“Ricerca, innovazione tecnico-scientifica, patrimonio e società sono connessi in modo imprescindibile e da questo rapporto deve scaturire la rinascita collettiva che partendo da solide radici culturali sappia indirizzare il cammino per un futuro sostenibile”. Lo ha detto il direttore del Museo Egizio di Torino, Christian Greco, aprendo nell'arena del Colosseo la prima ministeriale Cultura del G20. “Oggi si è radicato il concetto che la società abbia l’obbligo morale di conservare i reperti antichi per la posterità così opponendosi alla distruzione dettata dallo scorrere del tempo. I musei non sono contenitori neutri delle opere che conservano, ma impongono una propria visione che offre un significato alla percezione pubblica del passato – osserva Greco -. Occorre sviluppare un’educazione civica all’archeologia e al patrimonio culturale che i musei sono in grado di mettere in atto con i propri allestimenti. Gli artefatti non andrebbero esposti completamente separati dal loro contesto storico mostrandoli semplicemente come oggetti di particolare bellezza. Questo non facilita la loro comprensione”. 

“Nei luoghi della cultura si può imparare a mettere le comunità al centro e a studiare il loro rapporto con l’ambiente, la storia, l’oralità, la scrittura, le varie forme di espressione e con la tecnologia – sottolinea Greco -. In queste istituzioni le scienze umanistiche assumono un ruolo fondamentale perché ci aiutano a indagare quale effetto l’evoluzione del cambiamento abbia svolto nell’organizzazione della vita. Il metodo scientifico-museale aiuta a sviluppare uno spiccato senso critico e una consapevolezza della parzialità e della temporalità dei risultati scientifici raggiunti”. 

“Un dialogo reale tra umanisti e scienziati può produrre risultati davvero innovativi – rimarca Greco -. E’ arrivato il tempo di introdurre quello che potremmo definire un umanesimo digitale in cui archeologi, antropologi, architetti, storici, filosofi, giuristi, neuroscienziati, psicologi, lavorino fianco a fianco con chimici, fisici, esperti informatici per arrivare alla definizione di una nuova semantica che ci permetta di capire ed elaborare la complessità della realtà. Solo così si potrà comprendere a pieno l’interdipendenza tra essere umano ed artefatti”. 

“Se i luoghi della cultura sapranno cogliere la sfida di formare le nuove generazioni con un modello di didattica che porti tutto il comparto educativo a frequentare con assiduità e non sporadicamente le gallerie espositive, se saranno in grado di sviluppare progetti di ricerca per comprendere i mutamenti nel tempo e nella storia della società e dei rapporti tra uomo, paesaggio e ambiente, se sapranno svolgere in maniera attiva la funzione di luoghi di inclusione, di cittadinanza attiva, di dialogo e confronto – ha concluso Greco -, troveranno soggetti interessati a investire in un modello culturale che aiuti la crescita degli individui e della collettività”.

 

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