Una situazione a livello globale “leggermente peggiorata” rispetto all’autunno 2020 con “dati allarmanti” sulla condizione dei lavoratori e il passaggio ai contenuti digitali che prosegue su vasta scala: è la fotografia scattata da ICOM - la principale organizzazione internazionale non governativa che rappresenta i musei e i suoi professionisti - nella sua ultima indagine sul settore museale a un anno e mezzo dall’inizio della pandemia. Il rapporto fa seguito ad altre due indagini condotte da ICOM: la prima, più di un anno fa, presentava una situazione disastrosa per musei e professionisti museali di tutto il mondo con quasi il 95% delle istituzioni costrette a chiudere, mentre la seconda, condotta nell’autunno 2020, ha presentato una situazione molto più varia per i musei, con forti differenze regionali in termini di apertura e impatto economico.

VERSO UNA TRANSIZIONE DIGITALE

Il passaggio ai contenuti digitali dei musei nel mondo è proseguito su vasta scala e quelli che fanno affidamento principalmente su fondi privati ​​o redditi da lavoro hanno mostrato un maggiore impulso in questo campo. Nel raggiungere il loro pubblico a distanza, i grandi musei - si legge nel rapporto - sono meglio attrezzati di quelli piccoli e medi, che hanno bisogno di un supporto adeguato nella loro transizione digitale attraverso lo sviluppo di risorse umane e finanziarie, oltre a competenze specifiche.

UN MUSEO SU DIECI COSTRETTO A LICENZIARE

A preoccupare maggiormente è la condizione dei lavoratori: le seconde ondate della pandemia e i conseguenti lockdown hanno infatti portato a una ridotta presenza di personale nei musei nel mondo e ad un aumento delle misure economiche che “andranno a incidere negativamente sulla stabilità finanziaria dei professionisti museali”. In particolare, la percentuale di chi dichiara il licenziamento di dipendenti è aumentata costantemente dal 5,8% di maggio 2020 al 9,6% di un anno dopo. Ciò significa che quasi uno su dieci dei musei che hanno partecipato all’indagine ha dovuto licenziare membri del personale a causa della crisi.

CRITICA LA SITUAZIONE DEI LIBERI PROFESSIONISTI

Resta critica anche la situazione per i liberi professionisti che lavorano nei musei di tutto il mondo. Nello specifico, il 15% dei partecipanti ha dichiarato di essere stato licenziato a causa della pandemia, il 5% in meno dalla primavera 2020 “ma comunque un numero allarmante”, rileva ICOM. Seguendo l'evoluzione dei tre rapporti, si osserva una forte diminuzione della percentuale di lavoro museale sul reddito totale dei liberi professionisti. È scesa dal 56,9% al 32,5% la percentuale di lavoratori per i quali la consulenza per i musei è pari almeno al 50% del proprio reddito. “Senza un adeguato supporto al settore - sottolinea ICOM - c’è il rischio concreto di perdere professionisti altamente qualificati e specializzati”.

IL 4% RISCHIA DI CHIUDERE DEFINITIVAMENTE

La percentuale di musei nel mondo che rischiano la chiusura definitiva è scesa dal 12,9% al 4,1%.“Tuttavia - rileva ICOM - senza adeguate misure di sostegno finanziario, la pandemia avrà ancora importanti ripercussioni in termini di ridotta capacità operativa, colpendo orari di apertura, mostre e programmi pubblici. Ciò avrà ulteriori conseguenze negative sull'accesso alla cultura e, in definitiva, sul benessere delle comunità”. I musei - sottolinea ICOM - stanno lottando per adattare i loro modelli di business a questa situazione di emergenza e hanno bisogno di aiuto per sviluppare le competenze necessarie per farlo: la maggioranza dei partecipanti, il 59,1%, ha risposto di non aver sperimentato nuove fonti di reddito, soprattutto musei di piccole e medie dimensioni.

 

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