“Non sappiamo quali siano gli impatti della transizione ecologica sui beni culturali, perché in questo momento il vero problema è prevedere. Posso dire che se viene a Roma un’alluvione come quella che c’è stata in Germania fa fuori probabilmente il 70 per cento dei vecchi complessi dell’Impero romano perché si tratta di eventi estremi pericolosi. Però come poter limitare il danno paesaggistico in seguito a una scelta di produzione di energia elettrica rinnovabile, è una materia estremamente complessa”. Lo ha detto il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, nel corso di un’audizione in commissione Cultura del Senato sull’impatto dei cambiamenti climatici sui beni culturali e sul paesaggio. “D’altro canto, non c’è un libro che dica queste cose, forse la cosa più completa che ho trovato sono rapporti Onu di 800 pagine che quando uno se li legge tutti poi torna indietro per cercare di recuperare il filo perché sono collezioni di dati – ha aggiunto Cingolani -. Sta venendo fuori una cultura diversa, però per adesso sono solo dati messi insieme da diverse fonti”. 

“L’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera negli ultimi 150 anni ha impattato sulla vita della Terra rivoluzionando il clima con gli effetti devastanti a cui stiamo assistendo negli ultimi tempi - ha detto Cingolani -. Se non fermiamo questa crescita la situazione peggiorerà. Dobbiamo con urgenza frenare l’aumento della temperatura globale. O facciamo questo sforzo enorme oppure l’anidride carbonica continua a salire e tra 20 anni lo scenario sarà molto peggiore. Da un lato dobbiamo mettere in atto le misure dell’Accordo di Parigi, dall’altro servono azioni di monitoraggio e prevenzione  con sensori, satelliti, algoritmi di intelligenza artificiale sofisticati”.

“Durante la transizione ecologica dobbiamo raggiungere diversi obiettivi - ha proseguito Cingolani -. Innanzitutto, mitigare la crescita del riscaldamento globale a 1,5 gradi entro il 2040. Poi, limitare il conferimento in discarica dell’8 per cento dei rifiuti e aumentare la quota di riciclo al 66 per cento al 2035; limitare l’uso di pesticidi del 50 per cento e dei fertilizzanti del 20 per cento entro il 2035; ridurre l’utilizzo di antibiotici in allevamento e acquacoltura del 50 per cento; raggiungere il 25 per cento dei terreni coltivabili utilizzati per l’agricoltura biologica”.  

“La transizione ecologica rappresenta un’opportunità unica per l’Italia e il percorso da intraprendere dovrà essere specifico - ha rimarcato Cingolani -. Il nostro Paese, infatti, ha un patrimonio unico da proteggere con 58 siti Unesco. Siamo quelli maggiormente esposti a rischi climatici rispetto ad altri paesi. Possiamo trarre dei vantaggi dal fatto di avere un irraggiamento solare maggiore del 30-40% rispetto alla media europea”. 

 

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