Anche in vista dell’implementazione del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) - che assegna importanti risorse alla digitalizzazione del patrimonio culturale -, la Digital Library del Ministero della Cultura sta mettendo a punto la cornice entro cui chi lavora nel settore culturale pubblico dovrà operare muovendosi nella dimensione digitale di conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio. In un’intervista ad AgCult, la direttrice dell’Istituto Centrale per la Digitalizzazione del Patrimonio Culturale - Digital Library, Laura Moro, spiega che questo lavoro serve per arrivare alla stesura del Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale (PND) che sarà “lo strumento attraverso cui tutte le politiche del ministero sulla digitalizzazione del patrimonio culturale troveranno attuazione”. 

Per arrivare a questo risultato, sono stati messi  punto diversi tavoli tecnici, ciascuno con la sua specificità tematica, composti da esperti in materia, dirigenti, funzionari, professionisti che lavorano presso e con gli Istituti e gli uffici del MiC. Per la direttrice Moro, ​​il Piano Nazionale per la digitalizzazione vuole essere in sostanza la “costruzione di un framework all’interno del quale si possa effettivamente costituire un ecosistema digitale della cultura interconnesso”. La digital Library, spiega, “ha il Pnd tra i suoi obiettivi costitutivi. Il digitale non funziona senza pianificazione, funziona se si attiva una rete che mette in connessione i nodi. Affinché si crei una rete efficiente ed efficace è necessario un contesto, c’è bisogno di regole che sono più complesse di quelle dei sistemi amministrativi, burocratici e gerarchici. Le regole delle reti devono essere condivise, in grado di abilitare ciascun nodo della rete a svolgere la sua funzione e capaci di potenziare i contributi che ciascun nodo della rete dà”. 

Bisogna pertanto mettersi d’accordo sui principi e sulle metodologie per far funzionare questo strumento digitale. La governance, aggiunge Moro, “si costruisce insieme agli attori. Per questo abbiamo attivato la rete dei tavoli tecnici con il compito di costruire questo framework insieme a chi poi avrà la responsabilità di gestire, conservare e valorizzare il patrimonio culturale anche attraverso il digitale. Abbiamo avviato i tavoli prima di tutto all’interno del MiC che non è un’entità monolitica ma piuttosto una rete articolata fatta da più di 700 uffici disseminati su tutto il territorio nazionale. C’è quindi bisogno di trovare innanzitutto una sintonia interna e solo allora apriremo questi tavoli agli altri portatori di interessi. Abbiamo cominciato ad affrontare i temi non per rilevanza ma per urgenza, in ordine di ‘apparizione’”.

I TAVOLI

Al momento sono stati quindi già attivati due tavoli. “Si è partiti dai criteri, metodi e standard per la digitalizzazione intesa inizialmente come riproduzione di un bene da analogico a digitale. L’obiettivo è governare le relazioni che il patrimonio informativo genera nella rete e questo si può fare solo se i dati vengono acquisiti in modo corretto. Anche per essere preparati in vista del Pnrr che prevede un forte incremento delle attività di digitalizzazione”. 

Il secondo tavolo ‘in ordine di apparizione’ è quello dei criteri per la circolazione dei dati e delle immagini dei beni culturali. La normativa è in continua evoluzione sempre più orientata al riuso dei dati anche di musei, archivi e biblioteche. Si sta facendo un passo avanti rispetto alla semplice trasparenza. “C’è il tema del riuso dei dati della conoscenza. Noi siamo affinché la cultura circoli, ma visto che si tratta di un patrimonio informativo pubblico deve essere trattato come tale, quindi dobbiamo fare in modo che sia a disposizione di tutti con regole molto precise uguali e universali senza che si possano creare posizioni dominanti da parte di chi ha le tecnologie”. C’è poi il tema molto dibattuto “del riutilizzo delle immagini: abbiamo scelto di affrontare questo tema nei tavoli in modo pragmatico e operativo e non ideologico. Abbiamo un quadro normativo che va applicato nel modo più intelligente possibile”. 

C’è poi il tavolo sugli Open Data e quello della migrazione delle informazioni in cloud. Poi quello più squisitamente culturale. Che cosa significa avere il digitale non come strumento ma come ambiente? Il digitale amplia o cambia la visione del patrimonio culturale? Che tipo di visione di patrimonio vogliamo consegnare alle prossime generazioni? “Non stiamo facendo una mera trasposizione di un dato da analogico a digitale. Stiamo creando una visione di patrimonio culturale. Quando le risorse digitali stanno nella rete acquisiscono una loro capacità e potenzialità di creare relazioni che generano nuova conoscenza che influiscono su una visione del patrimonio culturale stesso”.

Ci sarà poi il tema della governance e di come rendere sostenibile tutto questo nel tempo. E infine un altro tema che sarà una parte essenziale del Piano nazionale: quali servizi verranno realizzati a partire da questo patrimonio informativo che sempre più sarà a disposizione nella rete? “Il tema dei servizi è centrale - spiega la direttrice della Digital Library -. Dobbiamo evolvere l’idea stessa di servizi, dobbiamo pensare qualcosa che non c’è, non solo migliorare quello che già stiamo facendo. Dobbiamo creare forme totalmente nuove di fruizione del patrimonio culturale. Già la realtà virtuale ha aperto una grande frontiera, ora cerchiamo di capire quali sono le altre frontiere da esplorare”.

 

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