Al Ministero della Cultura, e in generale in tutta la Pubblica Amministrazione, “esiste un deficit occupazionale strutturale e il concorso è lo strumento cardine, più efficace e più opportuno, per colmare il fabbisogno che la pandemia ha ulteriormente acuito. Tanto più che ora, grazie alle modifiche introdotte dal Governo Draghi, si può fare anche in pochi mesi. Mi fa piacere quindi, dopo il necessario stop causato dal lockdown, che si sia riaperta la possibilità di tornare a svolgere i concorsi in presenza. E’ un segnale importante per la ripartenza del Paese”. Lo ha detto ad AgCult il presidente di Formez PA ed ex ministro per i Beni culturali, Alberto Bonisoli, commentando l’imminente prova del concorso che mercoledì riprenderà l’iter di selezione di 1.052 assistenti alla fruizione nei musei statali italiani. Un concorso che fu proprio Bonisoli da ministro della Cultura a bandire. Peraltro, "a sottolineare l’importanza del concorso, come strumento per l’ingresso nella Pubblica amministrazione - ha aggiunto l'ex ministro -, è la nostra Costituzione, esattamente all’articolo 97". Da responsabile della Cultura nel Governo Conte I, “ho notato quante poche persone ci siano nella pubblica amministrazione, negli uffici, nei musei, ma è un fenomeno pervasivo che riguarda tutta la Pa. Ma un conto è vederlo da fuori, un conto è vederne l’impatto sull’operatività degli uffici. E’ per questo che all’epoca fu una mia priorità chiedere un’inversione di tendenza sui concorsi”.

Al momento dell’indizione del concorso, i candidati erano 209 mila, alle prove preselettive alla Fiera di Roma si presentarono in 85 mila. Percentuali in linea con tutti i concorsI pubblici. Da questi 85 mila ne sono stati selezionati poco più di ottomila che faranno la prova mercoledì. “Numeri importanti che fanno capire quanto sia ricercato e desiderato lavorare nel mondo culturale, certamente un segnale positivo”. Bonisoli è soddisfatto che questo del ministero della Cultura sia uno dei primi concorsi a sbloccarsi “dopo la fine della situazione iper emergenziale”. Nel frattempo, i candidati trovano “prove completamente riviste: è la prima volta che vengono fatte in formato digitale, niente carta quindi. Il che renderà anche la correzione molto più rapida, riducendo di molto i tempi complessivi per l’espletamento di questo e degli altri concorsi. Altro aspetto importante sono le sedi multiple, perché la distanza fa la differenza per la partecipazione alle prove”.

TRISULTI

In queste ore è anche prevista l’uscita definitiva dall’Abbazia di Trisulti dell’associazione Dignitatis Humanae Institute (DHI) vicina a Steve Bannon, l'ex chief strategist del presidente Donald Trump. Bonisoli da ministro fu quello che avviò, in autotutela, la revoca della concessione all’associazione sovranista. Si chiude così una vicenda che ha tenuto banco tre anni nelle aule dei tribunali. “E’ stata tirata in ballo la politica, ma la vicenda della Certosa di Trisulti è molto più semplice di come è stata descritto: la struttura era stata assegnata a un’associazione che, come stabilito dai giudici amministrativi, non aveva il diritto di riceverla in concessione”. “In Italia abbiamo un patrimonio storico artistico molto ampio - ha aggiunto il presidente del Formez - ed è giusto che in alcuni casi il privato possa prendersene cura e ne faccia qualcosa di interessante. L’importante è che venga fatto con regole e procedure giuste. Non ci può essere neanche il sospetto che qualcosa venga assegnato in maniera impropria”. 

GRANDI NAVI

Sempre questa settimana, il 1 agosto, arriva l’interdizione alla navigazione per le grandi navi nel Bacino di San Marco, nel Canale di San Marco e nel Canale della Giudecca. Il divieto riguarda le imbarcazioni aventi almeno una delle seguenti caratteristiche: stazza lorda superiore a 25mila GT; lunghezza dello scafo al galleggiamento superiore a 180 metri; air draft superiore a 35 metri, con esclusione delle navi a propulsione mista vela-motore; impiego di combustibile in manovra che produce emissioni inquinanti (con contenuto di zolfo uguale o superiore allo 0,1%). Il blocco del passaggio delle Grandi navi in laguna, commenta Bonisoli, è “una decisione estremamente positiva in coerente prosecuzione con il procedimento di vincolo che avviammo nel 2019 per il Canale della Giudecca equiparandolo alle grandi vie storiche terrestri delle altre città d'arte italiane”. 

All’indomani della collisione a Venezia del giugno 2019 tra una nave da crociera della Msc e un battello da turismo nel canale della Giudecca, l’allora Ministero dei Beni culturali avviò una procedura per impedire alle grandi navi di transitare troppo vicino ai monumenti della laguna. A suo tempo, spiega Bonisoli, “ragionammo sull’importanza degli aspetti di conservazione e tutela che chiaramente si affiancano poi ad altri aspetti di sviluppo turistico, economia, navigazione. Per questo, come Ministero, avviammo il procedimento di vincolo sul Canale della Giudecca e, al di là delle altre considerazioni, facemmo un discorso molto semplice: le vie d’acqua a Venezia sono equiparabili agli spazi di transito terrestre che si possono trovare a Roma o in altre città. Il Canale della Giudecca quindi lo abbiamo equiparata a piazza del Plebiscito a Napoli, a via del Corso a Roma, insomma, a una via storica. E, del resto, come in tutte le le vie storiche non è possibile impedire il transito alle persone, così anche a Venezia la nostra intenzione era introdurre un vincolo che limitasse solo i tonnellaggi delle imbarcazioni. E su questo punto interviene infatti anche la misura messa in campo dal Governo”.

 

Articoli correlati