the future on the museum sector. In the month of July 2020, the Fondazione carried out a survey with an online questionnaire. The aim of the survey was investigating the experts’ perception of the likelihood of various possible effects of Covid-19 on the museums and the importance of the consequences of these effects.

 

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